La scoperta fatta da ricercatori francesi.
L’interferone IFN-alfa / Beta in associazione a una terapia antinfiammatoria, per esempio contro l’interleuchina 6 (IL-6), o insieme a farmaci corticosteroidi alla stregua del desametasone, potrebbe portare a un miglioramento della prognosi per i pazienti gravi o destinati ad aggravarsi.
Recentemente il desametasone è balzato agli onori della cronaca poiché in uno studio condotto dall’Università di Oxford è stato dimostrato che questo farmaco antiinfiammatorio steroideo è in grado di ridurre la mortalità per Covid-19. E ora si aggiunge un interferone secondo uno studio francese dal titolo: “Impaired type I interferon activity and inflammatory responses in severe Covid-19 patients”, pubblicato sulla rivista scientifica Science.
Che cosa hanno scoperto gli scienziati del Pasteur, dell’Istituto universitario Imagine e della Sorbona di Parigi e di altri centri di ricerca transalpini? Un profilo immunologico particolare nei pazienti che sviluppano la forma severa del Covid-19. Una caratteristica distintiva della forma grave dell’infezione che può aiutare i medici a prevedere con maggior precisione andamento e prognosi.
Ma, soprattutto, a intervenire per tempo somministrando trattamenti mirati in grado di contrastare l’infezione. Ma quale sarebbe la caratteristica della gravità? Il team di ricerca, coordinato da Frédéric Rieux-Laucat, ha osservato che i pazienti più gravi contagiati dal SARS-CoV-2 presentano una carenza significativa dell’interferone di tipo 1, una carica virale nel sangue persistente e una risposta infiammatoria spropositata. Gli interferoni sono citochine (proteine innescate dai meccanismi immunitari) che vengono prodotte dalle cellule per resistere all’invasione dei virus. Si formano a seguito dell’interferenza tra virus e cellula, da cui il nome. La cellula, colpita dal virus, produce interferone e lo trasferisce alle cellule vicine. L’interferone induce così le cellule a produrre enzimi che agiscono contro il virus non appena questo le colpisce.
La carenza dell’interferone beta 1 nei pazienti con Covid-19 severa è peculiare, dato che altri virus respiratori che colpiscono l’uomo determinano una produzione elevata di questa proteina. Rieux-Laucat e colleghi hanno scoperto che livelli bassi nel sangue di questa proteina sono una sorta di campanello d’allarme, segnalando un imminente peggioramento delle condizioni di salute e il conseguente ricovero in terapia intensiva per la ventilazione meccanica.
Più gravi erano i pazienti analizzati dagli scienziati e minori erano i livelli di interferone beta 1 (concentrazioni basse si riscontrano negli anziani e nei pazienti con comorbilità, proprio le vittime preferite da SARS-CoV-2). Com’è noto da numerose indagini cliniche, una risposta spropositata del sistema immunitario, la cosiddetta tempesta di citochine, rappresenta una delle complicanze più serie della Covid-19, che è in grado di danneggiare seriamente gli organi e portare anche alla morte.
