Le droghe psichedeliche sono oggetto di indagini come strumenti scientifici e clinici, ma i meccanismi cerebrali dietro i loro effetti restano poco chiari.
Approfondimenti su come il cervello umano reagisce ai diversi tipi di droghe psichedeliche sono riportate in uno studio di neuroimaging pubblicato su Nature Medicine.
Gli psichedelici sembrano cambiare il modo in cui le reti chiave nel cervello si connettono, inclusi quelli coinvolti nel pensiero di livello superiore, nella vista e nel movimento, e diverse droghe possono condividere un modello comune di effetti cerebrali.
Le droghe psichedeliche sono oggetto di indagini come strumenti scientifici e clinici, ma i meccanismi cerebrali dietro i loro effetti restano poco chiari.
Studi di imaging cerebrale precedenti, in piccole coorti provenienti da singoli centri, hanno prodotto risultati incoerenti, rendendo difficile identificare effetti affidabili tra studi e farmaci.
Comprendere come gli psichedelici influenzino la connettività funzionale del cervello — come le attività in diverse parti del cervello fluttuino insieme nel tempo — è quindi poco chiaro.
Manesh Girn, Danilo Bzdok e colleghi hanno combinato 11 dataset indipendenti di imaging cerebrale che coprono psilocibina, LSD, mescalina, DMT (N,N-dimetiltriptamina) e la miscela contenente DMT, ayahuasca, in un’analisi di 267 partecipanti in oltre 500 sessioni di scansione cerebrale.
Tra i vari farmaci e i siti di studio, il risultato condiviso più chiaro è stato che, dopo l’assunzione dei farmaci, la connettività è diventata più forte tra le reti cerebrali corticali coinvolte nel pensiero di livello superiore (modalità predefinita e reti frontoparietali) e quelle coinvolte nella vista (reti visive) e tatto (reti somatomotorie).
Sebbene affermazioni precedenti includano che le singole reti cerebrali “si disintegrano” sotto gli psichedelici, tali effetti erano relativamente incoerenti e si osservavano solo in alcuni casi.
Gli autori hanno inoltre riscontrato cambiamenti nella connettività tra le regioni cerebrali sottocorticali che aiutano a coordinare percezione e azione, inclusi caudato, putamen e cervelletto.
Questi risultati sono coerenti con l’idea che gli psichedelici allentino il consueto controllo dal basso dal cervello, permettendo all’attività di fluire più liberamente.
Forniscono anche un quadro più dettagliato, mostrando che questi effetti si verificano in specifici schemi di reti e regioni cerebrali.
I risultati rappresentano una risorsa preziosa per i ricercatori che desiderano comprendere meglio come gli psichedelici agiscono sul cervello e come questi effetti possano essere tradotti in interventi clinicamente significativi.
I risultati indicano anche un modello condiviso di attività cerebrale tra più droghe psichedeliche, offrendo un quadro più chiaro di come queste droghe rimodellano l’organizzazione cerebrale su larga scala.
Gli autori osservano che studi futuri dovrebbero confrontare direttamente diversi psichedelici in condizioni standardizzate, utilizzando metodi coerenti e coorti più ampie, per costruire una mappa più robusta e affidabile dei loro effetti sul cervello.
