Dai medici senza protezioni alla mancanza di mascherine.

109 i medici morti in Italia. In Cina nel corso del picco dell’epidemia si infettano il 4% degli operatori sanitari. In Italia ad oggi ne risultano infettati il 10%. Ma solo in Italia ai primi di marzo in alcuni ospedali veniva chiesto di non utilizzare le mascherine per non allarmare i pazienti. O forse perché non c’erano. Non basta continuare a chiamarli eroi a risolvere il problema, a individuare che cosa è accaduto e a dire chiaramente chi è responsabile di questa situazione. Altrimenti tornano alla mente altri eroi, quelli che nella Seconda Guerra mondiale furono mandati in Russia con solo scarpe sinistre o divise estive per “errori” in appalti e in burocrazia. Molti morti assiderati o mutilati per lo stesso motivo, a volte senza nemmeno aver combattuto. Eroi anche loro.

In questa storia pandemica, emerge sia la gravità del virus sia errori non da poco che hanno fatto la differenza tra i diversi Paesi, a cominciare dall’ingiustificabile impreparazione di molti, Italia in testa, a un evento pandemico, previsto e per contrastare il quale esistono protocolli molto chiari sia nazionali sia regionali.

Il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) ha segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Così è cominciata la storia. Il 9 gennaio 2020, il CDC cinese ha riferito che è stato identificato un nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) come agente causale della malattia respiratoria poi denominata Covid-19. La Cina ha reso immediatamente pubblica la sequenza genomica che ha permesso la realizzazione di un test diagnostico in modo tempestivo. E, a metà gennaio, molto prima che la maggior parte dei tedeschi pensasse al virus, l’ospedale Charité di Berlino aveva già sviluppato un test e pubblicato la formula online.

Vediamo la situazione mondiale al 10 aprile 2020 (numeri OMS): 1.439.516 i casi confermati nel mondo dall’inizio dell’epidemia; 85.711 i morti; 208 i Paesi o le Regioni colpite.

In Cina, dove tutto ha avuto inizio: 83.249 casi confermati clinicamente e in laboratorio; 3.344 morti. In Europa: 760.610 casi confermati; 61.532 morti.

Primi cinque Paesi per trasmissione locale in Europa: Italia 147.577 casi, 18.279 morti; Spagna 146.690 casi, 14.555 morti; Germania 108.202 casi, 2-017 morti; Francia 82.048 casi, 10.869 morti; Svizzera 22.710 casi, 705 morti; Regno Unito 60.733 casi, 7.097 morti.

E in America: Stati Uniti 395.030 casi, 12.740 morti; Canada 18.433 casi, 401 morti; Messico 2.785 casi, 141 morti.

L’Organizzazione mondiale della Salute (OMS) in questi mesi ha più volte ridisegnato la valutazione del rischio. Il 30 gennaio ha dichiarato l’epidemia di Coronavirus in Cina Emergenza internazionale di salute pubblica. Ha poi elevato la minaccia per il mondo dell’epidemia a livello “molto alto” il 28 febbraio 2020. L’11 marzo 2020 il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha definito la diffusione del Covid-19 una pandemia diffusa in tutto il pianeta. Reazioni diverse, la Germania per esempio aveva cominciato ad attrezzarsi da dicembre preparando un test e aumentando del 40% i posti letto di terapia intensiva in alcuni ospedali. Ha subito attivato anche i protocolli pandemici. La Grecia, non in buona salute economica, ha adottato il distanziamento sociale dai primi di febbraio in modo soft e poi via via più rigido, attrezzandosi in materiale protettivo per medici, infermieri e forze dell’ordine. Gli Stati Uniti, grazie alla linea scelta dal presidente Donald Trump, non ha fatto praticamente nulla fino a quando i numeri si sono impennati al ritmo del 41% al giorno. E i sondaggi politici hanno segnato un calo di 11 punti per Trump rispetto al candidato democratico. Effetti del coronavirus. Negli Stati Uniti, l’emergenza che ha chiuso in casa oltre 300 milioni di americani e ucciso persone in tutti gli Stati Uniti tranne in Wyoming, sembra essersi dimenticata del Massachusetts, dove nel 2006 (governatore il repubblicano Mitt Romney, avversario di Obama ma d’accordo con lui per la sanità) è stata approvata una riforma sanitaria che garantisce un’assicurazione a quasi tutti i cittadini. Al 98% della popolazione.

Tutti concordi che il modello della Corea del Sud è quello da seguire per una riapertura delle attività del Paese limitando in modo concreto le possibilità di un ritorno di focolai e il rischio di dover riattivare rigide restrizioni. Il modello Sudcoreano è test su tutti, con sintomi e non, e tracciabilità immediata via smartphone e tramite GPS dell’intera popolazione positiva e negativa. Una patente di immunità elettronica.

Sbagliano tutti i Paesi che non hanno optato per test a chiunque denunci febbre e tosse. Cosa che hanno fatto la Germania, fin dai primi casi interni, e la Corea del Sud, che ha reagito immediatamente all’epidemia con una dose massiccia di tamponi: oltre 200 mila, anche per chi lamenta un po’ di tosse o si è trovato a contatto con un malato.

È stato dichiarato più volte: Italia e Spagna hanno alti tassi di mortalità tra i pazienti affetti da coronavirus, la Germania è bassa e la Cina è da qualche parte nel mezzo. Nessuno sa, comunque, quante persone nel mondo sono guarite o sono morte senza essere mai state testate. L’Italia e la Francia riportano decessi che includono solo coloro che sono morti negli ospedali. In Germania, anche alcuni di questi pazienti sono esclusi, poiché i test post mortem per il virus non sono standard negli ospedali. E se vengono testati solo i pazienti più malati, il numero di infezioni apparirà più piccolo e la percentuale di coloro che muoiono sembrerà più alta. Il basso tasso di mortalità apparente della Germania, circa l’1% degli infetti, può derivare in parte dai suoi test più ampi su coloro che sono sani o che hanno sintomi lievi o assenti, e dai test più ristretti sui morti.

Comunque, quando la Germania attualmente sta effettuando circa 350.000 test di coronavirus a settimana, molto più di qualsiasi altro Paese europeo. Test precoci e diffusi hanno permesso alle autorità di rallentare la diffusione della pandemia, isolando i casi noti mentre sono infettivi. Ha inoltre consentito di somministrare il trattamento salvavita in modo più tempestivo. Il personale medico, particolarmente a rischio di contrarre e diffondere il virus, viene regolarmente testato. A fine aprile, partirà anche uno studio anticorpale su larga scala, testando campioni casuali di 100.000 persone in Germania ogni settimana per valutare dove si sta accumulando l’immunità. Tutti i test a carico dello Stato. Una curiosità tedesca: i corona-taxi. Li hanno soprannominati così. Sono medici equipaggiati con indumenti protettivi, guidano per le strade deserte delle città per controllare i pazienti che sono a casa, per controllare che non mostrino sintomi gravi. Fanno test del sangue e decidono, quando è il caso, il ricovero in ospedale anche se i sintomi sono lievi. I primi corona-taxi sono stati istituiti dall’Ospedale universitario di Heidelberg, uno dei principali ospedali di ricerca tedeschi. Tirando le somme: alto numero di casi confermati, pochi morti rispetto ai casi. Tasso di mortalità della Germania attuale dell’1,6 per cento, nulla rispetto al 12 per cento che ha toccato l’Italia, a circa il 10 per cento in Spagna, Francia e Gran Bretagna, al 4 per cento in Cina e al quasi 3 per cento degli Stati Uniti. Anche la Corea del Sud ha un tasso di mortalità più elevato, di circa l’1,8 per cento.

Il ‘’lockdowns”, infine. Più di due miliardi di persone, inclusa la maggior parte degli americani, vivono in stato di “blocco”. Il termine varia tra “isolamento domiciliare” e “distanziamento sociale”. Purtroppo, da Paese e Paese, da Regione a Regione, i blocchi hanno interpretazioni varie e diverse eccezioni per determinate linee di lavoro (vedi Lombardia), circostanze personali o di servizio. Alcuni Paesi consentono riunioni fino a dieci persone, o cinque, o vietano gruppi di qualsiasi dimensione; in altri i funerali si possono fare, mentre dovrebbero essere vietati. Le maggiori differenze sono poi nelle applicazioni. Negli Stati Uniti si affidano alla responsabilità personale per seguire le regole senza coercizione, nelle Filippine si spara a chi non rispetta i blocchi. L’Italia e altri Paesi hanno anche schierato i militari per garantire le regole e la polizia francese ha multato centinaia di migliaia di persone per violazione delle restrizioni. La Cina, oltre ad usare le forze di sicurezza, ha mobilitato un esercito di volontari, aumentando la pressione sociale per far obbedire la popolazione. Avessero adottato tutti le stesse regole dall’annuncio della pandemia, il momento critico sarebbe passato prima e per alcuni Paesi senza molti danni.

Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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