Roma si è fermata più di Milano.

 

 

Dopo l’ultimatum del sindaco ambrosiano Giuseppe Sala, a seguito dell’affollamento dei Navigli nonostante il lockdown, viene da chiedersi se i milanesi hanno successivamente rispettato con più rigore le misure di distanziamento sociale. E se lo è chiesto anche Apple, ovviamente non limitandosi a Milano e all’Italia ma spaziando laddove i suoi potenti mezzi di rilevazione, nel rispetto della privacy (garantisce), possono arrivare. Per non affidarsi alle impressioni dei singoli, servono i dati sulla mobilità. Come quelli tracciati da Apple. Dati che, per collaborare con le autorità impegnate nella battaglia contro Covid-19, dal 14 aprile ha iniziato a rilasciare per ottenere i trend sulla mobilità delle principali città del mondo e di 63 Paesi. Alcuni dati presentano i trend differenziati per modalità di spostamento, e Futuro&Tech, Hot Topic, li ha postati il 9 maggio e il sito specializzato #TrueNumbers (i veri numeri), per facilitarne la lettura, ha estratto i dati della mobilità a piedi.

Oltre a fornire i dati utili alle autorità per nuove politiche pubbliche, il report di Apple mostra quali città e Paesi hanno rispettato maggiormente il lockdown.

 

Roma più “immobile” di Milano?

Partendo da un giorno “normale” prima della bomba pandemica, per esempio il 13 gennaio 2020, è Milano la città che rallenta prima di tutti. I milanesi già il 26 febbraio si muovevano del 54,21% in meno rispetto al 13 gennaio, mentre il 2 marzo, qualche giorno prima dell’avvio delle “zone rosse” il calo tocca il 64,61%. Il crollo della mobilità più vertiginoso, però, lo registra Roma: se il 6 marzo era ancora ad un semplice meno 21,34%, al 12 dello stesso mese, si ferma ancora più di Milano, registrando un meno 89,3%. La curva dei rispettivi lockdown vede Madrid e Parigi che riportano un leggero ritardo rispetto alle italiane, ma successivamente si mettono in linea con gli altri dati Apple, Londra e New York City che difficilmente calano oltre all’80%, e Berlino che al 4 aprile registra un calo di appena il 53,35%, contro un 79,8% di Roma (scrive il rapporto Apple).

 

Svezia e Germania sembrano non essersi “fermate”. La Svezia per strategia, unica pianificata peraltro. E la Germania?

Ufficialmente doveva entrare in blocco, ovviamente con libera interpretazione da Regione a Regione. Guardando i dati per continente, è la Spagna che ha registrato il calo più drastico: l’11 marzo si registrava una mobilità al più 0,74% rispetto al 13 gennaio; il 16 marzo, invece, appena cinque giorni dopo, la mobilità è meno 88,55%. Un vero e proprio crollo, un Paese immobilizzato. Il resto dei dati europei conferma quanto rilevato per le città, con la Germania decisamente più mobile dei Paesi mediterranei e del Regno Unito. Ma è la Svezia lo stato che al 4 maggio si presenta come il meno fermo d’Europa: appena il meno 23.57%, una riduzione della mobilità minima come quella che l’Italia registrava il 28 febbraio all’inizio dei casi.

 

E in Asia e in America?

Per quanto riguarda l’Asia chi si ferma prima è Hong Kong, che già al 24 di gennaio registrava un meno 44,76% degli spostamenti dei suoi abitanti. Che non è poco in una metropoli frenetica. È seguita subito dopo dalla Corea del Sud e dall’India, che dal 26 marzo è stabilmente sotto il 60%. La Russia si allinea decisamente in ritardo a Corea del Sud e Hong Kong, ma circa due mesi dopo, mentre il Giappone, che il 20 marzo era a più 49,4%, al 4 maggio è appena al meno 28,8%. E ha prorogato l’avvio della fase 2 a giugno.

Per quanto riguarda l’America vediamo che è il 13 marzo la data del lockdown per tutto il continente. Inoltre, emerge una notevole differenza tra Nord e Sud: Canada e Stati Uniti non calano mai sotto al 60%, mentre in America del Sud è solo il negazionista Brasile che in certi giorni supera tale soglia. Il Brasile in certi giorni ha una mobilità vicina ai giorni pre Covid-19. Cile e Argentina, invece, chiudono al 4 maggio l’una a meno 65,5% e l’altra a meno 78,65%. Con punte di immobilità a Buenos Aires superiori all’80%.

Mancano, infine, i dati di Cina e Corea del Nord.

 

Più immobili i più colpiti?

In generale, Apple ci dice che lo stare a casa mondiale ha avuto sostanziali differenze da Paese a Paese. Certamente quelli con il maggior numero di contagi sono quelli che hanno registrato un trend di mobilità inferiore, per reazione e paura, ma non è l’unica differenza. Emergono, infatti, numerose vedute politiche divergenti, come in Europa tra i Paesi mediterranei e quelli nordici o in America tra Paesi del Nord e del Sud. Ovviamente, non ci sono dati che sarebbero stati molto utili come quelli di Cina e Corea del Nord, ad ora uno dei pochi Paesi che, seppur circondato da aree molto colpite, ufficialmente non dichiara neanche un morto.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *