«Le ricercatrici hanno scoperto un sistema di scrittura del genoma che sfrutta la capacità che hanno alcuni batteri di difendersi dai virus e hanno adattato questo sistema immunitario di difesa per poter modificare in modo selettivo una porzione di DNA di un organismo qualsiasi», ha commentato Luigi Lucini, docente di Biochimica alla facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali della sede di Piacenza dell’Università Cattolica.
«Si è aperta, così, un’enormità di possibilità di futuri sviluppi in ambito biologico, biochicmico, medico, di produzioni agroalimentari – ha continuato Lucini -. Questo può voler dire contrastare in modo efficace alcune malattie, soprattutto di base genetica, oppure interagire con i meccanismi alla base dell’infezione da parte dei virus, o, in pianta, migliorare la resistenza alla siccità o a un patogeno, potendo utilizzare meno pesticidi».
Il professore ha sottolineato anche l’attenzione alle questioni etiche che si aprono a fronte di questa scoperta «perché nel momento in cui parliamo di umani c’è un’implicazione enorme da considerare, ossia l’opportunità che queste tecniche siano effettivamente utilizzate o meno».
