Lo strumento è riuscito a guardare indietro nel tempo fino a 500 milioni di anni dopo il Big Bang.

 

Si sa ancora poco sulle prime stelle e galassie che popolarono l’universo, circa 13 miliardi di anni fa. Per riuscire a scoprire qualcosa di questi corpi celesti bisogna guardare indietro nel tempo fino a quell’epoca, quando l’universo aveva appena 500 milioni di anni.

Vale a dire scrutare oggetti ormai lontanissimi – e per questo dalla luminosità quasi nulla – che si sono allontanati per l’espansione dell’universo fino a distanze di miliardi di anni luce. Ma il telescopio spaziale Hubble è riuscito ad arrivare a vedere così distante.

Ricercatori europei hanno infatti osservato galassie che normalmente non sono alla portata del telescopio, grazie all’effetto di lente gravitazionale esercitata da ammassi galattici come MACSJ0416.

La massa di questo gruppo di galassie funge infatti da lente, piegando e amplificando i raggi di luce provenienti da altre galassie situate dietro la sua linea visuale, normalmente non visibili perché troppo poco luminose.

Gli astronomi hanno usato una nuova tecnica che riesce a eliminare la luce parassita dell’ammasso che funge da lente, riuscendo così a osservare galassie lontanissime e dalla luce debolissima, spingendosi a ritroso nel tempo fino a un’epoca compresa tra 500 milioni e un miliardo di anni dopo il Big Bang.

“Abbiamo scoperto molte piccole galassie, con poca massa, che si sono rivelate le prime a popolare l’universo” spiegano i ricercatori. “Questo significa che le galassie si sono formate nell’universo molto tempo prima di quanto credevamo” concludono.

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