La dieta mediterranea può essere utilizzata sia per il dolore collegato ai tumori o alle terapie oncologiche, sia per quello cronico nei classici mal di schiena e mal di testa.

 

 

La cultura alimentare porta beneficio all’intero organismo, anche nel migliorare la resistenza alle malattie e la reattività positiva nei confronti dei sintomi delle stesse malattie, o delle cure per controllarle. E apre la strada anche a una cultura del dolore.

Il cibo giusto può essere di aiuto nell’abbassare l’infiammazione e anche nell’innalzare la soglia del dolore. La dieta mediterranea offre un ottimo bilanciamento di proteine, grassi e carboidrati. Avere un giusto rapporto di questi tre macro-elementi tutto il giorno nei due pasti principali e in quelli secondari va ad aggiungere un fattore importante nel combattere l’infiammazione e il dolore stesso.

Secondo studi di nutraceutica del Policlinico San Matteo di Pavia, recuperati in questo articolo, la dieta può essere utilizzata sia per il dolore di tipo cronico collegato ai tumori o alle terapie oncologiche, sia per quello cronico da cause varie, nei classici mal di schiena e mal di testa, ma anche per il dolore acuto per esempio nei pazienti che si sottopongono ad un intervento chirurgico o per chi ha già subito. O come conseguenza di un trauma, di un incidente. Gli sbagli alimentari dovuti alla mancanza di un’educazione alimentare influiscono tantissimo sulla gestione del dolore stesso.

La dieta mediterranea ha le caratteristiche di escludere o di ridurre degli alimenti che hanno caratteristiche pro-infiammatorie. La tendenza attuale per chi non rispetta un piano nutrizionale programmato e attento è quello di incorrere in un accumulo di calorie e grassi. Questi hanno una correlazione con l’infiammazione e con lo sviluppo del dolore. Quindi, per esempio, il dolore osteoarticolare nelle ginocchia non è causato solo dal sovrappeso, ma dalla quota di sostanze infiammatorie causata dalla cattiva alimentazione, che danneggia le articolazioni stesse. Lo dimostra il fatto che persone in sovrappeso hanno dolori anche alle piccole articolazioni, come le mani, in cui il peso non ha nessun ruolo.

Non avere la giusta attenzione a tavola può causare un peggioramento di una condizione geneticamente predeterminata di dolore cronico o peggiorare quelli che possono essere degli insulti esterni come un intervento chirurgico, una patologia neoplastica o benigna. In questo modo non si può avere una risposta naturale di autoconservazione come l’evoluzione vuole, ma si avvia una deriva verso una cronicizzazione di questi stati.

Oltre al dolore, e quindi le patologie infiammatorie croniche non solo osteoarticolari ma anche intestinali e ulcerose, ci sono tante altre patologie collegate a ciò che si mangia. Parliamo di problemi cardiologici, sviluppo del diabete, problemi metabolici e respiratori. Si sa che una persona che ha subito un infarto deve essere attento alla dieta, ma non si sa che la stessa attenzione è necessaria in uno stato di dolore.

Che cosa mangiare allora? E come? Gli specialisti di Pavia consigliano una dieta più variegata possibile, senza escludere determinati alimenti, ma cercando di abbinarli correttamente agli altri e soprattutto di cucinarli in modo corretto. Sicuramente una dieta ricca di frutta e verdura è una dieta antinfiammatoria, ma questo non significa che bisogna escludere carne (poca) e pesce.

Serve scegliere ponderatamente tutti gli alimenti presenti in natura. Una cosa fondamentale è bilanciarli ogni giorno con tutto quello che viene acquisito dal paziente. Compresi i farmaci. Non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità.

Che cosa evitare? Sconsigliati alimenti pro-infiammatori quali quelli con le farine raffinate, meglio quelle integrali. Evitare le carni conservate, come salumi e insaccati, soprattutto quelli di derivazione suina. È bene ponderare anche l’utilizzo dello zucchero raffinato e quello del sale. Meglio sostituire questi aromatizzanti con delle spezie che hanno anche proprietà antinfiammatorie.

Esiste un legame anche tra alimentazione e malattie psicologiche: bisogna quindi stare attenti a ciò che si mangia anche in caso di malattie neurodegenerative. Le patologie del sistema nervoso possono essere influenzate dal trattamento alimentare. Basti pensare che un paziente che ha un dolore è anche un paziente che è depresso. Anche in questo caso ridurre la quota di introito calorico, quella di zuccheri e di acidi grassi aiuta a limitare qualche degenerazione dell’età, sia in senso fisico sia per lo sviluppo di malattie neuro-generative.

 

Le sostanze speciali anti-dolore

In merito alle singole sostanze, uno studio dimostra come l’assunzione di un derivato della curcuma da parte di un paziente con osteoartrosi dia un risultato riconducibile all’assunzione di paracetamolo. Ne esiste uno anche sugli acidi grassi Omega3, con risultati analoghi. Risultati positivi anche per il ginger, zenzero, frutta e verdure. Le bacche di maqui cileno contrasta gli effetti dell’artrite reumatoide. La capsaicina del peperoncino innalza la resistenza al dolore e abbassa l’infiammazione.

Attenzione però a non sostituire la terapia medica con l’integrazione di un alimento. Questo può provocare un miglioramento, più energie, meno insonnia, più benessere, ma non deve essere assolutamente l’unica via per risolvere il problema. Il fai da te in alcune patologie può fare più danno che altro.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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