Lo studio del gruppo fiorentino a primo nome Matucci, focalizzato sull’effetto di mepolizumab sul tessuto dei polipi nasali dell’Ospedale Universitario Careggi di Firenze, dimostra come mepolizumab, anticorpo monoclonale anti–IL-5 approvato nell’asma severo eosinofilo, agisca in modo mirato anche nella rinosinusite cronica con poliposi nasale. La ricerca apre nuove prospettive nella cura delle patologie respiratorie croniche, che hanno un meccanismo che le provoca e sostiene conservato, ossia un particolare tipo di infiammazione definita dagli esperti di tipo 2. Questo conferma il potenziale delle terapie biologiche mirate nel ripristinare il benessere e la qualità di vita.

 

 

Immaginate di non potervi godere il profumo di una buona carbonara o quello del vostro partner quando siete in intimità: non è una condizione rara, tanto che circa il 5% della popolazione del nostro Paese è affetta da questo disturbo.

Si chiama rinosinusite cronica e nelle forme più gravi è accompagnata dalla formazione di poliposi nasale.

“La chirurgia, per asportare i polipi, non è risolutiva, perché questi si riformano di nuovo: è una malattia infiammatoria delle alte vie aeree, ma che in un’alta percentuale di soggetti si associa anche a ad asma bronchiale“, spiega Luciano Cattani, Presidente di Associazione Asma Grave Odv e Delegato Federasma e Allergie Odv Federazione Italiana Pazienti.

Che cosa la provoca? Nell’organismo umano a volte ci sono cellule che prendono la strada sbagliata.

Così, pur avendo naturalmente funzioni difensive, assumono caratteristiche nocive per l’organismo e diventano carburante per la patologia.

Parliamo in questo caso di eosinofili: tra le più comuni cellule del sistema immunitario.

“Questi creano infiammazione nel tessuto dove si insediano”, spiega Alessandra Vultaggio, Professore associato di allergologia e immunologia clinica AOU Careggi.

“Negli ultimi dieci anni la ricerca ha permesso di individuarne diversi sottotipi: alcuni sono ‘buoni’, cioè contribuiscono a funzioni fisiologiche come la rigenerazione di alcuni organi, altri, più attivi ma ‘cattivi’ provocano danni nei tessuti”.

“Per tenerli a bada, bisogna innanzitutto capire come modulare queste due popolazioni coi farmaci.

La rinosinusite cronica con poliposi nasale (CRSwNP) è una malattia infiammatoria cronica dei rivestimenti delle cavità nasali o dei seni che porta alla crescita di estroflessioni dei tessuti molli noti come polipi nasali ed è solitamente caratterizzata da livelli elevati di eosinofili.

I rigonfiamenti possono crescere in entrambe le narici (bilaterali), influenzando notevolmente la qualità di vita del paziente causando ostruzione, perdita dell’olfatto, dolore facciale, pressione facciale e secrezione nasale.

La terapia quindi deve prevedere trattamenti di precisione che riescano ad agire specificamente sulla causa scatenante, cioè l’eccessiva presenza di eosinofili.

Un target importante in tal senso è l’interleuchina-5, (IL-5), una proteina prodotta principalmente dalle cellule del sistema immunitario che è nota per favorisce lo sviluppo, la proliferazione e la sopravvivenza degli eosinofili, ma che sempre di più viene confermata avere un effetto a più ampio spettro su varie cellule, sia del sistema immunitario che di altro tipo nell’infiammazione di tipo 2.

Mepolizumab con il suo meccanismo d’azione diretto su Interleuchina 5 (IL-5) è un farmaco biologico, che presenta un profilo di efficacia e sicurezza dimostrato e comprovato sia nei trial clinici che nella real life.

“il farmaco può agire sia sugli eosinofili sia sulle altre cellule che causano l’infiammazione, col risultato di ridurre l’edema nelle vie aeree, facendo diminuire cellule infiammate e infiammatorie”, spiega Vultaggio.

Il farmaco, somministrato una volta al mese per via sottocutanea, è in grado di riportare alla normale condizione fisiologica le vie respiratorie”.

 

Lo studio del gruppo fiorentino a primo nome Matucci, focalizzato sull’effetto di mepolizumab sul tessuto dei polipi nasali

Dopo aver dimostrato l’efficacia clinica di mepolizumab nell’asma severo attraverso la riduzione degli eosinofili infiammatori (Vultaggio et al. 2024), il Gruppo del Careggi, con il suo studio più recente, ha ampliato l’orizzonte terapeutico dimostrando l’efficacia del trattamento anche nella rinosinusite cronica con poliposi nasale.

Lo studio ha coinvolto 15 pazienti affetti da rinosinusite cronica con poliposi nasale.

Tutti i pazienti presentavano anche asma, confermando il legame tra le malattie delle vie aeree superiori e inferiori, che si influenzano negativamente a vicenda.

Il trattamento con Mepolizumab è stato somministrato per una durata mediana di circa 7 mesi.

I risultati hanno evidenziato una riduzione significativa degli eosinofili infiammatori, non solo nel flusso sanguigno ma anche direttamente nel tessuto dei polipi nasali.

Questo ha portato a benefici clinici significativi, tra cui la riduzione della dimensione dei polipi nasali, il contestuale controllo dell’asma, un miglioramento della qualità della vita e il recupero del senso dell’olfatto.

Un aspetto innovativo dello studio è stato l’osservazione, al microscopio, della rigenerazione del tessuto epiteliale nasale.

Prima della terapia il tessuto del polipo nasale mostrava modificazioni tipiche del processo di rimodellamento tessutale, come edema, aumento degli eosinofili nel tessuto e aumento delle cellule mucipare.

Questi tre parametri vengono ridotti in maniera significativa dopo la terapia con mepolizumab. Questo dato apre nuovi orizzonti per il trattamento delle patologie croniche come la poliposi nasale.

“Lo studio non solo ha confermato i dati clinici di efficacia del farmaco, ma ci ha anche permesso di capire le basi per cui si raggiungono questi risultati”, dice Andrea Matucci, Dirigente Medico del Reparto di Immunoallergologia AOU Careggi, Firenze.

 

 

Le prospettive future

La ricerca scientifica ha identificato nel tempo una serie di bersagli chiave per il trattamento efficace di queste malattie infiammatorie di tipo 2.

Tra questi spiccano le citochine, in particolare l’interleuchina-5 (IL-5), che agisce come orchestratrice di una complessa cascata infiammatoria.

Questo processo coinvolge diverse cellule e mediatori dell’infiammazione, contribuendo allo sviluppo, alla cronicità e, in alcuni casi, alle riacutizzazioni delle malattie.

“L’introduzione delle terapie biologiche per patologie croniche che impattano significativamente la qualità della vita, come l’asma severo e, più recentemente, la rinosinusite cronica con poliposi nasale, ha rappresentato un progresso straordinario nella gestione di queste malattie”, commenta Sara De Grazia, responsabile medico dell’area terapeutica di GSK.

“Oggi, possiamo parlare di remissione clinica, un traguardo impensabile fino a pochi anni fa. Questo progresso è stato accompagnato da una comprensione sempre più approfondita dei meccanismi immunologici e infiammatori che regolano l’insorgenza e il decorso di queste patologie.

Il lavoro dagli esperti fiorentini guidati da Andrea Matucci segna un passo fondamentale nella moderna gestione delle malattie respiratorie croniche e per noi di GSK è uno sprone a continuare nel nostro impegno in quest’area per offrire risposte mirate ad ogni paziente sulla base della sua specifica condizione, a carico delle alte o basse vie respiratorie”.