Spieghiamo quali sono le tappe che portano dal donatore al ricevente, attraverso il trasporto, il trapianto e le autorizzazioni e valutazioni di idoneità.

 

Come si procede quando si tratta di trapiantare un organo salvavita e chi sono gli attori della procedura? Come si accerta il decesso del donatore e chi decide se procedere all’espianto?

Molti, anche tra chi ha dichiarato il proprio consenso alla donazione, non conoscono esattamente le procedure e l’iter che donatore e ricevente devono seguire quando si rivela possibile agire per dare il via agli interventi.

Durante la presentazione dell’Intergruppo Parlamentare per la Donazione e trapianto organi, tessuti e cellule, avvenuta il 14 febbraio presso il Senato della Repubblica, gli esperti hanno spiegato come avviene tutto ciò e quali sono gli enti preposti

Oltre al fattore tempo, variabile in relazione all’organo, è determinante il rispetto di specifiche procedure per la conservazione e il trasporto.

In oltre il 60% dei casi il trasporto avviene per via aerea e, a partire da quest’anno, anche sulle tratte nazionali operate dalle principali compagnie, mentre per gli organi in grado di sopravvivere più a lungo dopo l’espianto, come i reni, su gomma, attraverso i servizi di emergenza del 118.

Ogni organo è caratterizzato da un proprio “tempo di ischemia”, ossia una tolleranza al mancato apporto di sangue e ossigeno: per il cuore e i polmoni  è 4-6 ore, per il fegato 12 ore, per il pancreas 16 ore e per il rene 18-24 ore.

“Il trapianto del polmone è tra quelli salvavita, assieme a quello di cuore e fegato” spiega il professor Mario Nosotti, Direttore dell’UOC Chirurgia toracica e trapianto di polmone al Policlinico di Milano.

“Ma è l’organo che va più incontro a deterioramento dopo il decesso” prosegue “ed ecco perché in Giappone, ad esempio, è molto usato il trapianto da donatore vivente”.

“Sta entrando nella pratica clinica anche la donazione da morte cardiaca e in generale questi interventi necessitano di tecniche molto costose: in Italia ci sono solo 10 centri per il trapianto polmonare”.

La filiera dei processi operativi e decisionali, che dalla segnalazione del donatore all’esecuzione del trapianto ha una durata media di 10 ore, può essere sintetizzata nelle fasi seguenti.

 

 

Individuazione del potenziale donatore

(spetta ai singoli centri ospedalieri, unitamente al monitoraggio clinico dei pazienti ricoverati potenzialmente candidati)

Accertamento e certificazione della morte

da parte di un collegio costituito da rianimatore, medico legale e neurologo, come previsto dalla Legge

Segnalazione al Centro Nazionale Trapianti (CNT)

attraverso una scheda che contiene tutte le informazioni già disponibili (per esempio anamnesi, gruppo sanguigno, cause della morte, rilievi clinici, indagini biochimiche e strumentali effettuate) ed eventualmente integrate da esami di approfondimento,

al fine di una prima valutazione di idoneità

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Mantenimento del cadavere a cuore battente

a cura del rianimatore, attraverso il monitoraggio di assetto emodinamico, funzione respiratoria, diuresi, temperatura corpora interna e parametri biochimici

Colloquio con i familiari e proposta di donazione

(in caso di assenso)

Tipizzazione immunologica

effettuata su prelievo di linfonodi e sangue periferico

Consultazione delle liste e allocazione degli organi

nel rispetto della compatibilità; eventuale esecuzione di esami specifici aggiuntivi

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Prelievo di organi e tessuti e seconda valutazione di idoneità

Più équipe, anche di centri differenti, provvedono al prelievo coordinato degli organi e all’attuazione delle procedure di conservazione e trasporto, specifiche per i singoli organi

Terza valutazione di idoneità e impianto del nuovo organo

ad opera dell’équipe chirurgica del Centro sul territorio

Follow-up del paziente

pianificazione di esami e visite di controllo dopo la dimissione

Appare dunque evidente come l’intera filiera richieda una perfetta sincronia di tutte le attività organizzative e gestionali, delle quali la logistica è il componente trasversale.

Per esempio non sempre donatore e ricevente risiedono nella stessa località, per cui è fondamentale il collegamento naturale tra i vari punti della rete e l’ambiente operativo dei centri di coordinamento locali, regionali e interregionali.

Allo stesso modo, per consentire il trasporto e la preservazione in condizioni ottimali, evitando i danni causati dall’ischemia e/o dalla successiva riperfusione, gli organi vengono sottoposti a raffreddamento (ipotermia).

La messa a punto di nuove metodiche di conservazione rappresenta pertanto un impegno per garantire la migliore conservazione degli organi e conseguentemente la salvaguardia della massima funzionalità dopo l’impianto nel ricevente.