il gene Ruby il segreto degli agrumi dell’Etna.

 

Un’aranciata ti snellisce la vita, o almeno il giro-vita. L’importante che sia rossa. Già osservato da uno studio milanese, alcuni ricercatori inglesi ed italiani hanno ora scoperto come le arance rosse contribuiscano a ridurre i grassi e quindi siano efficace contrasto all’obesità. E non solo. Il consumo di succo fresco riduce lo stress ossidativo nei pazienti diabetici, protegge il Dna e può ridurre i fattori di rischio cardiovascolare.

Un team di scienziati, che lavora nell’ambito del Progetto europeo Athena, ha identificato il gene responsabile dell’alto contenuto di antocianine delle rosse siciliane e ha scoperto come questi geni interagiscono con il clima caratteristico della Sicilia per creare frutti così colorati e soprattutto salutari. L’alto contenuto di antocianine, e il derivante colore peculiare, si sviluppano solo in determinate condizioni ambientali. Hanno bisogno di giorni caldi e notti fredde, queste ultime necessarie soprattutto durante la fase della maturazione. In assenza di tali condizioni climatiche, i frutti non riescono a produrre una quantità sufficiente di antocianine e finiscono per somigliare molto alle comuni varietà di arance bionde.

Proprio il clima tipico dell’area del vulcano Etna sembra essere quello ideale per far sviluppare queste vere arance della salute. La sperimentazione europea «Athena» sull’uomo è partita il primo luglio del 2010. Coinvolge sei gruppi di ricerca. L’obiettivo era verificare se gli antociani funzionano sull’uomo così come hanno fatto sui topi (lavoro pubblicato sul Journal of Obesity): una dieta ingrassante, ma ricca in antociani, ha mantenuto le cavie in piena forma fisica, al riparo dall’obesità e dal rischio di malattie cardiovascolari e tumori.

Lo studio era stato condotto a Milano da Pier Giuseppe Pelicci (Istituto europeo di oncologia) e Chiara Tonelli (Scienze Biomolecolari e Biotecnologiche dell’Università Statale), in collaborazione con l’Istituto di Agrumicoltura di Acireale (Catania) e l’Università Cattolica di Campobasso. La ricerca era partita per verificare gli effetti protettivi sui tumori degli antociani. Spiega la Tonelli: «Tre gruppi di topini sono stati sottoposti a dieta ipercalorica, con diverse bevande: al primo solo acqua, al secondo succo di arancia gialla, al terzo succo d’arancia rossa. I primi sono ingrassati, mentre quelli del terzo gruppo, pur mangiando le stesse cose, non sono aumentati di peso. Anzi in loro si è ridotta la massa adiposa della pancia, la più pericolosa per il rischio cardiovascolare». Alla fine, pesavano un 30% meno degli altri. E non solo: avevano nel sangue un alto livello di omega 3, protettivi di cuore e arterie.

Che cosa è successo dopo dieci anni? Funzionano anche sull’uomo e in più è stato individuato il gene delle arance rosse responsabile degli effetti benefici. Sempre nell’ambito del progetto Athena, i ricercatori del John Innes Centre di Norwich, Gran Bretagna, e quelli del Centro di ricerca per l’Agrumicoltura e le colture mediterranee di Acireale si sono concentrati nello svelare le caratteristiche genetiche responsabili di queste “rosse anti-grasso”. Hanno così identificato un gene, a cui è stato dato il nome di «Ruby», responsabile dell’attivazione della produzione di antocianine. Un gene che però è presente anche nelle arance bionde. E allora? Come spiegare le particolari caratteristiche del colore rosso? Ed ecco che hanno scoperto il ruolo determinante del clima.

Spiega Eugenio Butelli, primo autore dello studio: «Fondamentale è una sequenza di Dna che controlla l’attività del gene Ruby. Appartiene alla categoria di sequenze chiamate retrotrasposoni. In pratica, questo particolare retrotrasposone è responsabile della cascata che porta alla produzione di antocianine. Il retrotrasposone che abbiamo identificato è presente anche nelle arance bionde, ma solo in quelle rosse è inserito al posto giusto per agire come un interruttore capace di attivare il gene Ruby quando la pianta è esposta a temperature piuttosto fredde». Ecco la risposta: il gene benefico lo hanno entrambi i tipi di agrumi ma, per funzionare, occorre attivarlo. E il freddo sembra avere questa funzione.

C’è un ulteriore problema da risolvere: le arance rosse non sono le favorite dai consumatori che preferiscono le bionde, prive però delle stesse qualità salutari. I ricercatori stanno, quindi, cercando il modo di modificare geneticamente le arance standard per incorporare gli effetti benefici delle loro cugine meno popolari. Un progetto che, assicurano gli scienziati, sarà a basso costo e darà una risposta efficace alle carenze nutrizionali dannose.

Gli scienziati hanno, infine, esaminato le origini delle arance rosse, usando tecniche genetiche ma anche consultando antichi libri e le pitture di Bartolomeo Bimbi, un artista fiorentino autore della collezione Medici Citrus risalente al 18esimo secolo. I loro risultati dimostrano che, mentre esiste tutt’ora una varietà in Cina, quelle di Sicilia si sono originate a seguito di una mutazione indipendente, che probabilmente è avvenuta una volta che l’arancia dolce è stata portata nelle aree del Mediterraneo proprio dal lontano Impero Celeste.

In assenza di arance rosse, comunque, gli antociani fanno di sicuro bene e hanno un effetto sullo stabilizzare il metabolismo, innalzare le difese immunitarie e disinnescare le infiammazioni cellulari. Altre fonti di antociani: fragole, mirtilli, lamponi, ribes, ciliegie, uva nera, radicchio, gelsi, melanzane, mais rosso (non è un Ogm) o blu (quello che cresce in quota sulle Ande, alimento base di Aztechi, Maya, Incas). Antica ricetta Azteca che non sarebbe male ripristinare: bollire il mais blu, prenderne l’acqua ricca in antociani e berla fredda con aggiunta di cannella. Dosaggio? Mezzo litro al giorno.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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