A distanza di settimane, non è ancora chiaro quali siano state le reali cause del presunto avvelenamento.

 

 

Impiegata come agente aggressivo nella prima e nella Seconda guerra mondiale, la cloropicrina (nota anche come nitrocloroformio) può essere rilasciata nell’aria con spruzzi di liquidi o può contaminare l’acqua e il cibo. I suoi vapori attaccano fortemente le mucose degli occhi e degli organi respiratori, producendo anche irritazione dello stomaco e il vomito.

L’inalazione può risultare letale soltanto in concentrazioni superiori a una determinata soglia. L’ipotesi del suo impiego nel presunto avvelenamento di Abramovich sarebbe compatibile con la ricostruzione del malore accusato dal magnate e dai suoi interlocutori dopo aver bevuto acqua e mangiato cioccolato.

Secondo quanto ricostruisce il Daily Mail, Abramovich avrebbe temuto di perdere la vita al punto da chiedere all’esperto che lo stava visitando se stesse rischiando di morire.

L’oligarca, in quei momenti, sarebbe stato in preda a una sensazione di soffocamento e a una lacrimazione continua seguita poi da una temporanea cecità. Sintomi debilitanti scomparsi successivamente, solo con il passare dei giorni.

A distanza di settimane, non è ancora chiaro quali siano state le reali cause del presunto avvelenamento. In un’intervista, il giornalista investigativo Christo Grozev, che ha condotto approfondimenti sull’incidente, ha riportato il parere di alcuni esperti secondo i quali la sostanza chimica utilizzata sarebbe stata la cloropicrina, usata in agricoltura come fumigante del suolo e vietata per uso militare.

Per altri esperti, tuttavia, non può essere stata la cloropicrina perchè ha un odore marcato che difficilmente si riesce a nascondere, se non con modifiche chimiche all’agente stesso. I sintomi che avrebbero colpito l’oligarca Abramovich subito dopo aver partecipato all’incontro per le trattative Russia-Ucraina, però, lasciano spazio anche ad altre ipotesi.

Carlo Locatelli, responsabile Centro antiveleni e Centro nazionale di informazione tossicologica dell’Irccs Maugeri di Pavia, avanza, al riguardo, altre ipotesi come anche l’eventualità di un mix di veleni. Secondo alcune fonti riportate dal giornalista Grozev, l’incidente potrebbe essere stato provocato con un basso dosaggio di “Novichok“, termine che descrive una classe di agenti nervini prodotti nell’Unione Sovietica tra il 1970 e il 1993.

Si tratta di sostanze che possono essere somministrate in varie forme (liquida, polvere, aerosol) e che una volta inalate o entrate a contatto con la pelle possono portare sino alla morte. Il composto sarebbe stato utilizzato per avvelenare l’oppositore di Putin, Alexei Navalny, e l’ex spia russa Sergei Skripal.

Ma sul caso Abramovich ci si può limitare al campo delle ipotesi e delle fonti non ufficiali. Anche se ai medici che lo hanno assistito quando si è sentito male ha chiesto se stava morendo, dice il suo portavoce. Il magnate, comunque, è riapparso nuovamente al tavolo delle trattative sull’Ucraina e il suo presunto avvelenamento, per ora, sembra destinato a rimanere un mistero.

 

 

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