Una scoperta che appare promettente nello sforzo di sviluppare farmaci per curare l’obesità arriva dall’Università della Virginia (UVA) negli Stati Uniti.

 

Scienziati del Dipartimento di Biologia Cellulare della School of Medicine dell’UVA hanno identificato 14 geni che possono causare, e tre che possono prevenire, l’aumento di peso. Problema di salute che colpisce oltre il 40% degli adulti statunitensi.

“Sappiamo di centinaia di varianti genetiche che hanno maggiori probabilità di manifestarsi in individui che soffrono di obesità e altre malattie. Ma ‘più probabilità di presentarsi’ non significa causare la malattia. Questa incertezza è una delle principali barriere per sfruttare il potere della genomica della popolazione per identificare obiettivi per trattare o curare l’obesità. Per superare questa barriera, abbiamo sviluppato una pipeline automatizzata per testare simultaneamente centinaia di geni per un ruolo causale nell’obesità. Il nostro primo ciclo di esperimenti ha scoperto più di una dozzina di geni che causano l’obesità e tre che la prevengono”, dice Eyleen O’Rourke del College of Arts & Sciences dell’UVA. “Prevediamo che il nostro approccio e i nuovi geni che abbiamo scoperto accelereranno lo sviluppo di trattamenti per ridurre l’incidenza dell’obesità”.

La nuova ricerca di O’Rourke aiuta a far luce sulle complesse intersezioni tra obesità, dieta e il nostro DNA. L’obesità è diventata un’epidemia, guidata in gran parte da diete ipercaloriche cariche di zuccheri. Anche stili di vita sempre più sedentari giocano un ruolo importante. Ma anche i geni, regolando l’accumulo di grasso e influenzando il modo in cui il nostro corpo brucia il nutrimento come combustibile. Quindi, se siamo in grado di identificare i geni che convertono il cibo in eccesso in grasso, potremmo cercare di inattivarli con farmaci e disaccoppiare il mangiare eccessivo dall’obesità.

Gli studiosi di genomi hanno identificato centinaia di geni associati all’obesità, il che significa che i geni sono più o meno prevalenti nelle persone obese rispetto alle persone con un peso normale. La sfida è determinare quali geni svolgono un ruolo causale, promuovendo direttamente, o aiutando a prevenire, l’aumento di peso. I ricercatori UVA nelle loro indagini si sono avvalsi di vermi Caenorhabditis elegans (C. elegans).

Questi minuscoli vermi amano vivere nella vegetazione in decomposizione e si nutrono di microbi. Tuttavia, condividono più del 70% dei nostri geni e, come le persone, diventano obesi se vengono nutriti con quantità eccessive di zucchero.

Questi vermi hanno consentito grandi passi avanti alla scienza. Sono stati usati per decifrare come funzionano i farmaci comuni, tra cui l’antidepressivo Prozac e la metformina stabilizzante il glucosio. Ancora più impressionante, negli ultimi 20 anni sono stati assegnati tre premi Nobel per la scoperta di processi cellulari osservati per la prima volta in questi vermi e poi risultati critici per malattie come il cancro e la neuro-degenerazione. Sono stati anche fondamentali per lo sviluppo di terapie basate sulla tecnologia dell’RNA.

E ora aiutano per scoprire i meccanismi genetici dell’obesità. Protagonisti del lavoro, appena pubblicato sulla rivista scientifica PLOS Genetics, nel quale O’Rourke e i suoi collaboratori hanno utilizzato i vermi per esaminare 293 geni associati all’obesità nelle persone, con l’obiettivo di definire quali dei geni stavano effettivamente causando o prevenendo l’obesità. Lo hanno fatto sviluppando un “modello obesità” nei vermi, alimentando alcuni con una dieta regolare e altri con una dieta ricca di fruttosio.

Questo modello di obesità, abbinato a supporti informatici, ha permesso di identificare 14 geni che causano l’obesità e tre che aiutano a prevenirla. E ha permesso di scoprire che il blocco dell’azione di tre geni in particolare ha impedito ai vermi di diventare obesi e li ha portati anche a vivere più a lungo e ad avere una migliore funzione neuro-locomotoria. Questi sono esattamente il tipo di benefici che gli sviluppatori di farmaci sperano di ottenere da possibili farmaci anti-obesità.

Ovviamente c’è da lavorare ancora molto, ma gli indicatori emersi nella ricerca sono incoraggianti. Per esempio, bloccare l’effetto di uno dei tre geni in successivi test sui topi di laboratorio ha impedito l’aumento di peso, migliorato la sensibilità all’insulina e abbassato i livelli di zucchero nel sangue. Questi risultati (oltre al fatto che i geni sono stati studiati perché sono associati all’obesità negli esseri umani) fanno ben sperare che i risultati saranno validi anche sugli esseri umani.