Distante 13 miliardi di anni luce, contiene un buco nero con una massa equivalente a 1,5 miliardi di Soli.
“Sorgente invisibile della creazione circondato da brillantezza”: è questo il nome che gli astronomi hanno dato al quasar J1007+2115, un oggetto luminosissimo scoperto ai confini dell’universo, che in lingua hawaiana si scrive Pōniuāʻena. Il quasar è infatti stato individuato grazie ai telescopi piazzati sul monte Maunakea, nella Hawaii.
I quasar sono gli oggetti più energetici del cosmo, così luminosi da offuscare perfino le luci delle galassie. Le sorgenti di questa immensa energia sono i buchi neri al loro interno, che fagocitano gas, polvere e intere stelle generando così emissioni intensissime. Il buco nero all’intendo di Pōniuāʻena ha una massa di un miliardo e mezzo quella del Sole, facendo così dell’oggetto il più grande mai esistito nel giovane universo.
Infatti Pōniuāʻena si trova a una distanza da noi di 13 miliardi di anni luce, il che significa che è nato quando l’universo aveva appena 700 milioni di anni, in un epoca che gli astronomi chiamano della “reinonizzazione”, cioè quandola luce dei corpi celesti ha cominciato a filtrare dalla nebbia di atomi di idrogeno creata dal Big Bang.
Ma qui iniziano i problemi. Il buco nero del quasar è infatti troppo grande per essere cresciuto fino a quelle dimensioni agli albori dell’universo dal collasso di una singola stella. Gli astronomi quindi ipotizzano che sia nato da un buco nero con una massa diecimila volte quella del Sole che si è formato appena cento milioni di anni dopo il Big Bang.
Pōniuāʻena offre però agli scienziato un’opportunità per studiare le prime fasi della formazione dell’universo, proprio quando si sono generati i primi buchi neri super massicci.
