L’uso di nuovi farmaci rispetto ai trattamenti standard soddisfa molto di più i pazienti in termini di qualità della vita.

 

 

La combinazione di due anticorpi monoclonali, atezolizumab e bevacizumab, in persone con carcinoma epatocellulare non operabile ha mostrato di migliorare la qualità della vita.

Lo affermano i pazienti stessi, a cui è stata chiesta una autovalutazione delle proprie condizioni nell’ambito di un vasto studio di fase tre, dove gli effetti dei due farmaci sono stati comparati con quelli della terapia standard.

“Le persone con tumore al fegato sono molto più fragili rispetto a quelle colpite da altri tumori e la tossicità dei trattamenti fa declinare molto rapidamente la loro qualità di vita” afferma Peter R. Galle, ricercatore presso la University Medical Center di Mainz in Germania.

Per questo motivo si è sempre alla ricerca del miglior modo di combattere la malattia, cercando di evitare spiacevoli effetti avversi che questa può procurare.

Atezolizumab è un immunoterapico che fa in modo che le cellule del sistema immunitario attacchino quelle cancerose e bevacizumab inibisce la crescita dei casi sanguigni nel tumore.

Agli individui coinvolti nello studio è stato chiesto ogni tre settimane durante la terapia e ogni tre mesi alla sua sospensione, di compilare un questionario sulle proprie condizioni fisiche e psichiche.

Ne è risultato che con la combinazione atezolizumab e bevacizumab il deterioramento della qualità della vita avviene dopo 11,2 mesi, contro i 3,6 della terapia standard. Anche il declino della funzionalità fisiche ritarda, rispettivamente a 13,1 mesi rispetto a 4,9.

 

Anche per il tumore al colon-retto le combinazioni farmacologiche si sono mostrate più efficaci rispetto alla terapia standard. In particolare, per il tumore con mutazione genica BRAF V600E (che rappresenta il 10% dei casi e ha una prognosi spesso infausta), l’impego di encorafenib e cetuximab sia con o senza binimetinib ha sortito migliori effetti del trattamento normalmente usato per questo tipo di cancro.

I risultati arrivano dallo studio di fase tre BEACON CRC condotto su 655 individui. I farmaci sono degli inibitori di proteine coinvolte nella crescita tumorale.

Non solo la sopravvivenza si è mostrata maggiore (9 mesi rispetto a 4,5) ma anche la qualità della vita riportata dai pazienti si è rivelata migliore: 45% di riduzione del rischio di peggioramento (46% con la doppietta di farmaci).

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