La musica come strumento personale per migliorare le cap’acità cognitive e psicomotorie. Gli esperti spiegano perché migliora la salute.

 

La musica fa bene e non solo perché ascoltarla è un piacere, ma perché può avere effetti benefici sulla nostra salute e sul benessere psicofisico: ci aiuta a gestire le emozioni, sviluppa la creatività e stimola l’attenzione e la concentrazione.

La musica è anche uno strumento educativo, riabilitativo e terapeutico. Ci aiuta a stare bene: si parla a tal proposito di musicoterapia.

Il suono e il ritmo diventano gli strumenti con i quali si sviluppa la creatività, si entra in contatto con se stessi e si curano i problemi della salute (l’ansia, il dolore cronico, l’ipertensione, la difficoltà di apprendimento, etc.). Grazie al suo effetto sul sistema nervoso centrale, la musica è un fattore importante che aiuta a rilassarsi e a ridurre lo stress.

“Come strumento per lo sviluppo personale, può migliorare le capacità cognitive (l’attenzione, la memoria), quelle psicomotorie (l’agilità, la coordinazione, la mobilità) e quelle socio-emotive. La musicoterapia non si sostituisce alle terapie tradizionali ma può offrire un supporto per migliorare la qualità della vita, agendo positivamente sul controllo del dolore e dell’ansia.” dichiara la Dottoressa Munarini, Pedagogista e Musicoterapeuta in apertura dell’evento.

Durante l’esperienza musicoterapica, il sistema nervoso si attiva e determina effetti a livello cognitivo, il rilascio di endorfine (riducono la percezione del dolore), di serotonina (determina il miglioramento dell’umore), di dopamina (migliora l’attività motoria), la produzione di immunoglobulina A (potenzia le difese immunitarie) e la vitalizzazione del sistema neurovegetativo.

“Musica e movimento sono naturalmente correlati: a tutti viene spontaneo battere il tempo con il piede durante l’ascolto di una musica e questa attitudine è alla base di comportamenti complessi regolati dalla musica stessa, come marciare a tempo o danzare”, ribadisce la Dottoressa Munarini.

“Proprio la stimolazione ritmica è alla base della riabilitazione musicale di persone con Parkinson: la sincronizzazione dei passi con il ritmo giusto migliora la loro deambulazione. Suonare il pianoforte, invece, può facilitare la riabilitazione in pazienti colpiti da ictus.”

L’idea di fondo è che l’attività del musicoterapeuta debba svolgersi sempre in stretta e continua collaborazione con la componente medica e psicologica. Ne ha parlato Fulvio Muzio, medico e chitarrista dei DECIBEL, la band fondata oltre 40 anni fa con Enrico Ruggeri e Silvio Capeccia. Fulvio Muzio in questi anni ha unito ai mestieri di compositore e medico (è Responsabile Struttura Semplice, Dietologia e Nutrizione Clinica dell’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano) progetti di musicoterapia e psicoacustica.

In questo decennio le esperienze individuali di Fulvio Muzio nel campo della musicoterapia e di Silvio Capeccia in quello della ambient-music, confluiscono nel progetto “PSYCHOACOUSTIC BRAIN POWER”, giunto alla sua seconda edizione.

Il progetto è basato su potenti stimoli binaurali sviluppati da Fulvio Muzio e inseriti all’interno di brani musicali realizzati da Silvio Capeccia, appositamente studiati per predisporre l’ascoltatore ad uno stato di massima recettività sensoriale. L’obiettivo è quello di facilitare l’attivazione di molti processi mentali positivi come l’attenzione, la concentrazione, la creatività e il rilassamento.

“La psicoacustica è lo studio della percezione soggettiva dei suoni. In altre parole la psicoacustica è lo studio della psicologia della percezione acustica – dichiara il Dottor Muzio. La tecnica utilizzata è quella dei “Binaural Beats” (“Toni Binaurali”), una tecnica in grado di produrre il fenomeno denominato “Brain Entrainment” (“Trascinamento Cerebrale”), attraverso il quale la frequenza delle onde cerebrali tende a sincronizzarsi con quella di stimoli sensoriali provenienti dall’esterno (in questo caso dalla cuffia stereofonica), stimolando così, in base al tipo di frequenza utilizzata, diversi stati mentali.”

Con un po’ di ironia e qualche riferimento cinematografico l’hanno chiamata «Note sul tetto che scotta»: è la la rassegna musicale dedicata a pazienti e cittadini promossa dall’Istituto Nazionale dei Tumori di cui fa parte il Dott. Davide Scaramuzza, Responsabile UOS Radiologia Tradizionale Dipartimento Radiodiagnostica Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. Un calendario annuale di concerti di musica jazz, pop e rock sui tetti dell’ospedale, dedicati ai pazienti e ai loro familiari, al personale e aperti al pubblico.

“L’Istituto è una struttura pubblica di ricovero e cura a carattere scientifico. Fondato nel 1928, è primo in Italia tra gli IRCCS oncologici ed è centro di riferimento nazionale e internazionale sia per i tumori più frequenti che per quelli più rari e pediatrici – racconta il Dott. Davide Scaramuzza. Oltre alla ricerca e all’assistenza, uno degli obiettivi della struttura è l’umanizzazione del luogo di cura anche per chi vi lavora e trascorre gran parte della sua giornata a fianco del malato oncologico. La musica può migliorare la comunicazione empatica tra medici, infermieri e pazienti, con l’unico obiettivo di regalare emozioni positive”.

Non è la prima iniziativa musicale messa in campo all’Istituto dei tumori: Davide Scaramuzza fa parte dei Pezzi Fluttuanti, un gruppo di “racconti foderati di musica”,  periodicamente presenti all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano con spettacoli per pazienti e dipendenti.

“I racconti vengono narrati dal vivo, i testi sono originali in forma di racconti molto brevi, che sviluppano trame emotive e sentimenti che parlano di esitazione e di fragilità, ma anche di forza e di entusiasmo, comunque, nell’affrontare la vita nei frammenti che la compongono, o la scompongono – conclude il Dott. Davide Scaramuzza. La musica è anch’essa originale e costituisce l’altro elemento narrativo, non un accompagnamento ma una sorta di contrappunto emotivo con la voce narrante”.

Leggi anche:

Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

Riproduzione riservata (c)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.