Uno studio americano dimostra che la longevità è direttamente collegata al livello di istruzione raggiunto.

 

 

Vuoi vivere più a lungo? Resta a scuola più a lungo. Cioè arriva alla laurea e poi continua a studiare. È quanto suggeriscono i risultati di uno studio che aveva come obiettivo il comprendere come mai l’aspettativa di vita negli Stati Uniti è in declino per la prima volta da decenni.

Se si guarda la situazione dall’esterno la risposta sarebbe ovvia: gli americani mangiano male e hanno un sistema sanitario che fa pagare ai cittadini esami e visite di controllo, non a tutti ovviamente ma ad un buon 40 per cento della popolazione, per lo più giovane, che non intende pagare un’assicurazione salute troppo onerosa. Spendere per divertirsi è una cosa, spendere per la prevenzione quando ci si sente in forma e “immortali” è un’altra cosa. Sempre che, poi, si guadagni abbastanza per un margine di spese extra.

Comunque, in uno studio multi-istituzionale, i funzionari della salute pubblica americana hanno identificato una serie di potenziali cause, tra cui l’assistenza sanitaria inaccessibile a molti, fattori socio-economici, l’aumento della tossicodipendenza e dei tassi di disturbi mentali. Ma è stato difficile districare queste variabili e valutarne l’impatto relativo.

Allora si è cercato di concentrarsi sull’impatto relativo di due variabili connesse trasversalmente con le altre per quanto riguarda gli Stati Uniti: la razza e l’istruzione. In pratica, il bianco e nero dell’aspettativa di vita. A questo compito si sono dedicate l’università di Yale (la Scuola di medicina) e quella dell’Alabama-Birmingham. Esaminati i dati relativi a 5.114 individui in quattro città degli Stati Uniti. Reclutati per uno studio sulla longevità circa 30 anni fa, quando avevano poco più di 20 anni, seguiti lungo tutto il percorso della loro esistenza (stili di vita, malattie, morti se vi sono state) e ora, arrivati a oltre 50 anni, oggetto dell’esame finale per quanto riguarda la loro potenziale longevità.

Primo, importante, dato: il livello di istruzione è il miglior indice di predizione di chi vivrà più a lungo. Il livello d’istruzione più della razza è garanzia di longevità. Anche perché il livello di istruzione si coniuga di solito con un miglior reddito, una migliore qualità della vita, una maggiore aderenza a stili di vita corretti. Una banale considerazione è che quando si guadagna di più si può accedere a cibi di qualità più costosi.

I ricercatori hanno riportato studio e conclusioni in un lavoro scientifico pubblicato il 20 febbraio 2020 sull’American Journal of Public Health. Va precisato che i soggetti studiati facevano parte di una ricerca più ampia sul rischio coronarico nei giovani adulti (studio CARDIA). Tra le 5.114 persone seguite, 395 sono morte nel corso dei 30 anni.

Entrando nel merito. “Le morti hanno riguardato persone in età lavorativa, spesso con bambini, prima dei 60 anni”, sottolinea Brita Roy, epidemiologa di Yale. La mortalità tra gli individui dello studio ha chiaramente mostrato differenze razziali, con circa il 9% dei neri che muoiono in tenera età rispetto al 6% dei bianchi. Ci sono state anche differenze nelle cause di morte per razza. Per esempio, gli uomini neri hanno significativamente più probabilità di morire per omicidio e i bianchi per AIDS. Le cause più comuni di morte, comunque, sono state per tutti le malattie cardiovascolari e il cancro.

Quindi, sono emerse notevoli differenze nei tassi di mortalità per livello di istruzione. Circa il 13% dei partecipanti con un diploma di scuola superiore o un titolo di studio inferiore è deceduto rispetto a circa il 5% dei laureati.

Che cosa è accaduto quando i ricercatori hanno confrontato razza e istruzione come variabili della mortalità (o della longevità se si vuole)? Che, sorprendentemente, le differenze relative alla razza sono quasi scomparse: il 13,5% dei neri e il 13,2% dei bianchi con un diploma di scuola superiore o inferiore è deceduto nel corso dello studio. Al contrario, solo il 5,9% dei soggetti neri e il 4,3% dei bianchi con titoli universitari sono morti.

Per aiutare a spiegare le differenze nella mortalità correlata all’età, i ricercatori hanno utilizzato una misura denominata Years of Potential Life Lost (YPLL), calcolata come aspettativa di vita prevista meno l’età effettiva alla morte. Questa misura non solo intercetta il numero di morti, ma anche quanto prematuramente sono avvenute. Per esempio, qualcuno che muore a 25 anni per omicidio accumula più YPLL di qualcuno che muore a 50 anni a causa di malattie cardiovascolari. Ci sarebbero voluti due decessi all’età di 50 anni per eguagliare l’YPLL da un singolo decesso all’età di 25 anni.

Anche dopo aver tenuto conto degli effetti di altre variabili come il reddito, il livello di istruzione restava ancora il miglior indice di predizione di YPLL. Ogni fase educativa raggiunta ha portato a 1,37 anni in meno di speranza di vita perduta.
“Risultati importanti – spiega Roy – che suggeriscono che migliorare l’equità nell’accesso e nella qualità dell’istruzione sia qualcosa di tangibile che può aiutare a invertire questa preoccupante tendenza nella riduzione dell’aspettativa di vita tra gli adulti di mezza età”.

A parte l’istruzione, senz’altro un’alimentazione più mediterranea aiuterebbe gli americani a recuperare anni di vita. In particolare, l’olio di oliva, ingrediente chiave della dieta mediterranea. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato su Molecular Cell e firmato da Doug Mashek, del Dipartimento di Medicina e Biochimica, Biologia Molecolare e Biofisica dei National Institutes of Health americani. Il suo team di ricercatori ha appunto scoperto che l’olio d’oliva nella dieta mediterranea può essere la chiave per migliorare la durata della vita e mitigare le malattie legate all’invecchiamento. Noi italiani lo sapevamo già. Lo studio è durato otto anni per confrontare gli effetti nel tempo sulla salute dei consumatori d’olio rispetto ai non consumatori d’olio.

Ultimo lavoro scientifico da segnalare: una mela al giorno potrebbe aiutare a tenere lontani i fastidiosi sintomi della menopausa. Una dieta sana, ricca in frutta e verdura, è già nota per i molti benefici. Ora un nuovo studio suggerisce che potrebbe anche svolgere un ruolo nel ridurre i vari sintomi della menopausa. I risultati dello studio sono stati pubblicati online su Menopause, la rivista della The North American Menopause Society (NAMS).

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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