Il fisico condivide il premio con giapponese Syukuro Manabe e il tedesco Klaus Hasselmann.

 

È stato assegnato da poco il Nobel per la fisica e tra i vincitori c’è anche il settantatreenne Giorgio Parisi, presidente della classe di Scienze fisiche, matematiche e naturali dell’Accademia dei Lincei, ordinario di Fisica teorica dell’Università Sapienza di Roma e ricercatore associato dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Non succedeva dal 2002 che un italiano vincesse l’ambito premio. Allora era toccato a Riccardo Giacconi, per il suo contributo all’astronomia a raggi X e in precedenza a Carlo Rubbia (1984) per il lavoro che ha portato alla scoperta delle particelle mediatrici dell’interazione debole. Nel 1959 fu Emilio Segrè ad aggiudicarsi il riconoscimento grazie agli studi sull’antimateria, preceduto da Enrico Fermi (1938) per quelli sulla fisica nucleare e nel 1909 da Guglielmo Marconi, l’inventore della radio.

Le motivazioni addotte dal comitato sono le seguenti: “verso il 1980 Giorgio Parisi ha scoperto schemi nascosti in materiali complessi disordinati. Le sue scoperte sono tra i contributi più importanti alla teoria dei sistemi complessi. Essi permettono di comprendere e descrivere molti materiali e fenomeni diversi e apparentemente del tutto casuali, non solo in fisica, ma anche in altri ambiti molto diversi, come matematica, biologia, neuroscienze e apprendimento automatico”.

Parisi, anche se ai più può sembrare sconosciuto, aveva già vinto prestigiosi riconoscimenti nell’ambito della fisica e della scienza, come la Medaglia Boltzmann (1992), la Medaglia Dirac per la fisica teorica (1999, la Medaglia Max Planck (2011), il premio Wolf (2021).

Le sue scoperte “sono tra i contributi più importanti alla teoria dei sistemi complessi” spiegano i membri del comitato che assegna il premio, in particolare “la scoperta dell’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici dalla scala atomica a quella planetaria”.

Ma cosa sono questi sistemi complessi? Si tratta di sistemi composti da svariati sottoinsiemi di elementi che interagiscono tra loro, quindi con tantissime variabili che entrano in gioco quando si cerca di dare una descrizione o una predizione del comportamento dinamico dell’insieme principale.

Non riguarda solo la fisica delle particelle, dei corpi celesti o dei fluidi: si applica anche e soprattutto a sistemi biologici, organismi viventi e persino ambiti economici. Insomma, in tutte quelle situazioni in cui ci sono moltissimi componenti che influenzano, uno ad uno e in modo casuale, la totalità di un insieme. Pensate se volete alle figure in cielo formate da stormi di uccelli.

Entra in gioco anche la fisica del caos, quindi elaborare modelli descrittivi è alquanto complesso e ci si serve pertanto di algoritmi o schemi matematici, anch’essi di difficile formulazione. Un altro esempio a cui si può applicare questo tipo di fisica è lo studio del clima terrestre nella sua globalità: influenzato da multi fattori, può però essere descritto grazie a questi approcci.

E infatti gli altri due premiati col Nobel quest’anno, in piena epoca gretina post pandemica e pre apocalittica, si sono dedicati proprio allo studio climatologico della Terra e di come questo sarebbe influenzato dalle attività umane, ambito che richiede l’uso di queste tecniche di calcolo molto complesse.