I partecipanti allo studio hanno riferito di una riduzione del dolore pari al 90% in appena 15 giorni di trattamento.

‎Un nuovo trattamento per il dolore cronico basato su correnti a bassa frequenza, impiegato in uno studio di prova, ha migliorato le valutazioni del dolore del 90% dopo 2 settimane in 20 pazienti con dolore alle gambe e alla schiena, senza causare effetti collaterali come danni ai tessuti.

Questa cura potrebbe supplire la mancanza di terapie non oppioidi per il dolore cronico, che colpisce circa il 20% degli adulti. La crisi degli oppioidi negli Stati Uniti ha evidenziato la necessità di terapie del dolore che non creino dipendenza e possano fornire un sollievo prolungato.

Un’alternativa promettente è la neuromodulazione, che utilizza correnti elettriche per bloccare la trasmissione dei segnali del dolore tra i neuroni. Le tecniche di neuromodulazione utilizzate oggi possono essere invasive, portare a risultati non uniformi e sono associate a importanti effetti collaterali.

Martyn Jones del King’s College di Londra e colleghi hanno sviluppato una nuova tecnica di neuromodulazione che utilizza elettrodi per fornire impulsi alternati di corrente a frequenza ultra bassa. In questo modo si reiscono a bloccare efficacemente i segnali neuronali, evitando effetti collaterali come danni ai tessuti.

Dopo gli esperimenti iniziali sui ratti, gli studiosi hanno‎ testato le proprietà antidolorifiche della loro tecnica in 20 pazienti con dolore cronico alle gambe e alla schiena, che hanno ricevuto il trattamento durante 5 visite cliniche nell’arco di 2 settimane.

Gli individui hanno tollerato bene il trattamento, senza segnalazioni di debolezza muscolare, e hanno mostrato un miglioramento medio del 90% nel mal di schiena e almeno un miglioramento del 50% nel dolore alle gambe.

I pazienti hanno anche riferito che era più facile fare passeggiate e impegnarsi in altri tipi di attività fisica, e 16 hanno dichiarato di essere “molto soddisfatti” della terapia nell’ultima visita di follow-up.

I loro punteggi di dolore sono tornati al 72% del valore di pretrattamento una settimana dopo che gli scienziati hanno rimosso gli elettrodi. Tuttavia, Jones ‎e colleghi affermano che i loro risultati necessitano di studi più lunghi sia per definire la sicurezza a lungo termine della tecnica sia per idagare ulteriormente i suoi meccanismi d’azione.‎