Il farmaco si focalizza su una proteina che aiuta il sistema immunitario a riconoscerei virus.
Uno studio clinico condotto su pazienti Covid-19 ha testato un farmaco antinfiammatorio sviluppato 25 anni fa da Scripps Research. Sembra abbia efficacia nel prevenire lo stress respiratorio acuto nei pazienti con Covid-19, la malattia pandemica causata dal nuovo coronavirus. Il farmaco, un anticorpo monoclonale, ora di proprietà della società farmaceutica Implicit Bioscience, dovrebbe essere utilizzato in un piccolo studio clinico condotto in quattro centri in Italia, Spagna, Australia e Singapore.
Lo studio valuterà se il farmaco, noto come IC14, è in grado di mitigare la risposta del sistema immunitario all’infezione da coronavirus dei polmoni, prevenendo così livelli pericolosi di infiammazione. “I pazienti con grave Covid-19 spesso progrediscono in difficoltà respiratoria acuta, dove l’infiammazione provoca danni ai polmoni e conseguente insufficienza multipla di organi”, spiega Richard Ulevitch, docente di immunologia ed ex presidente di Immunology presso Scripps Research, la società che originariamente ha sviluppato il farmaco. “Smorzando la risposta del sistema immunitario innescato dall’infezione, IC14 può migliorare le possibilità di recupero dei pazienti”.
Il farmaco prende di mira una proteina del sistema immunitario chiamata CD14, che è stata inizialmente collegata all’immunità innata e all’infiammazione dagli studi iniziati a metà degli anni ’80. CD14 è una proteina che aiuta le cellule immunitarie a riconoscere agenti patogeni tra cui batteri, virus o sostanze rilasciate da cellule ferite o morenti che allarmano il sistema immunitario. CD14 ha la particolare proprietà di essere sia sulla superficie dei globuli bianchi sia nei fluidi polmonari.
Questa duplice presenza del CD14 amplifica le risposte infiammatorie del corpo, e questo da una parte aiuta a combattere le infezioni, dall’altra però possono favorire una reazione eccessiva pericolosa, di solito indicata come “tempesta di citochine”. Nei pazienti con Covid-19, questa “tempesta” fuori controllo crea un circolo vizioso in cui il sistema immunitario inonda il corpo con livelli eccessivi di citochine, che possono causare danni ai tessuti e, in casi gravi, insufficienza multiorgano.
Ulevitch e colleghi hanno sviluppato l’anticorpo IC14 proprio per bloccare i segnali infiammatori che il CD14 invia alle cellule del sistema immunitario. Il farmaco è stato testato da una società farmaceutica in uno studio clinico di fase 1 nel 2004 mostrandosi sicuro per i pazienti. Thomas Martin, professore emerito di medicina all’Università di Washington, ha poi effettuato studi clinici sull’uomo con difficoltà respiratoria acuta. Sebbene non siano stati condotti studi di follow-up sulla sepsi, nel 2009 IC14 è stata acquisita da Implicit Bioscience come potenziale terapia per la SLA. E attualmente è in corso uno studio di fase 2 per valutare il farmaco in pazienti con SLA in stadi avanzati.
Poco dopo che Covid-19 ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo, Ulevitch ha contattato Martin, suo ex collaboratore, perché c’erano tutte le premesse che IC14, l’anticorpo monoclonale da loro messo a punto 25 anni prima, potesse essere efficace nel bloccare le risposte infiammatorie estreme osservate nei pazienti Covid-19. Garry Redlich, CEO di Implicit Bioscience, ha informato Martin e Ulevitch che la società aveva diverse centinaia di dosi di IC14 che potevano essere utilizzate per uno studio clinico su pazienti con Covid-19. E così è stato. Lavorando con Ulevitch e Martin, Implicit ha organizzato un protocollo per le cliniche mediche delle zone più colpite d’Italia e inviato campioni dei farmaci per i test. Implicit sta ora collaborando con le cliniche in Europa, Asia e Australia per testare il farmaco in una dozzina di pazienti con diagnosi di Covid-19 non ancora progredito nei gravi sintomi respiratori che richiedono ventilazione. Se i risultati delle prove iniziali sono promettenti, afferma Redlich, Implicit avvierà test più rigorosi per proporre IC14 come terapia Covid-19.
