I composti sono efficaci anche contro i coronavirus correlati, il che potrebbe dare un vantaggio sulle terapie man mano che ne emergono di nuovi.

Tre farmaci comunemente utilizzati come antivirali e antimalarici sono risultati efficaci nel prevenire la replicazione di Sars-Cov-2 in test di laboratorio: si tratta del tirolone, della chinacrina e della pironaridina, tre principi attivi che hanno dimostrato di agire con successo nei confronti dei virus di ebola e della febbre del Marbung, testati nell’ambito di uno studio su più linee cellulari.

“Stavamo cercando composti che potessero bloccare l’ingresso di Sars-Cov-2 nelle cellule” ha affermato Ana Puhl, co-autrice corrispondente dello studio e ricercatrice senior presso la Collaborations Pharmaceuticals di Raleigh, in Carolina del Nord, una società privata che svolge attività di ricerca e sviluppo su terapie innovative per molteplici malattie rare e infettive, che insieme a un team internazionale di ricerca ha verificato l’efficacia di queste tre molecole nell’inibire la replicazione virale di Sars-Cov-2. I composti sono stati testati in vitro anche contro un comune coronavirus del raffreddore (HCoV 229E) e contro il virus murino dell’epatite (MHV), utilizzando una varietà di linee cellulari che rappresentano potenziali bersagli per l’infezione virale nell’uomo. Gli studiosi hanno prima infettato queste linee cellulari con i diversi virus e poi esaminato in che modo questi tre composti hanno impedito la replicazione virale.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista ACS Omega, hanno fornito dati contrastati, mostrando un’efficacia variabile quando per gli esperimenti erano impiegate linee cellulari di derivazione umana rispetto a linee cellulari derivate dalle scimmie, come le cellule Vero. “Nelle linee cellulari di derivazione umana, abbiamo scoperto che tutti e tre i composti funzionavano in modo simile a remdesivir, l’antivirale attualmente utilizzato nel trattamento di Covid-19 – ha spiegato Frank Scholle, professore associato di Biologia presso l’Università della Carolina del Nord e co-autore della ricerca –. Tuttavia, questi composti non erano affatto efficaci nelle cellule Vero”.

Qualcosa di simile si era già verificato quando questi stessi composti erano stati inizialmente testati contro il virus di ebola. “Erano efficaci nelle linee di derivazione umana ma non nelle cellule Vero – ha affermato Sean Ekins, ceo di Collaborations Pharmaceuticals e co-autore corrispondente della ricerca –. In altre parole, diverse linee cellulari possono fornire risposte diverse a uno stesso composto, e questo indica la necessità di testarli in molte linee cellulari per escludere falsi negativi”.

I prossimi passi della ricerca includono la conduzione di nuovi test di efficacia in modelli murini e ulteriori lavori per capire come questi composti inibiscono la replicazione virale. “Una delle scoperte più interessanti – ha aggiunto Puhl – è che questi composti non solo possono impedire al virus di legarsi alle cellule, ma possono anche inibire l’attività virale perché la oro azione si esplica sui lisosomi, che sono importanti per la normale funzione cellulare e vengono dirottati dal virus per entrare e uscire dalla cellula. Pertanto, se questo meccanismo viene interrotto, il virus non può infettare altre cellule. È anche interessante la possibilità che questi composti siano efficaci non solo contro Sars-CoV-2, ma anche contro i coronavirus correlati, il che potrebbe darci un vantaggio sulle terapie man mano che emergono nuovi coronavirus”.

 

 

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