Consapevolezza e prevenzione, le armi per battere sul tempo il cancro della prostata, il tumore più diffuso tra i maschi adulti italiani con 37.000 nuove diagnosi nel 2019.

 

Un semplice dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico) e, in caso di valori alterati, una visita dall’urologo potrebbero contribuire a ridurre l’impatto del tumore della prostata che tuttora rappresenta la terza causa di morte per tumore nella popolazione maschile.

Questo tumore colpisce ogni anno in Europa circa 500.000 persone ma, se diagnosticato precocemente, può essere trattato in maniera efficace con buone probabilità di guarigione. È fondamentale però superare la vergogna, non sottovalutare i fattori di rischio, come l’età e la familiarità, parlarne con la propria compagna e rivolgersi al medico per i controlli.

I sintomi non vanno mai sottovalutati: difficoltà a urinare, in particolare ad iniziare la minzione, stimolo frequente ad urinare specie di notte, difficoltà a mantenere un flusso costante (getto debole o intermittente), sensazione di non riuscire a svuotare del tutto la vescica, dolore quando si urina o durante l’eiaculazione, sangue nelle urine o nello sperma. Campanelli d’allarme che possono essere intercettati meglio grazie al supporto della partner.

Il cancro della prostata è il più diagnosticato tra gli uomini over 50, con circa 37.000 nuovi casi nel 2019 (AIRTUM AIOM 2019). Si calcola che ogni italiano con più di 65 anni abbia circa il 3% di probabilità di morire a causa della malattia tumorale prostatica.

«Si tratta di un tumore a lenta crescita nella maggior parte dei casi, con una sintomatologia spesso assente nelle fasi iniziali, il cui principale fattore di rischio è la familiarità per tumore prostatico – dice Pietro Acquati, Dirigente Medico Urologo IRCCS San Donato di San Donato Milanese e Membro dell’Ufficio Ricerca della SIU – La prevenzione prevede il semplice dosaggio del marcatore PSA e la visita urologica ogni due anni dopo i 50 anni di età. L’urologo è la figura di riferimento insieme al medico di base e  il ‘regista’ dei possibili approfondimenti diagnostici successivi».

La prevenzione è fondamentale per intercettare il tumore della prostata in fase iniziale e garantire al paziente una buona probabilità di guarigione. Per questo serve consapevolezza e attenzione ad eventuali sintomi sospetti.

«Diagnosi precoce, sorveglianza attiva e molteplici approcci terapeutici altamente personalizzati sono le chiavi del successo – afferma Stefania Gori, Presidente Fondazione AIOM e Direttore di Oncologia Medica Ospedale Sacro Cuore-Don Calabria, Negrar, Verona – La sorveglianza attiva, scelta che va sempre condivisa con il paziente, è una strategia di trattamento differito che si basa su uno stretto monitoraggio del PSA, la ripetizione periodica di biopsie prostatiche e della visita clinica al fine di rilevare tempestivamente l’eventuale progressione della malattia e avviare poi il paziente ad eventuale trattamento locale con intento ‘radicale’. In fase avanzata di malattia invece, si può ricorrere all’ormonoterapia, associata o meno alla chemioterapia e, in caso di metastasi ossee, a farmaci che inibiscano il riassorbimento osseo e il danno scheletrico (che provoca spesso dolore e/o fratture) oppure alla radioterapia o alla terapia radio-metabolica».

Tra le diverse opzioni terapeutiche oggi disponibili, la radioterapia ha assunto negli ultimi anni un ruolo sempre più importante.

«La radioterapia riveste una funzione preponderante come alternativa alla chirurgia, con intento curativo nella malattia localizzata o poco estesa, sia associata alla chirurgia dopo l’intervento, quando si riscontra un residuo di malattia, sia in caso di recidiva, come trattamento di salvataggio con finalità di nuova guarigione. – sottolinea Dario Zerini, Dirigente Medico Divisione di Radioterapia, Istituto Europeo Oncologico (IEO) e Consigliere uscente del Gruppo di Studio AIRO Uro-Oncologico – Ma la radioterapia oggi trova spazio anche in fase molto estesa di malattia, come trattamento di palliazione, in particolare per il dolore da compromissione ossea e per migliorare la qualità di vita dei pazienti».

I problemi legati alla sfera urologica e sessuale sono spesso fonte di grande imbarazzo per gli uomini e i controlli medici li spaventano. Proprio per non arrivare quando è più complicato trattare il tumore della prostata, è necessario che l’uomo diventi consapevole del proprio corpo, impari a conoscerlo e a coglierne i campanelli d’allarme.

«Comunicare vuol dire far conoscere e la conoscenza porta alla consapevolezza – commenta Pietro Presti, Consigliere FFO, Vice Presidente Europa Uomo Italia Onlus e Direttore Fondazione Edo ed Elvo Tempia Onlus Biella – è questo l’obiettivo di campagne come QUI PRO QUO. Bisogna far cambiare prospettiva alla popolazione maschile rispetto a un tema, quello della prostata, che rimanda a paure, tabù e falsi pregiudizi sia a livello psicologico sia fisico».

Affrontare una diagnosi di cancro della prostata, e quello che questo comporta successivamente, non è facile per nessun uomo. È qualcosa che colpisce l’identità maschile, l’autostima e che cambia la quotidianità della coppia. Ognuno reagisce con le proprie risorse e l’aiuto di chi ha accanto. Ma gli uomini ne sanno ancora poco e spesso vengono colti alla sprovvista quando sono costretti ad affrontare questo nemico infido.

«Uomini pieni di dubbi, pudori e poco consapevoli del proprio corpo e della propria salute – sostiene Lara Bellardita, Psicologa Clinica e della Salute, Psicoterapeuta, Centro di Psicologia Città degli Studi, Consulente “Programma Prostata” Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, Membro del Comitato scientifico di Europa Uomo Italia Onlus – L’impatto di una diagnosi di cancro della prostata sulla coppia è traumatizzante e destabilizza il rapporto. Le coppie che mostrano maggiore resilienza sono quelle che riescono a comunicare, a parlare tra loro delle emozioni che provano e che non si chiudono».

 

 

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