Il successore di Hubble promette immagini spettacolari e rivoluzionarie, ma la missione è stata rimandata diverse volte nel corso degli anni. Si atttende con trepidazione la partenza.
Ci siamo, il momento che tecnici e scienziati della Nasa, Esa e Agenzia Spaziale Canadese, oltre che astronomi e astrofili di tutto il mondo, attendevano da ormai quasi un decennio sta arrivando.
Il successore del telescopio spaziale Hubble, il telescopio a infrarossi James Webb (dedicato allo storico amministratore Nasa tra gli artefici delle missioni per la conquista della Luna) dovrebbe finalmente essere lanciato in orbita la vigilia di Natale da un razzo Ariane 5 dalla base Esa nella Guiana francese.
Il condizionale è d’obbligo e scaramantico: il lancio dello strumento, la cui missione dovrebbe durare dai 5 ai 10 anni, è stato infatti posticipato numerose volte nel corso degli anni, con grande rammarico dei partecipanti al progetto e degli appassionati.
Il telescopio Webb promette infatti di restituire immagini spettacolari di nebulose, galassie, zone di formazione stellare, pianeti extrasolari e perfino dati sulle loro atmosfere, tanto da far impallidire, secondo le previsioni, le foto che Hubble ci ha restituito negli ultimi 30 anni e che sono state una vera rivoluzione per l’astronomia e lo studio dell’universo.
Il progetto ha visto la luce nel lontano 1996, quando appunto il mondo era ancora inebriato dalle incredibili osservazioni iniziali del primo telescopio orbitante della storia dell’astronomia. Si prevedeva di metterlo in orbita entro un decennio, ma già nel 2005 il lancio venne posticipato perché la realizzazione del super telescopio richiedeva sforzi e costi sempre maggiori.
Finalmente, nel 2016, tutto sembrava pronto per inaugurare una nuova era dell’osservazione astronomica entro l’anno successivo, ma vi fu un altro rinvio. Nel 2018 furono ben due, a marzo e poi a luglio, le decisioni che spostarono di nuovo la data della messa in orbita.
Poi venne il Covid e il programma fu temporaneamente sospeso. Nuova data di lancio: ottobre 2021. Niente da fare: ancora problemi, sia al telescopio, sia al vettore che lo avrebbe portato nello spazio. E si arriva al 22 dicembre. Ma la sorte sembra davvero essere avversa per questa missione: altri guai fanno slittare l’appuntamento al 24. Sperando che questa sia la volta buona.
Se tutto andrà come previsto, entro sei mesi Webb si posizionerà in orbita attorno al Sole, in un punto lagrangiano chiamato L2, cioè in una posizione precisa dove l’attrazione gravitazionale della nostra stella e della Terra si annullano reciprocamente, consentendo alla navicella che ospita il telescopio di rimanere in un’orbita abbastanza stabile.
Questo punto si trova a circa un milione e mezzo di chilometri oltre l’orbita terrestre, quindi non tra il Sole e il nostro pianeta, ma all’esterno di tale sistema binario.
Gli strumenti a bordo del telescopio sono realizzati per effettuare osservazioni in varie bande dell’infrarosso. Si sono scelte queste lunghezze d’onda perché la luce visibile, quella normalmente acquisita da Hubble e altri strumenti terrestri, viene fortemente assorbita da gas e polveri interstellari presenti nel cosmo, attenuando o impedendo totalmente, in alcuni casi, l’acquisizione di porzioni di cielo e degli oggetti che si celano là dietro.
Osservare nell’infrarosso permette invece di penetrare quelle coltri nebbiose e di arrivare a vedere ben oltre quanto la luce a cui l’occhio umano è sensibile avrebbe permesso.
Dunque, aspettando la fatidica data del lancio, incrociamo le dita e speriamo che tutto vada per il meglio e che almeno questa volta il preludio allo spettacolo osservativo che ci attende avrà finalmente il suo degno inizio.
