“Almeno due metri tra uno spettatore e l’altro, il 25-30% di presenze rispetto alla capienza si può”.

 

“Aprire al pubblico gli stadi per le partite internazionali a giugno? Perché no? Io, applicando rigide restrizioni da far rispettare, avrei permesso il pubblico già a settembre scorso per una serie di fattori ambientali non aggravanti. Anzi. E sono: lo stadio è all’aperto, è struttura ben delimitata e consente controlli sanitari agli ingressi.

Mascherina e distanziamento tra una persona e l’altra sugli spalti sono già condizioni perché non avvengano pericolose concentrazioni nell’aria del virus. Certo, occorre un impegno rigido nel far rispettare queste condizioni”. Maria Rita Gismondo, università statale di Milano, direttrice della Microbiologia Clinica, Virologia e Bio-emergenze dell’ospedale, polo universitario, Sacco di Milano, è stata sempre possibilista, ma inascoltata.

Ora, però, c’è una novità: è in corso una vaccinazione protettiva e, se le dosi ci assistono, a fine maggio una certa quota di popolazione dovrebbe già essere immunizzata. “Osservando quello che si sta verificando nei Paesi più avanti nella vaccinazione di massa, come la Gran Bretagna e Israele, possiamo dire che la risposta c’è: calo di contagi, calo di morti, riduzione della circolazione del virus”.

Quindi? “Quindi basterebbe far entrare nello stadio solo i vaccinati (con vaccinazione completata, due dosi per i vaccini che lo richiedono e una per i vaccini a una dose, almeno 15 giorni prima) e/o chi è negativo al tampone eseguito al massimo 48 ore prima o ai test rapidi eseguiti all’ingresso dello stadio, come hanno fatto a Barcellona per un concerto rock a cui hanno potuto assistere 5 mila persone. I negativi e i vaccinati entrano, i positivi no”.

E se questa ipotesi non viene accettata dalla cabina di regia? “Si apre applicando, come già detto, rigide norme di prevenzione”.

 

Qual è il distanziamento ottimale per essere sicuri? Cioè quanti tifosi potrebbero entrare a guardare la partita?

“Occorre basarsi sulla capienza in base ai posti a sedere veri, comunque mantenere vuoti i posti avanti, dietro e due ai lati è una giusta garanzia di sicurezza. Comunque, almeno due metri tra uno spettatore e l’altro. I calcoli spettano a chi gestisce queste strutture. Dare numeri limite è senza senso, i numeri vanno dati in base alle capienze. Tirando le somme, il 25-30% di presenze rispetto alla capienza si può. L’importante, insisto, è che gli spettatori-tifosi siano responsabili che se rispettano le regole possono finalmente tornare a vedere il calcio dal vivo. Responsabilità ben motivata. Le regole per la sicurezza, distanziamento e mascherine obbligatorie, valgono per uno stadio come per un concerto rock. Fermo restando che le regole di accesso e di uscita contingentati sono più facilmente applicabili in uno stadio. Ovviamente occorre rigidità massima nell’applicazione delle regole. Non si possono concedere né indulgenze né deroghe di vario tipo”.

 

Altro fattore favorente una decisione positiva?

“L’estate. Saremo messi meglio per la contagiosità, perché in estate tutte infezioni virali respiratorie vanno in calando. Ai virus influenzali di norma il caldo non piace. Se poi si riesce, nel frattempo, ad avere le dosi necessarie per aumentare la platea dei vaccinati saremmo in una buona condizione”.

 

Verso la fine dell’emergenza, la fine della paura?

“Se tutto va come previsto all’inizio dell’estate dovremmo vedere la luce in fondo al tunnel. Fermo restando il rebus varianti e la durata dell’immunizzazione nei vaccinati, che al momento tocca i nove mesi verificata laddove la campagna vaccinale è cominciata prima e sui volontari che si sono vaccinati nel corso delle sperimentazioni”.

 

 

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