Sul web e social (e come tatuaggio) da anni impazza una formula di meccanica quantistica che dovrebbe rappresentare l’amore. Ma è l’esatto opposto. Ecco perché.

 

Prima di farsi tatuare indelebilmente sula pelle qualcosa che potrebbe rivelarsi un errore (letteralmente), meglio informarsi bene. Come nel caso della famosa “equazione dell’amore” o “della felicità”, che da anni spopola sui social e su internet, ma che in realtà non significa niente di tutto questo. Anzi, è proprio l’opposto.

Ma vediamo di cosa si tratta. L’equazione è quella nell’immagine e fu formulata dal fisico Paul Dirac quasi cento anni fa. Stava cercando di trovare una soluzione per descrivere il moto dei fermioni (le particelle che non sono mediatrici di forze) nell’ambito della teoria della Relatività.

Ci avevano provato altri prima di lui, ma qualcosa non tornava: soluzioni con energia e probabilità negative; non andava bene. Finché non arrivò alla formulazione suddetta.

Per qualche motivo ignoto questa è diventata poi, attraverso leggende e passaparola, sinonimo di “prova d’amore” perché qualcuno l’ha associata – erroneamente – al concetto di intreccio quantistico. L’avvento di internet ha poi contribuito a diffondere e consolidare questa credenza.

Vi chiederete cos’è l’intreccio quantistico e perché rimanda all’amore romantico: in sintesi è una proprietà di particelle che interagiscono in sistemi isolati. Se due di esse vengono separate, anche a distanze siderali, rimangono sempre “intrecciate”, cioè hanno un’interazione che va al di là della distanza fisica. Come l’amore tra due innamorati, sostiene qualcuno.

Spieghiamo con un esempio. Supponiamo che due monete possano esistere solo nella configurazione in cui una è testa e l’altra croce e che vengano allontanate tra loro di migliaia di chilometri; se a un certo momento una viene girata, l’altra istantaneamente si gira sull’altra faccia, perché appunto devono sempre mostrare lati opposti.

Questa proprietà non piaceva a molti scienziati, tra cui Einstein, perché violerebbe il principio di località: in sostanza, dato che nulla può viaggiare più veloce della luce, non sarebbe possibile un cambiamento di stato istantaneo. La definì una “azione a distanza inquietante”. Ma ci sono esperimenti con fasci di particelle e laser che dimostrano come questo principio (detto di non località) può invece avvenire.

Legati per sempre, come due particelle intrecciate quantisticamente. Tutto molto suggestivo. Peccato che l’equazione di Dirac in questione non dice nulla di ciò.

Per curiosità, senza entrare in dettagli complicati, cominciamo a dire cosa sono i simboli che compaiono. “i” è l’unità dei numeri immaginari, la soluzione della radice quadrata di -1. L’altro simbolo vicino è un operatore matematico molto complesso che non staremo a dettagliare, m è la massa di un fermione e l’ultimo simbolo, la lettera greca psi, indica la probabilità che il fermione si trovi in una data posizione.

Ebbene, questa equazione è valida per una particella singola, che non interagisce con nessun’altra e non è influenzata da nessun campo di forze. In pratica è come se esistesse solo quel fermione in tutto l’universo. Equazione della solitudine, quindi, altro che interazione di coppia che travalica lo spazio-tempo.

Non si sa chi e perché abbia preso la cantonata di collegare l’intreccio quantistico a questa formula, che invece non ci azzecca nulla, per usare un’espressione dei nostri tempi.

Forse perché in qualche modo rimanda a coppie di particelle. Quando Dirac la scrisse verifico sì che non c’erano più le assurde probabilità negative nelle soluzioni, ma trovò che continuavano ad esistere soluzioni a energie negative. Qualche tempo dopo si scoprirono le antiparticelle e l’antimateria e tutto ebbe finalmente un senso.

Particelle e antiparticelle si formano dal vuoto sempre in coppia e sempre in coppia si annichilano. Ecco, questo può avere un qualche rimando alla vita amorosa, se non si è poligami ovviamente.