Il loro declino, accelerato in Europa, e da considerarsi choccante.

 

Lo studio ha analizzato 166 indagini a lungo termine da quasi 1.700 siti e ha scoperto che alcune specie stavano contrastando la tendenza generale al ribasso. In particolare, gli insetti d’acqua dolce sono aumentati dell’11% ogni decennio in seguito alle azioni di bonifica di fiumi e laghi inquinati. Tuttavia, questo gruppo rappresenta solo circa il 10% delle specie di insetti e non impollina le colture.

Per i ricercatori poi “studiare il numero degli insetti è stato criticamente sottovalutato in molte regioni del pianeta, con pochi o nessun dato proveniente dal Sud America, dall’Asia meridionale e dall’Africa”. La rapida distruzione di habitat selvatici in questi luoghi a causa dell’agricoltura intensiva e dell’urbanizzazione probabilmente ha ridotto significativamente le popolazioni di insetti in queste aree, anche se non si sta studiando il fenomeno.

Gli insetti sono di gran lunga gli animali più vari e abbondanti, superano l’umanità di 17 volte e sono essenziali per gli ecosistemi da cui dipende l’umanità. Impollinano le piante, sono cibo per altre creature e riciclano i rifiuti della natura stessa.

La precedente valutazione più ampia, basata su 73 studi, ha portato gli scienziati ad avvertire che erano in atto “conseguenze catastrofiche per la sopravvivenza dell’umanità” se le perdite di insetti non fossero state fermate. Un allarme. Il tasso di declino stimato nel nuovo studio poi era più del doppio rispetto alla precedente analisi. Altri scienziati hanno stimato che il 50% degli insetti sia andato perso negli ultimi 50 anni.

In particolare, laddove è stato possibile valutare i dati, sono stati rilevati crolli nel numero di insetti, per esempio del 75% in Germania e del 98% a Puerto Rico. Il nuovo studio, molto più ampio, ha riscontrato un tasso inferiore di perdite. Tuttavia, Roel van Klink, del Centro tedesco per la ricerca integrativa sulla biodiversità (a Lipsia), che ha guidato la ricerca, dichiara: “Comunque sia, già il 24% che abbiamo riscontrato è sicuramente qualcosa di cui preoccuparsi. È un quarto in meno rispetto a quando io ero un bambino. E una cosa che la gente dovrebbe sempre ricordare è che dipendiamo davvero dagli insetti per il nostro cibo”.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, ha anche esaminato come il tasso di perdita stava cambiando nel tempo. “L’Europa sembra peggiorare ora. Ma il perché non lo sappiamo”, continua van Klink. In Nord America, la curva del declino, per esempio, si sta appiattendo, ma a un livello basso nei numeri. Quindi il declino sembra fermarsi, ma il livello raggiunto è comunque molto basso.

Da altre zone del pianeta, i dati che arrivano sono molto scarsi e quindi rendono complicata l’analisi. “Ma dai nostri risultati sappiamo che l’espansione delle città è dannosa per gli insetti perché va distrutto l’habitat per loro più naturale”, sottolinea lo studioso del centro di Lipsia. “Questo sta accadendo molto rapidamente in Asia orientale e in Africa. Mentre in Sud America è in atto la distruzione dell’Amazzonia con gravi alterazioni per le biodiversità e l’equilibrio dell’ecosistema. Non c’è assolutamente dubbio che ciò sia negativo per gli insetti e per tutti gli altri animali presenti. Ne siamo quasi sicuri, ma non abbiamo dati”.

Van Klink dice anche che la ricerca ha dimostrato che gli insetti se la cavavano leggermente meglio nelle riserve naturali rispetto alle aree protette esterne. “Significa che qualcosa non va nelle aree protette”.

Lo studio ipotizza varie cause del fenomeno: a parte la distruzione dell’habitat, vi sono i pesticidi e l’inquinamento luminoso. L’impatto della crisi climatica non è chiaro nella ricerca, nonostante ovvi e vari esempi locali. L’ipotesi di van Klink è che i cambiamenti di calore e delle quantità di pioggia potrebbero sì danneggiare alcune specie, ma anche favorirne delle altre. Quindi difficile che influenzino i numeri, caso mai le specie. Per un altro studio però l’innalzamento dei livelli di anidride carbonica sta riducendo i nutrienti nelle piante e tagliando significativamente l’abbondanza di cavallette nelle praterie del Kansas, negli Stati Uniti. “Questo potrebbe accadere in tutto il mondo”. Dave Goulson, dell’Università del Sussex, che non è stato coinvolto nella nuova analisi, dichiara: “Le persone dovrebbero essere più preoccupate che mai per gli insetti. È una grande notizia che alcuni insetti acquatici sembrano aumentare, probabilmente da un livello molto basso. Ma la maggior parte degli insetti è terrestre e questo nuovo studio conferma ciò che era già chiaro: sono in declino da molti decenni”. Matt Shardlow, capo dell’ente benefico per la conservazione Buglife, è molto preoccupato: “Molte specie di insetti sono minacciate di estinzione e questo studio mostra che l’abbondanza di insetti sta diminuendo a un ritmo insostenibile. Il forte declino dell’abbondanza degli insetti volanti preannuncia un disastro ecologico in corso”.

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