Rara, immuno-mediata, sistemica e cronica, la malattia IgG4-correlata è stata riconosciuta come patologia indipendente solo negli ultimi due decenni¹ ed è stata definita “la grande imitatrice” perché può assomigliare a molte altre malattie.
Alle Colonne di San Lorenzo di Milano, tra i passanti, una figura sembra dissolversi nel paesaggio. È un artista di strada, dipinto per fondersi con l’architettura circostante fino a diventare quasi indistinguibile.
Non è solo un esercizio di mimetismo urbano. È un’iniziativa che racconta l’inganno della malattia IgG4-correlata: una patologia che può coinvolgere organi diversi, presentarsi con manifestazioni apparentemente scollegate ed essere scambiata per altre condizioni. Per questo è soprannominata dagli specialisti “la grande imitatrice”.
Da qui prende forma “NON M’IngG4nno. La malattia IgG4-correlata. Conoscerla per riconoscerla”, campagna di sensibilizzazione promossa da Amgen, global leader nelle biotecnologie farmaceutiche, con ANMAR – Associazione Nazionale Malati Reumatici – e APMARR – Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, con il patrocinio di FIR – Fondazione Italiana del Rene e SIR – Società Italiana di Reumatologia.
Pochi casi, molte possibili manifestazioni
Rara e immuno-mediata, la malattia IgG4-correlata, o IgG4-RD, è stata riconosciuta come entità clinica distinta solo negli ultimi due decenni.
È una patologia sistemica e cronica che può coinvolgere uno o più organi, contemporaneamente o in fasi diverse.
La prevalenza stimata è di circa 5 casi ogni 100.000 abitanti.
La malattia, più comune negli uomini, interessa più frequentemente le persone tra i 50 e i 70 anni, pur manifestandosi a qualsiasi età.
Le cause della malattia non sono ancora completamente chiarite. Nel tempo, l’infiammazione persistente può favorire la formazione di fibrosi e compromettere la funzione degli organi coinvolti.
“L’ipotesi più accreditata è che fattori ambientali, come l’esposizione cronica a polveri di metalli o infezioni di microrganismi ancora sconosciuti, portino a un’infiammazione persistente negli organi colpiti”, spiega il Prof. Emanuel Della Torre, Reumatologo, Allergologo e Immunologo dell’Ospedale San Raffaele di Milano.
“Gli anticorpi IgG4 che danno il nome alla malattia rappresenterebbero, in questo contesto, un tentativo del nostro corpo, purtroppo poco efficace, di spegnere l’infiammazione piuttosto che la vera causa della malattia.”
Quando i segnali non raccontano la stessa storia
La malattia può coinvolgere pancreas, fegato e vie biliari, ghiandole salivari e lacrimali, orbite oculari, reni, aorta e altri distretti dell’organismo.
Per descriverne l’eterogeneità, gli specialisti distinguono quattro principali fenotipi clinici: pancreato-epato-biliare, retroperitoneale, testa-collo e sistemico.
I segni e i sintomi dipendono dall’organo coinvolto e possono essere poco specifici: stanchezza, dolore, gonfiore possono apparire come problemi distinti, senza far emergere subito un’unica origine.
Dare un nome all’inganno
È proprio dalla capacità della malattia IgG4-correlata di confondersi con altre condizioni che nasce il senso di “NON M’IngG4nno”: un invito ad accrescere la conoscenza di una patologia rara e poco nota e delle sue diverse manifestazioni.
La campagna prosegue su www.malattiaigg4correlata.it, piattaforma informativa realizzata con il contributo di un comitato scientifico di esperti e delle associazioni pazienti partner dell’iniziativa, con contenuti e risorse utili sulla patologia, sulle sue manifestazioni e sul percorso diagnostico.
“La malattia IgG4-correlata è una patologia rara e complessa, che può manifestarsi in modi molto diversi e interessare più organi. Proprio questa eterogeneità può rendere complicato il percorso verso la diagnosi”, commenta Katia Massaroni, Direttore Medico di Amgen Italia.
“Diventa quindi importante favorire il dialogo tra i vari specialisti e promuovere anche una stretta collaborazione tra le associazioni pazienti – prosegue Massaroni. È dalla volontà di mettere in relazione competenze, esperienze e prospettive diverse che nasce la campagna “Non m’IngG4anno”: un’iniziativa con cui vogliamo contribuire ad accrescere la conoscenza della malattia e offrire informazioni utili a favorire il confronto con gli specialisti di riferimento”.
Collegare i punti
A causa della sua somiglianza con altre patologie, la malattia IgG4-correlata può essere confusa con condizioni diverse. Uno studio riporta che il 60% dei pazienti aveva ricevuto inizialmente una diagnosi errata di tumore maligno, più spesso di linfoma (47%) o di tumore del pancreas (30%).
“In presenza di una massa che coinvolge soprattutto il pancreas, ma anche il fegato e le vie biliari, nel 90-95% dei casi si tratta di un tumore e solo nel 5-10% di un’infiammazione”, spiega il Prof. Luca Frulloni, Gastroenterologo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.
“Clinicamente non è possibile distinguere un tumore dalla malattia IgG4-correlata: la diagnosi si basa quindi su accertamenti radiologici e biopsia della lesione”.
La diagnosi non si basa su un singolo esame. Richiede l’integrazione della storia clinica del paziente, degli esami del sangue, delle indagini per immagini e, quando necessario, della biopsia.
I criteri diagnostici e di classificazione della malattia sono stati definiti solo negli ultimi anni. Per questi motivi non è insolito che il percorso verso la diagnosi possa richiedere anche più di due anni.
Il ritardo diagnostico può avere conseguenze importanti: quando la malattia imita una neoplasia, può condurre anche a interventi chirurgici non necessari.
Proprio per la varietà delle sue manifestazioni, la malattia IgG4-correlata richiede un approccio multidisciplinare.
“Il confronto tra reumatologi, patologi, radiologi e altri specialisti d’organo è essenziale per un inquadramento corretto e tempestivo, poiché si tratta di una condizione rara e sistemica che può mimare altre patologie spesso più frequenti o colpire più distretti corporei”, sottolinea il Dott. Francesco Ferro, Reumatologo dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.
Quando il percorso DIAGNOSTICO entra nella vita quotidiana
Per molte persone, il percorso verso la diagnosi è segnato da visite e consulti con specialisti diversi, prima che emerga il collegamento tra manifestazioni apparentemente indipendenti.
Un’incertezza che può incidere sulla vita quotidiana, sul lavoro e sulle relazioni familiari e sociali.
“Quando i sintomi sono diversi e apparentemente scollegati, il percorso verso la diagnosi può generare disorientamento, paura e un forte senso di solitudine”, riporta Antonella Celano, Presidente APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare.
“È fondamentale che la persona venga ascoltata nella sua globalità e accompagnata in un percorso coordinato. Le Associazioni possono avere un ruolo importante nell’informare, orientare e far sentire le persone meno sole”.
“Le associazioni possono accogliere, ascoltare e orientare”, aggiunge Silvia Tonolo, Presidente ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici “aiutando pazienti e caregiver a individuare i centri e gli specialisti di riferimento e offrire informazioni corrette. Possono inoltre raccogliere bisogni e criticità e portarli all’attenzione di clinici e istituzioni. Una malattia può essere rara, ma la persona che la vive non deve diventare invisibile”.
La malattia IgG4-correlata richiede un monitoraggio nel tempo, perché il processo infiammatorio può provocare danni permanenti agli organi coinvolti.
“Arrivare presto alla diagnosi è fondamentale perché il danno d’organo può progredire in modo silenzioso”, conclude il Prof. Gaetano La Manna Nefrologo, IRCCS Policlinico Di Sant’Orsola, Bologna.
“Se l’infiammazione persiste, può lasciare spazio alla fibrosi, cioè a un danno cicatriziale non sempre reversibile. Riconoscere tempestivamente il coinvolgimento renale consente di avviare il percorso terapeutico più appropriato, preservarne la funzione e monitorare anche eventuali manifestazioni della malattia in altri distretti”.
Una diagnosi tempestiva e l’assistenza presso centri con esperienza nella malattia consentono di definire un percorso terapeutico e di monitoraggio personalizzato, con l’obiettivo di controllare l’infiammazione e preservare la funzione degli organi coinvolti.
Le risposte degli specialisti
Prof. Emanuel Della Torre, Reumatologo, allergologo, immunologo – Ospedale San Raffele, Milano
Che cos’è la malattia IgG4-correlata e cosa si conosce oggi dei meccanismi che la causano?
“La Malattia IgG4-correlata è una malattia causata da un anomalo funzionamento del sistema immunitario (autoimmune) che può colpire tutti gli organi del nostro corpo o individualmente o contemporaneamente causandone la progressiva cicatrizzazione e quindi la perdita di funzione. Non sono noti ad oggi i meccanismi precisi alla base della Malattia IgG4-correlata. L’ipotesi più accreditata è che fattori ambientali come l’esposizione cronica a polveri di metalli o infezioni di microrganismi ancora sconosciuti portino ad una infiammazione persistente negli organi colpiti. Gli anticorpi IgG4 che danno il nome alla malattia rappresenterebbero, in questo contesto, un tentativo del nostro corpo, purtroppo poco efficace, di spegnere l’infiammazione piuttosto che la vera causa della malattia.”
Perché gli specialisti la definiscono “la grande imitatrice”?
“La Malattia IgG4-correlata è definita “la grande imitatrice” perché, potendo colpire potenzialmente ogni organo del nostro corpo, si presenta con numerose possibili manifestazioni cliniche. Per tale motivo spesso viene scambiata per altre malattie, per lo più oncologiche o infettive, ritardando la diagnosi e ponendo il paziente a rischio di complicanze dovute ad un mancato riconoscimento e tempestivo trattamento.”
Dott. Francesco Ferro, Reumatologo – Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana
Quali segni o sintomi possono far pensare alla malattia IgG4-correlata e meritano di essere riferiti al medico?
“La malattia si manifesta spesso con la comparsa di gonfiori o tumefazioni non dolenti, in particolare a carico di ghiandole salivari, lacrimali e linfonodi. Poiché può coinvolgere anche organi non visibili o palpabili (come pancreas e vie biliari), è fondamentale riferire al medico l’eventuale riscontro di alterazioni o ingrandimenti visibili agli esami strumentali (come ecografie, TC o RM), in particolare se associati ad alterazioni degli esami del sangue relativi alla funzione di tali organi (pancreas, vie biliari).”
Come si arriva alla diagnosi della malattia IgG4-correlata e perché, in alcuni casi, è necessario il confronto tra specialisti diversi??
“La diagnosi richiede un approccio integrato che unisce gli esami del sangue (per valutare i livelli di immunoglobuline IgG4), le immagini radiologiche (tac o risonanza) e, fondamentale, la biopsia del tessuto interessato. Trattandosi di una condizione rara e sistemica che può mimare altre patologie spesso più frequenti o colpire più distretti corporei, il confronto tra reumatologi, patologi, radiologi e altri specialisti d’organo è essenziale per un inquadramento corretto e tempestivo.”
Prof. Luca Frulloni, Gastroenterologo – Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona
La malattia IgG4-correlata può colpire pancreas, fegato e vie biliari: come si distingue da un tumore, che a volte è il primo sospetto?
“In presenza di una massa coinvolgente pancreas, soprattutto, ma anche fegato e vie biliari, la probabilità maggiore (90-95%) è che si tratti di un tumore, e solo nel restante 5-10% che si tratti di una infiammazione. Clinicamente non è possibile distinguere un tumore da una malattia IgG4-correlata e la diagnosi si basa su accertamenti radiologici, in particolare TC Addome e RM Addome, ed eseguendo una Ecoendoscopia con biopsia della lesione, con una valutazione quindi istologica.”
Se la malattia sembra interessare un solo organo, perché è comunque importante fare accertamenti sull’intero organismo?
“Spesso la sintomatologia può porre il sospetto che la malattia IgG4-correlata coinvolga un singolo organo, ma con accertamenti approfonditi (in particolare una TC PET) si può dimostrare coinvolgimento di altri organi. Il coinvolgimento di più organi indica una malattia più aggressiva, che comporta una terapia più intensiva per guarire il paziente e di iniziare una terapia di mantenimento per evitare una recidiva della malattia.”
Prof. Gaetano La Manna, Nefrologo – IRCCS Policlinico Di Sant’Orsola, Bologna
In che modo la malattia IgG4-correlata può interessare i reni e come ci si accorge che sono coinvolti?
“La malattia IgG4-correlata può causare un’infiammazione dei reni e, in alcuni casi, interessare anche le vie urinarie. Spesso non provoca sintomi evidenti e il coinvolgimento renale viene scoperto attraverso specifici esami del sangue e delle urine, oppure con esami come ecografia, TC o risonanza magnetica. Per arrivare alla diagnosi è quindi importante valutare insieme i risultati degli esami e le immagini; in alcuni casi può essere necessaria una biopsia renale.”
Perché è così importante arrivare a una diagnosi precoce anche quando non si avvertono sintomi evidenti?
“Arrivare presto alla diagnosi è fondamentale perché il danno d’organo può progredire in modo silenzioso: i reni hanno una notevole capacità di compenso e la riduzione della loro funzione può non provocare disturbi evidenti nelle fasi iniziali. Se l’infiammazione persiste, può lasciare spazio alla fibrosi, cioè a un danno cicatriziale non sempre reversibile. Riconoscere tempestivamente il coinvolgimento renale consente di avviare il percorso terapeutico più appropriato, preservare quanto più possibile la funzione dell’organo e monitorare anche eventuali manifestazioni della malattia in altri distretti. Per questo, nei pazienti con malattia IgG4-correlata, è importante controllare nel tempo la funzione renale e gli esami delle urine anche in assenza di sintomi.”
