Intervista al virologo Fabrizio Pregliasco sugli scenari futuri.

 

L’Organizzazione mondiale della salute proprio oggi ha raccomandato a tutti i Paesi e le Regioni di non allentare troppo presto le misure per rallentare la diffusione della pandemia di coronavirus. “Una delle decisioni più importanti è non abbandonare le misure troppo presto, per non ricadere di nuovo nel contagio”, ha dichiarato il portavoce dell’Oms Christian Lindmeier in un briefing virtuale.

È come quando ci si ammala e ci si alza dal letto troppo presto: si rischiano ricadute e complicazioni. “Ovviamente – ha aggiunto – non ci sono raccomandazioni che vadano bene per tutti, ogni Paese deve valutare i suoi rischi”.

Nessuno gli ha chiesto che cosa pensasse del sistema italiano delle deroghe al blocco, al lockdowns, su autocertificazione. Forse non lo avrebbe nemmeno compreso. Fatto sta che in Lombardia mentre il resto del Paese era fermo si derogava. La fase 2 per le attività industriali è già partita, o meglio la fase 1 non è mai stata applicata.

“Potrebbe aver rallentato l’arrivo al picco ed essere causa dei tempi più lunghi in cui si resta sull’altopiano invece di una discesa più rapida”, dice il virologo milanese Fabrizio Pregliasco.

 

Detto questo, le risultano richieste agli specialisti sulle misure di sicurezza da adottare, considerando che la pandemia riguarda un nuovo virus ancora per molti aspetti sconosciuto?

“Personalmente a me non risultano, ma mi auguro che i loro comitati di sicurezza abbiano applicato rigide norme. E che si siano fatti controlli sull’applicazione delle norme anti-contagio”.

 

Del tipo?

“La premessa è che questi lavoratori dovrebbero essere considerati come i medici e gli operatori sanitari per evitare che uscendo dal posto di lavoro non contagino familiari e amici. Poi va verificato che a livello di organizzazione del lavoro si tenga conto di un rigido distanziamento sociale mentre si lavora e anche a mensa se c’è la mensa, di turni di lavoro studiati ad hoc per minimizzare il rischio, di entrate e uscite differenziate, di disinfezione ambientale molto frequente”.

 

Che cosa significa turni di lavoro studiati per evitare il contagio?

“Significa orari e turni definiti con l’obiettivo di ridurre il numero di persone presenti contemporaneamente e di ampliare le distanze tra i singoli addetti”.

 

E la protezione individuale?
“Rigida. Mascherine, guanti e occhiali protettivi sono obbligatori per tutti. Anche le tute, usa e getta, dovrebbero essere previste fino a quando c’è un rischio ricaduta o seconda ondata di focolai. Massima igiene anche nel momento della vestizione. Non è che si può arrivare già indossando il materiale protettivo. Stiamo parlando di un ritorno all’attività che deve avvenire sotto tutela, e spero che chi non ha mai smesso si sia attenuto a rigide norme di sicurezza che non è solo per sé stessi ma che riguarda tutti i contatti esterni al lavoro”.

 

E tamponi periodici?

“Non servono, caso mai misurare la temperatura potrebbe servire a individuare casi sospetti e farli stare a casa o sottoporli a tampone. Quando ci sarà la patente d’immunità avremo uno strumento utile per evitare la riattivazione del virus. E serve rispettare rigidamente le regole”.

Difficile nel Paese delle deroghe, perché a qualcuno potrebbe venire in mente anche una deroga alle norme di sicurezza. Decisioni avventate mettono in pericolo la salute delle persone, che deve venire prima di qualsiasi profitto, mettono a rischio l’organizzazione sanitaria come è accaduto e che occorre non far ripetere. Nuovi focolai, dovessero verificarsi, renderebbero impossibile uscire a breve dalla crisi economica e sociale in cui ci troviamo. E per il virus non c’è deroga che tenga.

“L’allarme sanitario può durare ancora mesi e seguirà l’evoluzione della ricerca medica su cure e vaccini, per questo occorrono modelli organizzativi ben studiati e praticabili, sia dal punto di vista economico sia logistico. Solo così si può ripartire con un buon margine di sicurezza e non rovinare il trend in discesa appena cominciato”, conclude Pregliasco.

 

 

 

Leggi anche:

Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

Riproduzione riservata (c)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.