La popolazione non sembra propensa ad indossarle, vivendola come un’imposizione.

 

Gli Stati Uniti continuano a stabilire record giornalieri di infezione, con ricoveri ospedalieri e tassi di mortalità in aumento, ma gli americani non riescono ancora a smettere di litigare per le mascherine. Sembra un paradosso. In fin dei conti indossare una mascherina in pubblico è il minor dei mali tra le costrizioni preventive. Viene contestato l’obbligo, nel Paese che si vanta di essere il Paese delle libertà (anche se nella pratica non lo è proprio).

Più della metà del territorio statunitense ha di questi tempi i requisiti per un lockdown, per il distanziamento sociale e per indossare le mascherine: Alabama, Arkansas, Texas e Colorado negli ultimi giorni hanno emesso decreti per obbligare le mascherine in tutto lo Stato. Ma c’è una forte resistenza da parte di coloro che vivono questi mandati governativi come un attacco alla libertà personale. E badate bene, nel mirino c’è solo la mascherina.

In Georgia, il governatore Brian Kemp ha sospeso tutti i decreti per le mascherine e ha intentato una causa contro Atlanta per contestare l’obbligo delle mascherine in città deciso dal sindaco, anche se un rapporto federale ha raccomandato alla Georgia di richiedere mascherine per coprire naso e bocca in pubblico. Kemp ha allora dichiarato che i residenti li indossino comunque, ma che lui si rifiuta di autorizzare obblighi legali. In Oklahoma, il governatore Kevin Stitt è risultato positivo per il virus ma si è opposto all’ordine sanitario di indossare la mascherina. E ciò mentre tutti i funzionari della sanità pubblica affermano che indossare una semplice mascherina di stoffa è la base per prevenire la diffusione del virus.

Il problema mascherine, però, è più politico che sanitario. Da quando il presidente Trump ne ha minimizzato i benefici e solo di recente, probabilmente di fronte al dilagare del virus negli Stati Uniti con contagi e morti in continua crescita, si è arreso e l’ha indossata in pubblico. In molti sondaggi, c’è una divisione “partigiana” di 20 punti, con i repubblicani molto meno propensi a indossare mascherine. Uno studio recente ha scoperto che l’affiliazione politica è il miglior determinante per sapere se indossi una mascherina o no, anche più dell’età o del luogo in cui si vive o di malattie come obesità o diabete.

Ma i repubblicani sembra che perdano punti proprio per questa scelta di fronte alla pandemia. Se ci si basa sull’uso auto-riferito delle mascherine negli Stati Uniti risulta elevato: circa l’80% degli americani dichiara di indossare mascherine frequentemente o sempre quando si trova vicino ad altre persone. Si tratta di un tasso di responsabilizzazione più elevato rispetto a Francia, Canada o Australia. È il caso di dire che le scelte politiche poi non sempre pagano.

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