Si sperimentano vecchie e nuove molecole alla ricerca di una cura.

 

Una combinazione di farmaci già usata contro l’hiv, una cura per la malaria sperimentata per la prima volta durante la seconda guerra mondiale, un trattamento contro l’ebola che l’anno scorso non ha mantenuto le promesse.

È possibile che una di queste terapie sia la chiave per evitare gravi complicazioni o la morte ai pazienti affetti da Covid-19? Il 20 marzo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha annunciato Solidarity: una sperimentazione su scala globale per verificare se le infezioni respiratorie provocate dal nuovo coronavirus, il Sars-CoV-2, si possono curare con questi farmaci.

È uno sforzo senza precedenti che potrebbe coinvolgere migliaia di pazienti in decine di paesi. È stato concepito per essere il più semplice possibile, così da includere anche gli ospedali travolti dall’ondata di persone infettate.

Con gli ospedali sovraccarichi e il 15 per cento dei malati di Covid-19 colpiti da forme gravi, c’è un bisogno disperato di terapie efficaci. Per questo motivo, invece di affidarsi a nuovi farmaci, che potrebbero richiedere anni per essere sviluppati e testati, i ricercatori e le autorità sanitarie stanno provando a riconvertire terapie già sperimentate per altre malattie e considerate generalmente sicure.

Inoltre stanno valutando alcuni farmaci non ancora approvati che avevano dato risultati incoraggianti nei test sugli animali per gli altri due coronavirus mortali, la Sindrome respiratoria acuta grave (Sars) e la Sindrome respiratoria mediorientale (Mers).

Le terapie capaci di rallentare o uccidere il Sars-CoV-2 potrebbero salvare la vita ai malati più gravi, ma potrebbero essere usate anche per proteggere gli operatori sanitari e altre persone a forte rischio di contagio. I medicinali potrebbero anche ridurre il tempo che i pazienti trascorrono in terapia intensiva, liberando posti letto preziosi.

Gli scienziati hanno proposto per la sperimentazione decine di farmaci esistenti, ma l’Oms si sta concentrando su quelli che considera più promettenti: il remdesivir, un farmaco antivirale sperimentale; i composti antimalarici clorochina e idrossiclorochina; una combinazione tra due farmaci usati per combattere l’hiv: il lopinavir e il ritonavir; e alla stessa combinazione potrebbe essere aggiunto l’interferone beta, una molecola che stimola la risposta immunitaria contribuendo a neutralizzare il virus.

 

Alcuni dati sull’uso di queste terapie nei pazienti affetti da Covid-19 sono già stati raccolti. La combinazione di farmaci contro l’hiv non ha prodotto risultati incoraggianti in uno studio limitato condotto in Cina, ma l’Oms ritiene che sia necessaria una sperimentazione più ampia e con una maggiore varietà di pazienti.

 

Trovare soggetti da coinvolgere nel progetto Solidarity non sarà difficile. Quando una persona positiva al Covid-19 è ritenuta idonea, il medico curante può inserire i suoi dati clinici in un sito gestito dall’Oms, specificando qualsiasi patologia pre-esistente che potrebbe alterare il corso della malattia, come il diabete o l’hiv. A quel punto il paziente deve firmare una liberatoria, che successivamente è inviata all’Oms. Dopo che il medico comunica l’elenco dei farmaci disponibili in ospedale, il sito assegna al paziente una delle terapie disponibili o la terapia standard locale per il Covid-19.

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