Può inibire la replicazione virale di Sars-Cov-2, ma a dosi superiori a quelle attualmente approvate per il trattamento nelle infezioni da parassiti.

 

In Sudafrica è partita una nuova sperimentazione internazionale per valutare se l’antiparassitario nitazoxanide, un farmaco utilizzato per il trattamento di varie infezioni da elminti, protozoi e virali, può aiutare a curare anche i pazienti con Covid-19.

Dallo scoppio della pandemia, il riposizionamento di farmaci già esistenti è stata una strategia chiave nella ricerca di trattamenti efficaci nella cura della malattia, richiedendo meno tempo e meno costi rispetto allo sviluppo di nuovi farmaci.

Allo stesso modo, i regimi terapeutici che mostrano un beneficio negli esiti della malattia possono essere rapidamente resi accessibili ai Paesi che non hanno ancora accesso ai vaccini oltre che a completamento delle campagne di vaccinazione.

Che cos’è il nitazoxanide? È un farmaco antiparassitario clinicamente approvato per il trattamento di una serie di infezioni, che ha mostrato un’attività antivirale ad ampio spettro contro i coronavirus. Identificato come candidato promettente per l’uso nei pazienti Covid dai ricercatori del Centro di eccellenza in terapie dell’Università di Liverpool, può inibire la replicazione virale di Sars-Cov-2, ma a dosi superiori a quelle attualmente approvate per il trattamento nelle infezioni da parassiti.

Il successo del lavoro di convalida preclinica e di fase Ia in soggetti sani nel Regno Unito hanno portato al via del primo studio internazionale alla Desmond Tutu Health Foundation, presso l’Università di Città del Capo, in Sudafrica, dove i ricercatori dell’Università di Liverpool e della Liverpool School of Tropical Medicine conducono la sperimentazione come parte della piattaforma AGILE per testare farmaci in persone positive al coronavirus con sintomi da lievi a moderati.

Ai partecipanti allo studio verranno somministrati 1.500 milligrammi di nitazoxanide due volte al giorno per sette giorni e saranno attentamente monitorati i sintomi della malattia, per valutare se la dose testata nelle persone sane è ancora sicura e ben tollerata dai pazienti con Covid lieve. Verrà valutata anche la carica virale dei pazienti e, se lo studio mostrerà un beneficio clinico, il trattamento verrà spostato in uno studio di fase II più ampio, sempre in Sudafrica.

“Il nitazoxanide ad alte dosi è stato valutato per la sicurezza nel Regno Unito e ora ha il potenziale per essere un punto di svolta per i pazienti con Covid-19 – afferma Tom Fletcher, responsabile internazionale di AGILE presso Liverpool School of Tropical Medicine –. Il nitazoxanide è anche un farmaco che può essere scalabile in tutto il mondo a basso costo, garantendo l’equità globale di accesso ai trattamenti più efficaci”.

 

 

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