Risultati di follow-up a lungo termine dello studio internazionale IBIS-II di trattamento post cancro al seno con la molecola.

 

Lo studio IBIS-II è stato presentato durante l’annuale Simposio sul cancro al seno di San Antonio (SABCS), in Texas (USA), da Jack Cuzick, ricercatore principale dello studio internazionale e direttore del Wolfson Institute of Preventive Medicine, Center for Cancer Prevention, e da John Snow, epidemiologo del Queen Mary, Università di Londra.

IBIS-II ha dimostrato una riduzione complessiva del 49% della comparsa del carcinoma mammario con anastrozolo. Percentuale che si basa su una riduzione del 61% durante il periodo di trattamento di 5 anni e su un’ulteriore riduzione del 36% nel periodo di follow-up post-trattamento di 5-12 anni. Questi risultati indicano un beneficio preventivo a lungo termine con l’inibitore dell’aromatasi anastrozolo per quanto riguarda il carcinoma mammario ER-positivo nelle donne in postmenopausa ad aumentato rischio di sviluppare il carcinoma mammario. E suggeriscono che l’anastrozolo dovrebbe essere la prima opzione nella prevenzione del carcinoma mammario per la maggior parte delle donne con maggiore rischio di insorgenza della malattia.

 

Questi risultati sono molto importanti e rafforzano sostanzialmente i risultati del rapporto iniziale dopo un follow-up mediano di 5 anni, senza prove di nuovi effetti collaterali tardivi. Forniscono informazioni cruciali sugli effetti dell’anastrozolo nella prevenzione del cancro al seno nelle donne ad alto rischio di malattia. Si spera che porteranno a un cambiamento nella pratica clinica con l’anastrozolo che viene regolarmente prescritto come medicina preventiva per le donne in post-menopausa ad alto rischio di cancro al seno. I risultati dello studio sono stati pubblicati su The Lancet il 12 dicembre 2019.

L’anastrozolo è un inibitore dell’aromatasi. Gli inibitori dell’aromatasi fermano la produzione di estrogeni nelle donne in postmenopausa. Funzionano bloccando l’enzima aromatasi, che converte alcuni ormoni androgeni in estrogeni nel corpo. Ciò significa che è disponibile una quantità inferiore di estrogeni per stimolare la crescita delle cellule del carcinoma mammario positive al recettore ormonale (ER-positive).

Commenta Jack Cuzick: “Il follow-up a lungo termine dello studio di prevenzione IBIS-II fornisce un supporto aggiuntivo per l’uso dell’anastrozolo come trattamento di scelta per la riduzione del rischio di cancro al seno nella maggior parte delle donne in postmenopausa ad alto rischio di sviluppare il cancro al seno. Questi risultati positivi rendono ancora più importante identificare quali donne sono maggiormente a rischio di tumori al seno che possono essere prevenute da questa molecola. Esistono diversi fattori di rischio ben documentati per il carcinoma mammario che possono essere valutati di routine, idealmente al momento della prima mammografia. Inoltre, è importante determinare la durata ottimale della terapia preventiva. Il beneficio continuato è stato maggiore di quello osservato per il tamoxifene. Sebbene nel complesso i benefici siano maggiori per l’anastrozolo, non tutte le donne sono protette e sono necessari ulteriori lavori per determinare quali pazienti trarrebbero maggiori vantaggi da un inibitore dell’aromatasi e quali sarebbero meglio trattate con tamoxifene. Un altro punto chiave è che sia gli interventi di prevenzione sia quelli di screening richiedono un lungo follow-up per avere un quadro completo. Persino un follow-up di 10 anni non è sufficiente, soprattutto quando si osserva l’influenza sui decessi. Questi numeri sono ancora molto piccoli e per questo saranno necessari altri 10 anni per avere un quadro completo”.

Comunque, lo studio ha dimostrato che l’anastrozolo è più efficace del tamoxifene nel prevenire il ritorno del cancro nelle donne in post-menopausa a cui è stato rimosso un carcinoma mammario in fase iniziale. Il tamoxifene appartiene a una classe di farmaci noti come modificatori selettivi del recettore degli estrogeni (SERM), che bloccano l’attività degli estrogeni nella mammella. Nelle donne in post-menopausa a cui è stato rimosso il carcinoma mammario in fase iniziale, l’anastrozolo riduce il rischio di sviluppare un nuovo tumore nella mammella opposta (controlaterale) del 53% rispetto al tamoxifene.

Questo è un indicatore molto forte della sua efficacia nella prevenzione del carcinoma mammario nelle donne che non hanno ancora sviluppato la malattia. La ricerca ha anche dimostrato che l’anastrozolo ha meno effetti collaterali gravi rispetto al tamoxifene, che può causare cancro all’utero e coaguli di sangue. Tuttavia, l’anastrozolo ha alcuni effetti collaterali come vampate di calore, secchezza vaginale e un aumento del rischio di osteoporosi. Una scoperta importante è stata che se l’osteoporosi viene valutata prima di iniziare l’anastrozolo e viene somministrato un trattamento adeguato a quelli con bassa densità ossea, non si osserva alcun aumento delle fratture.

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