Intervista ad Antonio Pipoli, infermiere esperto di area critica e simulazione in medicina: “È la passione che ci fornisce l’energia e la resilienza per andare avanti e credere nel nostro operato, perché il nostro non è un lavoro, ma una vera e propria missione”.

 

 

 

Lavorare in ospedale per lei è una passione, una missione, una “professione” ?

Questi sono sostantivi che si incontrano e si fondono uno con l’altro. La passione fa senza dubbio la differenza, ciononostante non annulla la fatica o lo stress che quotidianamente viviamo, in particolare in questo momento storico in cui la Regione Puglia ha bloccato le assunzioni e, di conseguenza il carico di lavoro si è triplicato.

È quindi proprio la passione che ci fornisce l’energia e la resilienza per andare avanti e credere nel nostro operato, perché il nostro non è un lavoro, ma una vera e propria missione.

Pipoli da anni si occupa di simulazione in ambito sanitario, la sua passione per quest’ambito addirittura modifica i manichini per renderli sempre più realistici.

 

Come nasce la sua passione per questo ambito?

È nata parecchi anni fa, tutto è partito dopo la lettura di un testo anglosassone dove dei soccorritori del 911 riproducevano le criticità riscontrate nella realtà con scenari di addestramento simulati.

Lavorando in Rianimazione e facendo parte del  Medical Emergency Team (MET), mi sono ritrovato costantemente in situazioni drammatiche: soccorso di pazienti ustionati, pazienti con  pnx iperteso, pazienti politraumatizzati, gestione delle vie aeree, criticità in pazienti pediatrici o in donne in stato di gravidanza, ecc.

Dopo ogni intervento riflettevo sul come riuscire a  ricreare quegli scenari,  con l’ausilio di manichini quanto più verosimili alla realtà, apportando modifiche più rappresentative. 

 

Lei è responsabile scientifico del congresso teorico pratico emergenza-urgenza, che si terrà a bari il 24 e 25 novembre. perché crede cosi tanto nella simulazione in ambito medico?

Basta pensare all’aeronautica che sono stati i primi a credere nella simulazione creando il primo simulatore di volo già nella prima metà del novecento a tutt’oggi.

Io penso che la simulazione sia uno strumento potente che ci permette di affinare le tecniche (“skills”)  e le competenze non tecniche  (NTS “Non Technical Skills)” , in modo da replicare e amplificare l’ esperienza vissuta nella realtà, a tal proposito  utilissima a fini dell’addestramento.

Basti pensare che la simulazione ci permette di lavorare in un ambiente sicuro per il discente, non esposto ai rischi legati alla professione e al paziente stesso.

E’ possibile pianificare scenari di addestramento personalizzati in base all’esperienza o scegliere di sottoporre il discente a scenari clinici infrequenti rispetto al suo lavoro ordinario.

Il tutto seguito da un  confronto  costruttivo basato sulla raccolta dei dati da parte del formatore rispetto ai diversi aspetti affrontati durante il caso clinico, ricercando, al termine, la giusta strategia tecnica al fine di limitare/evitare l’errore.

Quindi possiamo dire che la simulazione aumenta le competenze cliniche in un ambiente che non può nuocere al paziente, con lo scopo di insegnare la corretta gestione delle situazioni critiche, soprattutto, attraverso l’apprendimento delle abilità comportamentali. 

 

 

Dott. Pipoli, sei stato protagonista di un soccorso particolare?

Le situazioni critiche sono state innumerevoli, molte risolte e, purtroppo, anche non risolte. Per esempio non molto recentemente c’è stata una paziente in shock emorragico ( rapida perdita di sangue, che induce una riduzione del volume ematico circolante). 

In quell’evento critico ho rivissuto tutto quello che somministro come formatore ai corsisti, quelle nozioni e metodiche che rendono un sanitario più veloce e capace di anticipare le azioni salva vita, riducendo i tempi di soccorso e cure e limitando al minimo se non azzerando l’errore.

Penso che ogni figura sanitaria non dovrebbe mai perdere di vista le tre componenti fondamentali del nostro lavoro: STUDIARE, FORMARSI ed usare il METODO CLINICO

 

Cosa trova gratificante di questo lavoro?

Trovo estremamente gratificante il fatto che ogni giorno ho la possibilità di aggiungere un tassello in più  alla mia preparazione e di stare al passo con la continua e inarrestabile evoluzione della medicina.