L’immagine del primo buco nero della storia, ripresa nel 2019, mostra una variazione di luminosità nel disco di accrescimento nel suo intorno.
Nel 2019 il modo fu sorpreso dalla divulgazione della prima immagine di un buco nero, per la precisione l’enorme oggetto che si trova al centro di Virgo A, conosciuta anche come M 87, galassia che si trova a 53 milioni di anni luce nella costellazione della Vergine.
Per la verità, come si può intuire, la foto fatta dal telescopio Event Horizon Telescope, mostrava un disco di polveri e gas con al centro una macchia scura, l’immagine del buco nero. Questa materia, riscaldata e accelerata a velocità prossime a quella della luce dalla mostruosa forza attrattiva del buco nero, emette infatti radiazione elettromagnetica mentre precipita vorticosamente oltre l’orizzonte degli eventi, il confine tra l’universo visibile e il buco nero.
Adesso, andando a rivedere precedenti immagini d’archivio della galassia M87, si è visto che già dal 2009 si poteva scorgere (ma allora ancora non si sapeva) l’alone attorno al buco nero M87*.
Grazie alle immagini riprese da vari telescopi nel mondo tra il 2009 e il 2013 e poi ancora nel 206 e 2017, si è quindi potuta osservare l’evoluzione di questo disco di materia nel tempo. Mentre il diametro dell’ombra del buco nero è rimasta costante negli anni, in accordo con la teoria della relatività generale, il disco luminoso invece ha cambiato varie volte la sua luminosità, come fosse una stella che brilla a varia intensità.
Questa variazione di luminosità, spiegata come la conseguenza delle turbolenze del gas scaldato a milioni di gradi, è stata descritta oggi sull’Astrophysical Journal, in un articolo che descrive come questo fenomeno invece stia sfidando le attuali teorie sul disco di accrezione dei buchi neri, aprendo un nuovo capitolo nella ricerca dei fenomeni più energetici del cosmo.
