La distanza di un metro dovrebbe essere sicura per evitare che il disperdersi di goccioline (droplet) dal naso e bocca possano infettare i vicini.

 

 

Droplet è una parola inglese che tradotta letteralmente significa gocciolina. Nel contesto dell’emergenza sanitaria mondiale specifica la distanza minima per evitare la diffusione del virus tramite il disperdersi della saliva nebulizzata. Per il Governo è di almeno 1 metro, non l’ha inventata ma è distanza scientifica proposta a livello internazionale ai fini preventivi. Ed è indicata nelle nuove disposizioni del decreto legge di domenica 1° marzo 2020, tra le norme da rispettare nelle zone rosse e gialle, le più colpite: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e nelle città di Pesaro, Urbino e Savona.

La distanza droplet è una delle norme più efficaci insieme al lavaggio delle mani. Dobbiamo stare a più di un metro dagli altri in luoghi pubblici, bar, ristoranti, musei, monumenti, sale d’attesa, uffici e supermercati, con rigorosa distanza tra dipendenti e clientela. In bar, pizzerie e ristoranti servizio unicamente al tavolino.

Anche se, a parte la distanza droplet, sarebbero proprio da evitare a prescindere luoghi e mezzi pubblici affollati dove non si può rispettare la distanza di sicurezza dagli altri. Anche durante la messa, meglio avere un metro di spazio dagli altri tutto attorno a noi. Fondamentale rispettarla nelle manifestazioni sportive, che potrebbero anche non slittare o essere effettuate a porte chiuse, penso alle partite di calcio o di altri sport che vengono praticate in campi all’aperto, se si rispettasse alla lettera una distanza di sicurezza sanitaria tra tifoso e tifoso e se si evitasse di sputare.

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, ha dichiarato alla stampa: “Il coronavirus si diffonde attraverso le goccioline che emettiamo con il naso e soprattutto con la bocca: sono abbastanza pesanti, e mediamente hanno un raggio di ricaduta entro un metro dalle vie aeree. La cosiddetta distanza droplet è appunto un metro dalla persona infetta”.

Ma la distanza per evitare il contagio non è ancora definita in maniera certa poichè dipende da molti fattori. Potrebbe aumentare se l’ambiente in cui ci troviamo sia più o meno umido, dalla densità delle secrezioni e altro. L’infettivologo Massimo Galli e Giovanni Rezza, dell’Istituto Superiore della Sanità, cautamente suggeriscono: “La distanza di sicurezza di estrema prudenza è di circa 1 metro e 82 cm”. Di certo a due metri di distanza è difficile comunicare facilmente durante un appuntamento galante per un aperitivo, ma in tempi di Covid-19 si può fare. Anche perché baci a persone ancora sconosciute o quasi sono ancor più da evitare. Altro che droplet.

A proposito sarebbe corretto dire norma anti-droplet e non droplet, ossia norma anti-goccioline e non norma goccioline. La decisione è stata presa per garantire la sicurezza dei cittadini e allo stesso tempo non lasciare ferma l’economia e il lavoro nelle zone più colpite, ma sarebbe buona abitudine applicare sempre una distanza di prevenzione. Creare un invisibile scudo protettivo attorno a noi anti-contagio.

Ed ora un commento di plauso e di critica. La prevenzione è la vera arma, molto efficace, per contenere il contagio. Ma non dovrebbe essere suggerita o imposta per decreto. Dovrebbe essere automatica, culturalmente introiettata nei geni degli esseri umani. Così purtroppo non è e troppo poco si investe perché ciò avvenga. Nemmeno l’Onu, l’Oms e l’Ue investono poco in tal senso. Finanziando anche informazione corretta e indipendente diretta alla popolazione e non a ricercatori e medici. Perché l’informazione scientifica finora non ha raggiunto grandi risultati, di droplet per esempio si parla oggi alla popolazione comune, quella che la prevenzione poi deve applicarla. La vera pandemia oggi è il disinteresse verso informazioni banali per i medici ma ignote al cosiddetto popolino.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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