Siamo prossimi alla libera circolazione tra Regioni, ecco cosa sta succedendo.

 

Fase 2 entrata nel vivo e nonostante la situazione non sia del tutto positiva siamo prossimi al momento della riapertura delle Regioni, cioè degli spostamenti da una Regione e l’altra (in realtà mai del tutto chiusi a garanzia del traffico di merci essenziali) e subito dopo dagli altri Stati all’Italia. Per ora restiamo nei confini nazionali e alla convivenza con il coronavirus. E sì, perché analizzando i dati, in mancanza di un esame a tappeto di tutta la popolazione e con la sensazione che molti italiani siano positivi asintomatici e non si sa se infettanti, noi in realtà, previo tampone, potremmo andare con sicurezza solo a Vò Euganeo. Ovviamente è una provocazione, ma senza avere un quadro completo del rapporto coronavirus e sua reale diffusione tra gli abitanti, di sicurezza si potrebbe parlare solo se l’indice di trasmissione (Rt) scendesse sotto lo 0,5, ossia che un positivo nel suo periodo di infettività possa al massimo contagiare una persona su due, e questo in un’ottica arrivo turisti. In realtà, la soglia di pericolosità è stata fissata a Rt 1, cioè un possibile nuovo contagiato ogni infetto circolante. Nonostante questo, almeno una o due Regioni oscillano troppo attorno all’1.

 

Ci eravamo abituati all’R0 e ora c’è l’Rt? Ma che cos’è?

Per interrompere la circolazione del Covid-19 è necessario scendere al di sotto di un contagiato per ogni persona positiva. Dunque, grande attenzione all’indice Rt, che indica la trasmissibilità del coronavirus. Un dato che tutti hanno imparato a conoscere, inizialmente come R0 (erre con zero), poi, una volta adottate le misure di lockdown, come Rt, che è il valore che indica il numero di infezioni prodotte da una persona nell’arco del suo periodo infettivo. Dato che viene associato a un altro parametro fondamentale che è il tempo che intercorre nel passaggio della malattia fra un infetto primario e quelli secondari. Al momento, in Italia, varia tra 0,29 e 0,96. Con qualche oscillazione ancora sopra l’1. Comunque, se l’Rt è inferiore a 1 significa che si va verso l’eliminazione della malattia, se è superiore a 1 indica che si va verso una crescita esponenziale del numero dei casi.

 

Però, comunque, dal primo giugno o dal 3 dovrebbero riaprirsi gli spostamenti tra una Regione e l’altra?

Secondo il Comitato Tecnico Scientifico tutto dipenderà dal prossimo report Iss-Ministero del 29 maggio: se in quella data il monitoraggio epidemiologico delle Regioni sarà con basso rischio allora ci potrà essere piena mobilità, altrimenti un nuovo Dpcm potrebbe normare nuove regole e limitazioni. Se così fosse, l‘apertura potrebbe non essere totale ma consentita solo tra territori con lo stesso indice di contagio: stando ai numeri in mano oggi con l’intreccio dei 21 parametri dell’algoritmo imposto dall’ultimo Decreto Speranza, i cittadini della Lombardia potrebbero andare solo in Molise e in Umbria (e viceversa), con situazioni davvero ai limiti dell’assurdo che potrebbero verificarsi se la regola non cambierà nei prossimi giorni.

 

Le Regioni, in realtà, in vista della stagione turistica  stanno muovendosi in modo autonomo?

Vero. Stanno facendo prove di autonomia, per ora al loro interno. La Regione Toscana dice sì ai sindaci dei comuni termali per la riapertura degli stabilimenti in deroga al DPCM già dal primo giugno. Sabato questo riaprono le spiagge in Emilia-Romagna. In sicurezza sì, ma spinti più dalla crisi economica che dalla tutela di operatori e turisti. La Regione Campania, invece, con Vincenzo De Luca fa sapere che: “Non c’era niente da firmare nell’accordo col governo per la Fase 2 del 3 giugno. Incredibilmente nella comunicazione è stata capovolta la realtà. Abbiamo difeso l’unitarietà dello Stato italiano contro 20 staterelli. Noi non possiamo certificare lo Stato dell’epidemia su tutto il Paese. Dev’essere lo Stato centrale a farlo”. Il governatore della Campania, con la sua idea di ripartenza con il piano “Campania Sicura”, è molto critico: “Devo dire che in queste settimane è sembrato capovolgersi il ruolo di Regioni del Nord e Regioni del Sud, è sembrato che ammuina venisse dal Nord e ordine dal Sud. È un elemento di novità”. Secondo De Luca l’apertura della mobilità tra Regioni prospettata per il 3 giugno va stabilità su base nazionale. “Apprezzo le ultime dichiarazioni del ministro Francesco Boccia per il quale l’apertura della mobilità interregionale non è scontata ma subordinata alla situazione epidemiologica. È una posizione ragionevole che mi convince”.

 

Che cosa ha detto Boccia?

Gli spostamenti tra Regioni potranno essere consentiti il prossimo primo giugno, ma ci sono dei criteri ben precisi che ne determineranno la riapertura. Se i numeri lo permetteranno ci si potrà spostare nella seconda casa e ricongiungersi ai parenti che vivono in altre Regioni, anche se la decisione finale spetterà alle singole Regioni che valuteranno il da farsi in modo autonomo dopo l’eventuale via libera del Governo. Il ministro Boccia precisa: “Regole chiare. Tutto quello che potrà essere deciso sulla mobilità internazionale sarà deciso dallo Stato”.

 

In base a cosa?

Per riaprire, i presidenti regionali dovranno fare riferimento a una serie di indicatori illustrati in un decreto del ministero della Salute. Il primo tra tutti sarà la valutazione del numero dei soggetti positivi al virus della Covid-19. Verrà fatta una mappatura comune per comune che terrà aggiornato l’indice di contagio che, ovviamente, dovrà mantenersi sempre basso. Le Regioni dovranno essere in grado di presentare un numero di checklist da somministrare di settimana in settimana alle strutture sociosanitarie, evidenziando quelle in cui si è riscontrata almeno una criticità. Bisognerà fornire dati anche sul numero di tamponi eseguiti, più ne verranno fatti, più i dati saranno credibili. Si suggerisce di riportare anche l’intervallo tra l’inizio dei sintomi e la data di isolamento del soggetto. Andranno poi riferite chi sono le figure professionali per ciascun servizio territoriale impiegate nel tracciamento dei contatti avuti dal caso positivo e posti quindi in quarantena e isolamento. Verranno valutati anche i luoghi in cui si verificano casi o magari piccoli focolai e il numero di accessi in Pronto soccorso con casi sospetti o accertati. Per la riapertura, sarà importantissimo anche il numero di posti letto disponibili nelle strutture ospedaliere, e in particolare nelle terapie intensive. Potrebbe infatti verificarsi una seconda ondata di contagi con l’allentamento delle misure restrittive. Saranno cruciali i 21 punti del monitoraggio stabiliti dal ministero della Salute. Ogni settimana le Regioni devono comunicare l’indice di trasmissione (Rt), il numero di tamponi effettuati, la tenuta delle terapie intensive, dati sulla prevenzione territoriale, la resilienza delle strutture sanitarie. Incrociando queste informazioni si ottiene il livello di rischio di ogni Regione. Se il livello risulta “alto” i confini non vengono riaperti. A Milano per esempio nelle ultime ore l’Rt è salito dallo 0,65 del 12 maggio allo 0,86 di giovedì 21 maggio. E questo desta preoccupazione. Ogni venerdì comunque ci saranno nuovi dati, e in base a quelli il governo potrà modificare il provvedimento della settimana precedente.

 

Decisioni diverse da Regione a Regione?

Se i parametri rientrano nello score sicurezza, sì. In Sardegna, per esempio, si entrerà con la “patente di immunità”. Questa almeno l’idea del governatore. Per prenotare le vacanze gli italiani dovranno insomma attendere il 29 maggio. La decisione del governatore della Sardegna, Christian Solinas, è al momento quella di consentire l’ingresso nell’isola solo ai turisti dotati di “patente di immunità”, italiani o stranieri: in sostanza dovranno dimostrare di essere negativi al virus prima dell’eventuale arrivo, e non ci sarà alcuna quarantena. Ma non è ancora chiaro dove e quando i turisti dovranno fare i test, e come verranno rimborsati. Anche il governatore della Sicilia Musumeci è orientato ad applicare lo stesso criterio per la stagione estiva.

 

Gli spostamenti tra Regioni, comunque, partono dal 1° giugno. Anche per la Lombardia?

C’è l’ok agli spostamenti tra Regioni a partire dal primo giugno, senza distinzioni. “Secondo me sarà possibile uscire anche dalla Lombardia, ha detto Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute. “Ovviamente – precisa – non posso garantire oggi la libertà del movimento fra diverse Regioni perché è un momento di osservazione; è una fase 2 molto iniziale e ci sono 12 regioni che hanno meno di 12 infetti. È come se all’Italia fosse stata data una lettera di dimissioni dopo una brutta malattia, adesso ha un periodo di convalescenza di due settimane. Noi dobbiamo essere pronti a non farci prendere alle spalle da eventuali altri contagi”. Di certo occorre, però, un coordinamento nazionale pronto a prendere decisioni rapide e, se serve, drastiche.

 

La realtà qual è?

Sulla riapertura le Regioni stanno andando in ordine sparso

In Piemonte e Campania c’è circospezione, in Emilia-Romagna si stanno valutando varie riaperture, nelle Regioni governate dalla Lega si parla esplicitamente di tornare rapidamente alla normalità.

 

E l’Istituto superiore di sanità (ISS) che cosa dice?

Il presidente dell’ISS, Silvio Brusaferro, aggiorna: “La curva epidemiologica sta decrescendo. Il 12% dei decessi ha cause sovrapposte”. Dal 3 giugno consentiti gli spostamenti tra Regioni: solo tra quelle con uguale livello di rischio. Se il rischio è alto i confini restano chiusi. Secondo il meccanismo messo a punto dal ministero della Salute tra Regioni con simile situazione epidemiologica non dovrebbero esserci limitazioni. Al momento gli spostamenti consentiti sono solo quelli all’interno della propria Regione. Saranno essenziali per determinare tutto questo i monitoraggi da parte del ministero della Salute. Ricorda il ministro Boccia: “Ogni settimana c’è il termometro delle Regioni, la tenuta delle terapie intensive, i tamponi, la prevenzione territoriale, la resilienza delle strutture sanitarie. Ma i criteri saranno stabiliti con il report del 29 maggio, che indicherà i tre livelli di rischio, basso, moderato e alto. La scorsa settimana solo tre Regioni erano a rischio moderato: Molise, Umbria e Lombardia. Nelle altre 18 Regioni il rischio al momento è ritenuto basso. Sarà il governo quindi a stabilire i criteri per autorizzare le riaperture, e i presidenti di Regione potranno imporre delle limitazioni. E Brusaferro conclude: “Rt sotto 1 in tutte le Regioni tranne Val d’Aosta. Vi sono più asintomatici, e il virus circola ancora. Casi in calo in tutte le Regioni, anche in Lombardia. Ma non possiamo escludere un incremento nelle prossime settimane”.

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