Diabete

E’ quanto emerge da uno studio italiano condotto alla Diabetologia del Policlinico di Monza.

 

Una condizione molto comune nel diabete di tipo 2 è il cosiddetto ‘fegato grasso’ (steatosi epatica) che nelle forme più gravi può evolvere fino alla cirrosi epatica.

Seguendo i criteri indicati nelle nuove linee guida di tre società scientifiche europee (EASD/EASL/EASO) è possibile definire un profilo di ‘rischio-fegato’, attraverso dei calcolatori di rischio che si basano su esami del sangue di routine, per individuare tra le persone con diabete quelle a maggior ‘rischio-fegato’, da inviare allo specialista epatologo per un’approfondita valutazione.

Secondo questo studio potrebbero essere dal 13 al 28% dei pazienti di un ambulatorio di diabetologia.

 La steatosi epatica non alcolica (conosciuta anche come ‘fegato grasso’) è molto frequente tra i pazienti affetti da diabete di tipo 2. Solo una piccola percentuale di chi ne è affetto arriverà a progredirà nel corso della vita verso complicanze come cirrosi epatica ed epatocarcinoma.

Non vi è ad ora consenso su quale sia la modalità migliore per cercare di individuare questi pazienti nella pratica clinica. Le linee guida EASL/EASD/EASO suggeriscono di utilizzare degli score (‘calcolatori di rischio’) non invasivi basati su comuni esami del sangue, per identificare i pazienti con steatosi epatica e, tra questi, quelli che presentano un danno epatico più importante (fibrosi avanzata).

Obiettivo di questo studio è stato stimare quanti pazienti con diabete mellito tipo 2 andrebbero inviati ad un controllo epatologico per una valutazione più approfondita secondo le linee guida EASL/EASD/EASO utilizzando score non invasivi e valutare se vi sia un’associazione tra i valori di questi score e la presenza di complicanze croniche del diabete.

Lo studio ha preso in considerazione tutti i pazienti adulti con diabete tipo 2 seguiti presso il centro di Diabetologia del Policlinico di Monza dal 2013 al 2018.

Sono stati calcolati diversi score di steatosi e fibrosi epatica ed è stata valutata la loro associazione con la presenza di complicanze del diabete, quali problematiche cardiovascolari, insufficienza renale e presenza di microalbuminuria.

 

“I risultati suggeriscono che, applicando l’algoritmo diagnostico delle linee guida – rivela il dottor Stefano Ciardullo dell’Università Milano Bicocca, Policlinico di Monza – tra i pazienti con diabete di tipo 2 seguiti presso un ambulatorio di diabetologia, il 13-28 per cento di questi andrebbero inviati all’epatologo. Gli score non invasivi di steatosi hanno inoltre mostrato una buona correlazione con la presenza di microalbuminuria, mentre quelli di fibrosi con la presenza di complicanze renali (insufficienza renale) e cardiovascolari (infarti, ictus e problemi vascolari agli arti inferiori)”.

Questo studio evidenzia dunque che, seguendo le linee guida congiunte EASL/EASD/EASO, i diabetologi dovrebbero inviare ai colleghi epatologi una percentuale rilevante dei loro pazienti per una migliore definizione della patologia epatica.

Inoltre l’utilizzo di score non invasivi e semplici da ottenere nella pratica clinica potrebbe facilitare l’identificazione di soggetti a maggior rischio di complicanze renali e cardiovascolari del diabete.

Era già noto che la steatosi epatica fosse una condizione frequente nei pazienti affetti da diabete mellito e che il diabete fosse un fattore di rischio per lo sviluppo di fibrosi avanzata.

Era inoltre noto che la steatosi epatica diagnosticata mediante ecografia si associava a maggior rischio di determinate complicanze del diabete tipo 2.

Questo studio ha fornito una stima della percentuale di pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 che avrebbero bisogno di una più approfondita valutazione epatologica nella pratica clinica di tutti i giorni.

Ha inoltre mostrato come anche i biomarcatori di steatosi e fibrosi (oltre alla presenza di steatosi all’ecografia addominale) si associno alle complicanze del diabete.

 “La nostra ricerca – commenta il professor  Gianluca Perseghin, ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, direttore Dipartimento Medicina Interna e Riabilitazione e Responsabile Unità Dipartimentale di Endocrinologia Policlinico di Monza, Monza – effettuato su un’ampia coorte di soggetti affetti da diabete tipo 2, mostra che secondo le recenti linee guida europee, circa un paziente su cinque seguito nei nostri ambulatori di diabetologia andrebbe inviato ai colleghi epatologi a causa di un alto rischio di patologia epatica su base metabolica”.

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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