Non solo ricostruire quello che c’era prima della pandemia, ma renderlo migliore. In particolare, più resiliente di fronte alle possibili crisi sanitarie future.
Si è aperto il G20 Salute a Roma. La prima sessione è stata dedicata all’impatto della pandemia di coronavirus sugli obiettivi di sviluppo dell’Agenda 2030, dal momento che la prolungata crisi sanitaria è una delle prime minacce all’avanzamento previsto. In alcune aree del mondo si calcola che l’emergenza Covid-19 possa aver provocato un ritardo di decenni. Si lavora per pianificare una risposta alla pandemia che tenga conto del sostegno ai Paesi più fragili e, in questo senso, del diritto universale alle cure sanitarie.
Uno slogan del G20 Salute è “Build Back Better“, cioè non solo ricostruire quello che c’era prima della pandemia, ma renderlo migliore. In particolare, più resiliente di fronte alle possibili crisi sanitarie future. I titolari della Salute dei Paesi del G20 discuteranno di una ripresa che tenga conto delle lezioni apprese in tempi di pandemia, ma non solo. La seconda sessione si concentrerà sulle modalità concrete con cui prevenire crisi future e le risposte più appropriate. Si discuterà di come migliorare la capacità di collaborazione e coordinamento a livello internazionale, che dovrà sempre fare riferimento all’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità.
Si tratterà degli investimenti sui sistemi sanitari, che in diversi casi si sono trovati impreparati all’emergenza. Ci sarà anche un focus sui professionisti del settore e sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Infine, la terza sessione si concentrerà sui cosiddetti “control tools“, che ci stanno permettendo di contrastare con efficacia la pandemia. In primis i vaccini. Si discuterà dell’accesso globale ai farmaci e dei meccanismi di collaborazione tramite cui donare le dosi. L’obiettivo finale è quello di mandare un messaggio di cooperazione e solidarietà, che si traduce in poche parole: nessuno deve essere lasciato indietro.
