Elaborato all’università di Trento servirà a testare l’efficacia delle misure fin qui adottate.
Il distanziamento sociale adottato nel nostro Paese è necessario, così come mantenere il lockdown fino a che ci sarà un’ampia documentazione sulle persone sottoposte a tampone e sul tracciamento dei contatti.
Sono alcuni dei risultati di un nuovo modello per predire il corso dell’epidemia di Covid.19 in Italia e valutare l’efficacia delle strategie messe in campo e quelle future da adottare.
Pubblicato su Nature Medicine, è stato messo a punto all’Università di Trento sui dati raccolti tra il 24 febbraio e il 5 aprile. Il nuovo modello epidemiologico funziona sulla suddivisione della popolazione in otto diverse fasce, in base alla gravità della malattia, che vanno dall’asintomatico al ricoverato, fino al dimesso e al deceduto.
Con questa classificazione i ricercatori possono prevedere diversi scenari di evoluzione sul lungo periodo, a seconda delle contromisure che si adottano. Il modello prevede un picco dei contagi al 50 giorno dall’inizio della pandemia, con circa lo 0,19% dei nostri connazionali infetto.
Le stime con questo modello prevedono 70.000 morti nel primo anno di pandemia con le attuali misure restrittivi, 25.000 e sono incrementate. Tuttavia un parziale incremento di queste ultime risulterebbe in un ritardo nel picco di contagi e di pazienti in terapia intensiva. Al contrario, un distanziamento sociale molto più stringente favorirebbe un anticipo del picco con un minor numero di infetti e di ricoverati.
