Due temi di strettissima attualità sulla gestione della pandemia.
Scuole: i focolai negli istituti devono preoccuparci?
Gli esperti sono concordi: di contagi e focolai, nelle scuole d’Italia, se ne conteranno eccome nel corso dei prossimi mesi. E non pochi, osservando quello che sta accadendo nei Paesi che hanno riaperto le aule prima di noi. Il sistema, però, s’è preparato. Non solo grazie al distanziamento e alle mascherine. I controlli e le procedure rigorose raccomandate dal Comitato tecnico scientifico e adottate dal ministero permettono di individuare i casi positivi (o i sospetti positivi), testarli e procedere all’isolamento delle classi coinvolte, che nelle strutture non si mescolano – o non dovrebbero mai mescolarsi – le une con le altre. I dati scientifici, poi, sono confortanti: tra i bambini di asilo ed elementari il rischio di contagio è molto basso e dove le scuole hanno riaperto non si sono osservate impennate nella curva epidemica.
Quarantena: abbreviarne la durata non è rischioso?
Il punto è delicatissimo, specie nella fase di aumento dei casi (pur contenuto) che ha fatto seguito alle vacanze estive e con la riapertura delle scuole alle porte. Ma la scienza offre dati incontrovertibili: la maggior parte delle persone si ammala dopo 5/6 giorni dal contatto con la persona infetta, quindi ragionare sulla possibilità di ridurre il periodo di quarantena oggi sarebbe possibile, pur con qualche rischio. Di quanto? Attualmente il periodo di isolamento è fissato a 14 giorni, la Francia questa settimana ha deciso di dimezzarlo. Secondo l’Oms la decisione è avventata (Oltralpe, per altro, ieri s’è registrato il record di quasi 10mila contagi in un giorno). Il Comitato tecnico scientifico italiano starebbe valutando di fermarsi a 10: la decisione sarà presa in esame la settimana prossima.
