«Non sconfiggeremo il virus da un giorno all’altro. Definire la fine dell’epidemia sarà un processo lungo e difficile».
Il coronavirus SARS-CoV-2 che destino avrà? Rimarrà tra noi in forma più leggera, svanirà del tutto o, semplicemente, impareremo a conviverci? E quando terminerà la pandemia che sta uccidendo con la Covid-19? Difficile dare risposte. Soprattutto se lo chiedono da gennaio epidemiologi, matematici, virologi, senza mai poter disegnare uno scenario attendibile. Ora forse si comincia a delineare un quadro di previsione più realista.
A parte la risposta comune: quando arriverà un vaccino efficace. Anche gli storici dicono la loro e concordano sul fatto che, probabilmente, la fine sociale arriverà prima di quella medica. Secondo Allan Brandt, storico dell’Università di Harvard, «non sconfiggeremo il virus da un giorno all’altro. Definire la fine dell’epidemia sarà un processo lungo e difficile».
Intanto va detto che il lockdown ha funzionato. Simon Cauchemez dell’Istituto Pasteur di Parigi e i suoi colleghi hanno misurato con un modello l’epidemia di coronavirus in Francia e hanno scoperto che il lockdown, isolamento e mascherine, iniziato in Francia il 17 marzo, ha ridotto la diffusione virale del 77%.
Il team ha previsto che, al momento dell’allentamento del blocco l’11 maggio, si sarebbe contagiato un 4,4% della popolazione. Il che significa un tasso di infezione in Francia a metà maggio di circa il 5%, ben al di sotto del 65% necessario per l’immunità di gregge. E così è per tutti, in base al periodo dei primi casi e all’applicazione di norme di distanziamento sociale. Ovviamente il lockdown era obbligatorio per ridurre morti e casi gravi da terapia intensiva e intanto hanno dato il tempo ai ricercatori di studiare il virus e agli epidemiologici di tarare al meglio le loro previsioni. Quali sono?
In primo luogo, che senza immunità di gregge (ma i danni, anche economici, sarebbero stati dieci volte maggiori se non si adottavano regole di contenimento) e senza vaccino non si può dichiarare la fine della pandemia. Di conseguenza, sono possibili “seconde ondate” alla fine dei lockdown. Poi, in sintesi, tregua già da giugno per i Paesi asiatici, da agosto per l’Italia, da settembre per altri Paesi europei in cui i numeri sono saliti dopo. A novembre per gli Stati Uniti e la Russia. Il Sud America andrà avanti fino a fine 2020. Dall’Africa dati non pervenuti e previsioni complicate.
Al momento, vista l’alta percentuale di asintomatici, come rivelato dal “modello Vo'” in Veneto, la sintesi è questa: più si cerca il virus, più è facile trovarlo. E a quel punto il tasso di letalità sale o si abbassa in relazione alle strategie di tamponamento. Non è un caso se sono ormai pochi gli osservatori che tengono in considerazione il tasso di letalità.
E laddove è in arrivo il caldo? Sul ruolo del caldo che “addormenta” il virus restano molte divisioni. Anche perché si sta parlando del mondo e il mondo ha il caldo in alcune aree e il freddo in altre, secondo la stagionalità ma la popolazione si muove liberamente (in assenza di un lockdown) da un emisfero all’altro, da un clima all’altro. Di certo c’è l’analisi di un grande Paese. “Negli Usa il 79% dei morti da Covid-19 è avvenuto nel Nord del paese dove vive il 44% della popolazione, e solo il 21% è avvenuto nel Sud dove vive il 56% degli abitanti. Questo nonostante al Sud abbiano ‘chiuso’ meno (esempio clamoroso la Florida). Eppure, c’è chi, curiosamente, continua a negare l’effetto della temperatura sulla diffusione di Sars-CoV-2 e sulla gravità di Covid-19″. A sottolinearlo è il virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta.
Quindi il caldo in Italia avrà i suoi effetti, ma c’è sempre da fare i conti con il via vai turistico. Silvestri però su un punto non è ottimista. “Ricordo come l’altra faccia della medaglia sulla stagionalità sia il possibile ritorno del virus verso dicembre-gennaio prossimi. Questo è un punto su cui sono io il pessimista, ed è lì che monitoraggio e preparazione saranno fondamentali”, conclude. Secondo un modello della Scuola di salute pubblica dell’Università di Harvard sulla diffusione della malattia da nuovo coronavirus negli Usa, l’attuale lockdown adottato in buona parte del pianeta non basterà a fare della pandemia un lontano ricordo. Se il SARS-CoV-2 si comporterà come altri coronavirus noti, potrebbe rallentare la sua corsa con l’estate per ritornare con una seconda, più violenta ondata in inverno. E senza nuovi strumenti per fermarlo, nella situazione in cui siamo ora, potrebbero essere necessari lockdown “a singhiozzo” fino al 2022. Per gli ottimisti, invece, l’epidemia di Coronavirus è destinata nelle previsioni a durare per un anno, fino alla primavera del 2021.
Comunque se il SARS-CoV-2 si comportasse come i suoi virus “cugini”, la progressione della COVID-19 potrebbe attenuarsi con l’estate, ma non abbastanza da estinguere la catena dei contagi. Si ripresenterebbe d’inverno e avrebbe ancora un ampio bacino di popolazione da contagiare: le misure di lockdown che oggi stanno salvando vite umane fanno anche in modo che molte persone non contraggano l’infezione, e risultino pertanto vulnerabili in futuro.
