Il pianeta è sopravvissuto a una fase di instabilità dell’evoluzione della sua stella madre, è il primo di questo genere mai osservato.

 
Ricercatori della University of Tasmania a Hobart, in Australia, hanno individuato un pianeta gassoso con circa 1,4 volte la massa di Giove attorno all stella MOA2010BLG477L, a 7500 anni luce nella costellazione del Sagittario.
Questo astro è una nana bianca, cioè una stella per nulla luminosa con una massa di metà quella del Sole e dimensioni paragonabili a quelle della Terra. Le nane bianche sono lo stadio finale di stelle con massa iniziale tra 0,5 e 10 volte quella solare (il che comprende circa il 97% di astri della galassia) dove le reazioni termonucleari si sono spente a causa dell’esaurimento del combustibile primario che le alimenta.
Ma prima di giungere a questa fase passano attraverso lo stadio di gigante rossa, si espandono cioè fino a inglobare i pianeti che le orbitano vicino.
Sebbene i modelli fisici abbiano implicato che pianeti di queste dimensioni e in un’orbita simile siano stati in grado di sopravvivere alla morte delle loro stelle ospiti dalla fase gigante alle nane bianche, nessun pianeta del genere è stato precedentemente osservato.‎
‎Con i dati del Keck Observatory delle Hawaii i ricercatori hanno ottenuto esposizioni profonde del campo che circonda un pianeta di massa gioviana (MOA2010BLG477Lb) scoperto in precedenza attraverso il microlensing, una tecnica che sfrutta l’effetto di lente gravitazionale prodotto dalla massa della stella, in grado di deviare la luce del sitema astro-pianeta.
Gli autori hanno determinato che questo pianeta si è formato contemporaneamente alla sua stella ospite ed è riuscito a sopravvivere dopo che la stella ha smesso di bruciare idrogeno nel suo nucleo. Si pensa che i pianeti giganti gassosi in orbita attorno alle nane bianche si spostino in orbite a 5 o 6 unità astronomiche (UA), ma questo pianeta si trova a circa 2,8 UA dalla sua stella.‎
‎Questi risultati forniscono la prova che i pianeti possono sopravvivere alla fase dell’evoluzione della loro stella ospite e supportano la previsione che oltre la metà delle nane bianche abbia pianeti simili. ‎
 
Crediti: W. M. Keck Observatory/Adam Makarenko