Quarta dose, non ci sarà il green pass: “Sarà una vaccinazione raccomandata, nelle stesse modalità del vaccino antinfluenzale”.
Come riportato di recente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nei primi due anni della pandemia di COVID-19 sono morte circa 15 milioni di persone. Sebbene i tassi di mortalità siano diminuiti in modo significativo, ogni settimana centinaia di persone nel Regno Unito e in Italia (solo per fare due esempi relativi al mondo occidentale) stanno ancora morendo di COVID-19.
E sebbene il COVID-19 non venga quasi riportato nelle notizie, in molte parti del mondo, compresi i Caraibi, in Sud Africa, in Corea del Sud e in alcune parti degli Stati Uniti, i numeri di COVID-19 sono in aumento. Alla luce del Vertice globale Covid-19 alla Casa Bianca tenutosi il 12 maggio ecco le sintesi che cosa è emerso.
Vertice che punta a intensificare gli sforzi “collettivi per mettere fine alla fase acuta del Covid e a prepararsi alla prossima minaccia sanitaria”. Il nostro premier Mario Draghi ha sottolineato come si è ancora lontani da un mondo vaccinato al 70% e che di conseguenza il virus circola ancora. Forse non più quello che ha avviato la pandemia, ma via via le sue varianti: ora a colpire sono le varianti Omicron a colpire, la 1 e la 2 in particolare, ma la 4 e la 5 stanno comparendo e potrebbero essere causa di nuove ondate in autunno-inverno.
L’incontro virtuale è stato presieduto congiuntamente dagli Stati Uniti e dai Paesi cui spetta la presidenza di turno delle principali entità internazionali: l’attuale presidente del G7, la Germania, quello del G20, l’Indonesia, dai presidenti dell’Unione africana, Senegal e Belize, e dai Caraibi.
E dagli Stati Uniti arriva una nuova allerta: solo negli Stati Uniti, fino a 100 milioni di casi Covid il prossimo autunno collegati alle sotto varianti di Omicron. Vi sono segnali preoccupanti di una possibile evoluzione della pandemia di Coronavirus nei prossimi mesi, che potrebbe portare anche ad un’ondata potenzialmente significativa di decessi entro il prossimo inverno. A preoccupare sono appunto le nuove mutazioni della famiglia Omicron (a cui si sono aggiunte anche BA.4 e BA.5, Omicron 4 e Omicron 5, che hanno alimentato una recente ondata di infezioni in Sudafrica), le quali hanno mostrato una notevole capacità di sfuggire all’immunità indotta dai vaccini e dalle guarigioni.
La proiezione che porta a questi numeri è di un alto funzionario dell’amministrazione statunitense, che ne ha parlato durante un briefing venerdì scorso e che parte dal presupposto che proprio le new entry collegate ad Omicron saranno ancora prevalenti nei mesi a venire, fino a che non ci sarà un ceppo del virus tanto diverso da rimpiazzarle.
Molti esperti hanno inoltre convenuto che un’ondata importante questo autunno e inverno è possibile data la diminuzione dell’immunità da vaccini e infezioni, l’allentamento delle restrizioni e l’aumento di varianti in grado di sfuggire meglio alle protezioni immunitarie.
Molti hanno avvertito che il ritorno a comportamenti più rilassati, dall’abbandono della mascherina alla partecipazione ad eventi con un gran numero di persone al chiuso, potrebbe portare ad un aumento dei contagi.
Un’altra grande incognita riguarda la disponibilità di vaccini aggiornati contro le varianti. Ancora non è chiaro se saranno più efficaci dei vaccini esistenti, ma intanto l’America vuole distribuire i nuovi booster (dosi di richiamo) in autunno, in particolare agli anziani e alle persone fragili.
Secondo Justin Lessler, epidemiologo della Gillings School of Global Public Health, University of North Carolina: “È sempre difficile prevedere il futuro quando si tratta di Covid, ma penso che ora siamo a un punto in cui è ancora più difficile del normale”. Anche il collega Ali Mokdad dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington ha confermato al Washington Post che è probabile una nuova impennata invernale. Il suo gruppo, che ha fatto previsioni a lungo termine nonostante le molte incertezze, ha appena prodotto una nuova previsione che mostra un modesto aumento dei casi fino alla fine di maggio e poi un calo fino all’arrivo dell’inverno.
in più della metà degli Stati si registra una tendenza al rialzo con una media di circa 34mila contagi al giorno. A New York le autorità sanitarie si apprestano ad alzare il livello di allerta da “rischio basso” a “medio” già da questa settimana. A Philadelphia, invece, dove i casi sono raddoppiati in una settimana, torna l’obbligo di mascherine al chiuso comprese scuole, aziende, ristoranti ed edifici governativi.
Tra chi si è espresso in tal senso che il professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ircss Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, che dopo aver sottolineato l’importanza di tenere sotto controllo i livelli di reinfezione a cui si assiste nelle ultime settimane, ospite di Un giorno da pecora ha lanciato un nuovo allarme: “In autunno ci sarà un’ondata di 20 milioni di contagi, un terzo degli italiani. Lo dico perché sarà utile saperlo prima, per essere preparati”. Uno scenario già visto nei due anni precedenti quando, dopo un’estate con un po’ di respiro dai contagi, si è assistito a nuove ondate che hanno portato a ulteriori strette di vite. Uno scenario che al momento dal governo viene scongiurato ma che Fabrizio Pregliasco non si sente di escludere: “Magari bisognerà fare alcune restrizioni, è possibile che si debba reintrodurre l’obbligo di mascherina in qualche caso”.
Mentre prosegue la ricerca sui vaccini, avanza l’ipotesi della quarta dose. Ancora non sono stati definiti i parametri per un possibile ampliamento della platea, perché si parla della somministrazione principalmente per i soli soggetti più fragili, che in molti casi l’hanno già ricevuta.
Secondo Fabrizio Pregliasco, però, le modalità di somministrazione non dovrebbero essere come quelle viste finora e, quindi, potrebbe non essere necessario il ritorno all’utilizzo massivo del Green pass: “Sarà una vaccinazione raccomandata, nelle stesse modalità del vaccino antinfluenzale“. Tuttavia, come già ci si aspettava, il professore ha confermato che “dopo quattro mesi stiamo vedendo che si verifica un calo della protezione”.
Per i soggetti fragili che hanno già avuto la quarta dose, invece, Fabrizio Pregliasco ha ipotizzato che potrebbe essercene una quinta, un richiamo che riporti il livello di anticorpi a un target tale da garantire la protezione dall’infezione.
