In Italia, il quadro che si sta delineando ci riporta indietro nel tempo, ai giorni del lockdown.

 

Negli ultimi giorni Francia, Germania e Italia hanno registrato il loro più alto numero di casi quotidiani dalla primavera, e la Spagna si trova nel bel mezzo di una grande epidemia. Le autorità governative e i funzionari della sanità pubblica avvertono che l’Europa sta entrando in una nuova fase della pandemia. Non c’è il caos diffuso e il senso generale di crisi visto in marzo e aprile. E le infezioni appena rilevate ogni 100.000 persone in tutta Europa sono ancora solo circa un quinto del numero negli Stati Uniti nell’ultima settimana, scrive il New York Times paventando una seconda ondata in Europa.

In Italia, il quadro che si sta delineando ci riporta indietro nel tempo, ai giorni del lockdown. E che cosa accadrà in autunno, dopo lo stress test della riapertura delle scuole? Non si rischia un nuovo lockdown nazionale? Sembra proprio di no. Attualmente la situazione del contagio in Italia è sotto controllo e sono esclusi nuovi lockdown come quello a cui abbiamo dovuto assistere perché “siamo ancora in grado di controllare i focolai che sono più o meno mille, ma se diventano 2mila o 3mila non riusciamo più a controllarli”, rassicura Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute.

Per fortuna, al momento (ma siamo in estate e non in inverno clou di infezioni respiratorie di varia natura) i nuovi casi spesso non evolvono in malattia o in gravità. L’ultimo report settimanale sulla base dei dati delle Regioni elaborati dall’Istituto superiore di sanità e dal ministero della Salute evidenzia che i nuovi casi, in maggioranza, risultano essere “meno gravi e in maggioranza asintomatici”. Scende l’età media dei contagiati, ora intorno ai 30 anni.

“Da oggi ai primi giorni di riapertura della scuola occorre affinare strategie diverse da quelle di gennaio e febbraio, quando gli asintomatici non venivano identificati perché i tamponi non si facevano e poi gli asintomatici potevano diventare gravi e finivano in terapia intensiva perché l’organizzazione arrivava sempre un passo dopo il virus”, dice il virologo milanese Fabrizio Pregliasco. “All’inizio della pandemia arrivavamo dopo, conoscevamo la punta dell’iceberg ma non avevamo idea dell’iceberg sotto l’acqua. Ora con test rapidi e tamponi dobbiamo individuare tutto l’iceberg e sapere quanti sono gli asintomatici. Focolai ci saranno, teniamoli piccoli senza far scoppiare incendi”. E la seconda ondata? “Forse è già in atto ma potrebbe essere costante, senza picchi. Per l’autunno, poi, a parte la vaccinazione per l’influenza, pneumococchi e quant’altro possa creare sintomi confondibili, dobbiamo affinare le capacità di diagnosi differenziate. Insomma, individuare subito i veri casi di Covid-19”.

Quindi, tamponi o test rapidi a tappeto (l’ideale sarebbero 300 mila al giorno) per avere il quadro completo dell’iceberg in Italia il prima possibile. E ricordare, soprattutto il prossimo autunno inverno, che l’uso della mascherina e il lavaggio mani servono per prevenire tutte le infezioni respiratorie, non solo i coronavirus.

Dice Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana malattie infettive (Simit): “Vediamo purtroppo che le misure di contenimento, distanziamento e mascherine, sono spesso disattese. Le responsabilità sono anche dei singoli: le regole di prevenzione non vanno disattese. La riapertura delle discoteche per esempio ha creato problemi, ma i supermercati no perché sono stati sempre rigidi nel rispettare le regole per personale e clienti”. E questo vale anche per la riapertura degli stadi. Andreoni e Pregliasco concordano: “L’idea ora può creare timori, ma se si supera bene la riapertura delle scuole e se c’è la corretta rigidità nell’applicare le regole anti-contagio da parte dei tifosi e delle società un test si potrebbe fare, tenendo conto anche del fatto che gli stadi sono spazi all’aperto”.

Meno pericolosi delle discoteche. Ovviamente garantendo il distanziamento fisico sugli spalti.

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