Si è registrato anche un preoccupante aumento di casi tra gli adolescenti.
Mentre sale l’età media dei decessi per coronavirus, preoccupa il significativo aumento dei contagi tra i giovani adulti e gli adolescenti. Anche se, senza scomodare virologi e infettivologi, sembrerebbe ovvio dopo mesi di lockdown un drammatico eccesso di movide e contatti fisici.
Il che comporta rischi in chi finora era stato nella bambagia, lontano dal virus e dalle principali occasioni di contagio (vedi scuola e università). D’altra parte era già accaduto, in pieno lockdown, a causa dei Covid party, illegali in quel momento, e accade drammaticamente in Brasile dove, grazie anche al presidente Jair Bolsonaro (che sin dai primi allarmi si è fatto leader della linea negazionista accusando l’Organizzazione mondiale della salute, OMS, di approccio “ideologico”) e alla culturale tendenza alla promiscuità, in questo momento non si sa nemmeno dove mettere i morti.
In questa nuova fase di emergenza Covid-19, gli studiosi stanno comunque notando con gran sorpresa (ma ripeto solo per loro) un importante aumento di infezioni nelle fasce più giovani della popolazione. Per fortuna non di decessi.
Un vero e proprio boom di nuovi contagi che sta interessando i millenials e gli adolescenti. I ragazzi sono diventati la fascia più a rischio? L’età media dei decessi per coronavirus resta alta (in Italia, l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità, ISS, rivela che l’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARSCoV-2 è ora di 80 anni), ma il picco di contagi tra i teenager e i giovani adulti desta preoccupazione.
Una recente analisi condotta in California rivela che oltre il 44% delle nuove diagnosi interessano persone di età pari o inferiore a 34 anni, rispetto al 29% di un mese fa, mentre i casi tra i cittadini di mezza età sono molti di meno. “È sorprendente un cambiamento così forte. Ci sono molte più infezioni tra i giovani ora di quanto non fossero all’inizio dell’epidemia”, ha detto l’epidemiologo George Lemp, che ha studiato i trend del virus utilizzando l’archivio storico del Dipartimento della sanità pubblica dello Stato della California.
Ma anche Lemp concorda: “Questa tendenza potrebbe essere dovuta alla riapertura di bar, ristoranti, attività commerciali e uffici, spiega l’esperto, con i giovani che sono la fascia di popolazione che ha più ha ripreso a uscire sia per lavoro sia per svago. I giovani, rispetto ai loro genitori e nonni, sono anche meno attenti alle norme di comportamento anti-contagio – continua l’epidemiologo – e possono trascurare più facilmente le misure di allontanamento sociale e l’uso corretto della mascherina. Ma questo improvviso boom di casi potrebbe essere in parte anche dovuto alla maggiore disponibilità di test”. Al di là di ipotesi e dibattiti, è picco di contagi tra gli under 20 in California. Le persone di età compresa tra i 18 e i 34 anni sono diventate improvvisamente la più alta percentuale di nuove infezioni.
Ma allo stesso tempo si è registrato anche un preoccupante aumento di casi tra gli adolescenti. Ma non solo negli States. Anche uno studio condotto dall’Università di Guelph in Canada riscontra gli stessi dati. I ricercatori hanno scoperto che il numero di casi di Covid-19 continua a salire tra le persone sotto i 20 anni. Prima reazione di sorpresa. “Un aumento tanto significativo quando insolito, soprattutto visto che scuole e università in Canada sono chiuse”, dice Ed McBean, ricercatore capo del team canadese. Ma attenzione a non confondere i casi che aumentano tra i giovani e giovanissimi con i decessi in aumento, specialmente per questa fascia anagrafica. Nei pazienti più piccoli il tasso di sopravvivenza resta infatti vicino al 100%.
Infine, c’è il caso della Corea del Sud che a metà maggio ha segnalato un boom di nuovi contagi tra i giovani, con il 79% dei nuovi infetti di età compresa tra i 19 e i 29 anni. Gli epidemiologi sudcoreani però non sono rimasti sorpresi. Per loro la spiegazione è ovvia: la ripresa della movida sarebbe stata alla base della nuova ondata di casi tra i ragazzi, con i locali notturni e le discoteche diventati hotspot da cui è partita la catena di diffusione. E loro hanno la prova dell’app che traccia senza riguardo alla privacy. C’è un ultima ipotesi: il coronavirus per diffondersi il più possibile da parassita nell’uomo ha dovuto modificare strategia, non uccide più tanto facilmente perché altrimenti anche lui non sopravviverebbe e colpisce le fasce d’età che prima non colpiva. Sempre con finalità di sopravvivenza e massima diffusione nella specie umana.
