La molecola ha però subito prima un restyling in modo da farle aumentare la capacità dimostrata nelle sperimentazioni di contrastare sia la tempesta di citochine sia la replicazione virale.

 

La molecola più efficace è stata individuata in un gruppo di farmaci a lungo prescritti per il trattamento della tenia poi ha ispirato un composto che mostra un’efficacia su due fronti contro il COVID-19 negli studi di laboratorio ora pubblicati online sulla rivista ACS Infectious Disease.

Il composto iniziale faceva parte di una classe di molecole chiamate salicilanilidi, poi è stato modificato nel laboratorio diretto da Kim Janda al Worm Institute for Research and Medicine at Scripps Research di La Jolla, California.

“È noto da 10-15 anni che i salicilanilidi funzionano contro alcuni virus – spiega Janda -. Tuttavia, tendono ad essere limitati nella loro azione all’intestino e possono avere problemi di tossicità”. Il composto messo a punto da Janda supera entrambi i problemi, nei test sui topi e sulle cellule, agendo sia come un composto antivirale che come un farmaco antinfiammatorio, con proprietà che favoriscono il suo utilizzo in forma di pillola.

I salicilanilidi furono scoperti per la prima volta in Germania negli anni ’50 e usati per trattare le infezioni da vermi nei bovini. Le versioni che includono il farmaco niclosamide sono oggi utilizzate negli animali e nell’uomo per il trattamento della tenia. Sono stati anche studiati per le proprietà antitumorali e antimicrobiche. Il salicilanilide modificato da Janda era uno dei circa 60 su cui aveva lavorato, riprogettandoli, anni fa per un altro studio.

Quando il virus SARS-CoV-2 è diventato una pandemia globale all’inizio del 2020, sapendo aveva in mano dei potenziali antivirali, ha iniziato a esaminare i suoi composti, testandoli prima in vitro sulle cellule, in collaborazione con la Sorrento Therapeutics e con il Centro medico dell’università del Texas, e in seguito, dopo aver visto risultati promettenti, sperimentandoli sui roditori insieme a John Teijoro, immunologo di Scripps Research.

Un composto si è distinto tra gli altri. Soprannominato semplicemente “numero 11” differisce dai medicinali commerciali contro la tenia in aspetti chiave, quali la sua capacità di oltrepassare l’intestino, ed essere assorbito nel flusso sanguigno, senza la preoccupante tossicità. Circa l’80% della salicilanilide 11 è passato nel flusso sanguigno, rispetto a circa il 10% del farmaco antiparassitario niclosamide, che è recentemente entrato negli studi clinici come trattamento per il COVID-19, dice Janda.

Gli esperimenti hanno mostrato che delle tante salicilanilidi modificate che aveva costruito nel suo laboratorio, la 11 ha colpito le infezioni da coronavirus pandemico, interferendo con il modo in cui il virus deposita il suo materiale genetico nelle cellule infettate, un processo chiamato endocitosi. L’endocitosi richiede che il virus formi un pacchetto a base di lipidi attorno ai geni virali.

Il pacchetto entra nella cellula infetta e si dissolve, parassitando così il meccanismo cellulare di produzione delle proteine che si mette a sfornare nuove copie virali. Il salicilanilide 11 sembra impedire lo scioglimento del pacchetto lipidico bloccando il virus e la sua replicazione. “Il meccanismo antivirale del composto è la chiave – conferma Janda -. Impedisce al materiale virale di uscire dall’endosoma e viene semplicemente degradato. Questo processo non consente di creare nuove particelle virali con la stessa rapidità con cui il virus riesce a farlo attualmente”.

È importante sottolineare che, poiché agisce all’interno delle cellule piuttosto che sui picchi virali, le varianti come Delta e Lambda non sono un problema per il trattamento.

Inoltre, il n. 11 ha aiutato a calmare l’infiammazione potenzialmente tossica negli animali di ricerca, continua Janda, che potrebbe essere importante per il trattamento del distress respiratorio acuto associato a infezioni COVID potenzialmente letali. La molecola ha, infatti, ridotto i livelli di interleuchina 6, una proteina di segnalazione che contribuisce in modo chiave all’infiammazione che si trova tipicamente negli stadi avanzati di COVID-19. Quella che innesca la tempesta di citochine.

Janda spiega, infine, che la salicilanilide n. 11 è stata creata molto prima dell’attuale pandemia. Era stata modificata, circa 10 anni fa, per combattere una spiacevole infezione batterica chiamata Clostridioides difficile. I ceppi di Clostridioides difficile multiresistenti sono diventati una delle principali cause di epidemie di malattie diarroiche resistenti ai farmaci nelle istituzioni sanitarie di tutto il mondo e tra le persone che usano antibiotici.

In qualità di direttore del Worm Institute, che si occupava di infezioni parassitarie, Janda conosceva molto bene le salicilanilidi e conosceva le loro proprietà antimicrobiche. Il suo laboratorio ha creato una “biblioteca” di salicilanilidi modificati, molti dei quali mostrano una forte efficacia contro Clostridioides difficile.