Mepolizumab di GSK come l’asta dell’equilibrista nel trattamento dell’asma eosinofilico severo. Lo studio dimostra come mepolizumab sia in grado non solo di contrastare questi eosinofili infiammatori, ma possa anche ristabilire un equilibrio con gli eosinofili non infiammatori simile a quello di persone sane. Lo studio sottolinea anche un aspetto importante dell’asma grave, cioè di essere nella maggioranza dei casi accompagnata da altre patologie eosinofile importanti come la rinosinusite cronica con poliposi nasale e sapere questo può consentire una diagnosi più precoce della malattia, seguita da un trattamento più mirato.

 

 

 

Un nuovo studio condotto da un team multidisciplinare composto da immunologi e otorini dell’Ospedale Careggi di Firenze ha investigato il ruolo degli eosinofili infiammatori nella severità clinica dell’asma grave eosinofilico rilevando che il trattamento con l’anticorpo monoclonale mepolizumab ripristina il bilanciamento fisiologico fra i sottofenotipi di eosinofili, riportando i livelli di eosinofili “buoni” e “cattivi” a quelli osservati nei soggetti sani e spiegando così come il farmaco possa consentire di controllare una patologia così severa ed impattante.

“Uno degli scopi del nostro studio è stato quello di indagare le varie popolazioni di eosinofili nei pazienti, molti dei quali con comorbidità di poliposi nasale“, afferma Alessandra Vultaggio, Ricercatore del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica – Università degli Studi di Firenze – SOD Immunoallergologia – AOU Careggi.

“Abbiamo scelto pazienti mai esposti a un trattamento biologico”, prosegue e “abbiamo quindi analizzato gli eosinofili nel sangue periferico e nei tessuti, rilevando che queste cellule erano espanse”.

“Inoltre, abbiamo visto che si espandono maggiormente nei pazienti con forme più gravi di asma, vale a dire quelli che sono sottoposti a terapia con cortisone, subiscono ospedalizzazioni e hanno perdita della funzione polmonare”.

“Possiamo quindi affermare, dal nostro lavoro, che gli eosinofili sono biomarcatori della severità della malattia“.

 

Che cosa sono gli eosinofili 

Gli eosinofili sono dei globuli bianchi che possono essere  più elevati nel sangue quando c’è un’infiammazione in corso poiché concorrono alla  risposta immunitaria contro allergeni ed infezioni parassitarie.

Alcuni fattori, tra cui ad esempio i farmaci corticosteroidi di cui spesso fanno uso i pazienti con asma eosinofilico severo, possono alterare o mascherare la quantità di eosinofili nel sangue.

Per questo, è molto importante una corretta diagnosi per valutare la presenza di infiammazione eosinofila, così da stabilire il corretto percorso terapeutico.

“Il numero di eosinofili nel sangue si valuta con un banale emocromo“, spiega Vultaggio, “e il target delle nuove terapie è dunque una loro sottopopolazione, cioè quella infiammatoria”.

 

Lo studio del Careggi

Lo studio pubblicato nella prestigiosa rivista Allergy del dicembre scorso, fornisce nuove evidenze circa un ambito di ricerca che aveva permesso già nel 2022 di pubblicare un articolo estremamente innovativo.

Era stata infatti dimostrata la presenza di due tipologie di eosinofili con funzioni differenti, ossia omeostatica o infiammatoria.

Nel recente articolo su Allergy, gli autori hanno confermato e approfondito questi risultati in una popolazione asmatica totale di 74 pazienti di cui circa l’85% presentava anche rinosinute cronica con poliposi nasale, dimostrando che la quantità di eosinofili infiammatori è collegata con la gravità della malattia e suggerendone un ruolo causale nelle patologie eosinofilo mediate.

Infine, lo studio dimostra come mepolizumab sia in grado non solo di contrastare questi eosinofili infiammatori, ma possa anche ristabilire un equilibrio con gli eosinofili non infiammatori simile a quello di persone sane.

Lo studio sottolinea anche un aspetto importante dell’asma grave, cioè di essere nella maggioranza dei casi accompagnata da altre patologie eosinofile importanti come la rinosinusite cronica con poliposi nasale e sapere questo può consentire una diagnosi più precoce della malattia, seguita da un trattamento più mirato.

Sono diversi infatti i pazienti con una scarsa qualità di vita, impossibilitati a lavorare e a condurre una vita normale a causa di riacutizzazioni, sintomi o trattamenti con alti dosaggi di corticosteroidi con relativi effetti collaterali.

 

Che cos’è l’asma grave

In Italia, si stima che circa il 5% della popolazione (circa 3 milioni di persone) sia affetta da asma bronchiale e che il 10% dei soggetti asmatici presenti una forma di asma grave (circa 300.000 persone).

“La patologia asmatica è ancora oggi sottovalutata, così come il ruolo degli eosinofili”, sottolinea Andrea Matucci, Dirigente I° Livello SOD Immunoallergologia Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi – Firenze.

“Siamo di fronte ad una patologia invalidante spesso aggravata da altre comorbidità come la rinosinusite cronica con poliposi nasale (CRSwNP); binomio  questo che ancora oggi vede, purtroppo, l’uso frequente dei corticosteroidi orali, anche a elevati dosaggi, che non consentono di raggiungere un controllo adeguato a lungo termine dei sintomi invalidanti a differenza di quanto dimostrato con la terapia biologica come mepolizumab ad esempio”.

 

Come funziona mepolizumab

Mepolizumab è un anticorpo monoclonale che agisce sull’interleuchina-5 (IL-5), la molecola principalmente responsabile per la crescita e la differenziazione, il reclutamento, l’attivazione e la sopravvivenza degli eosinofili.

Mepolizumab blocca il legame di IL-5 alla superficie delle cellule degli eosinofili e di conseguenza, inibisce l’azione dell’IL-5 e riduce la produzione e la sopravvivenza degli eosinofili.

“Con questo farmaco è possibile restaurare le condizioni fisiologiche normali dei pazienti“, afferma Matucci, “perché è in grado di intercettare gli eosinofili infiammatori caratteristici della malattia”.

Mepolizumab è attualmente indicato per il trattamento dell’ Asma eosinofilico severo, Rinosinusite cronica con poliposi nasale (CRSwNP), Granulomatosi eosinofilica con poliangite (EGPA) e Sindrome ipereosinofila (HES).

C’è un unico, predominante fattore eziopatogenetico nella genesi di diverse malattie eosinofile, dall’asma grave fino alla rinosinusite cronica con poliposi nasale(CRSwNP), alla granulomatosi eosinofilica con poliangite (EGPA) e alla sindrome ipereosinofilica (HES): la cellula eosinofila.

La terapia quindi deve prevedere trattamenti di precisione che riescano ad agire specificamente sulla causa scatenante, cioè l’eccessiva presenza di eosinofili, come l’interleuchina-5, (IL-5) una proteina prodotta dalle cellule del sistema immunitario che favorisce lo sviluppo, la proliferazione e la sopravvivenza degli eosinofili.

Mepolizumab con il suo meccanismo d’azione diretto su Interleuchina 5 (IL-5) è un farmaco biologico, che presenta un profilo di efficacia e sicurezza dimostrato e comprovato sia nei trial clinici che nella reale pratica clinica.

“Questo anticorpo ha riacceso la luce sulla patologia dell’asma”, prosegue Matucci, “ma esiste purtroppo un gap tra il mondo della ricerca e gli specialisti e i medici di medicina generale, che spesso non sanno interpretare gli eosinofili nel sangue alti come un problema per il paziente; c’è un ritardo nella conoscenza delle scoperte fatte dalla ricerca”.

 

Un farmaco che parla italiano

“Mepolizumab viene prodotto a Parma, centro di eccellenza di GSK per gli anticorpi monoclonali e antivirali”, spiega Elisabetta Campagnoli, Specialty Medical Head GSK.

“I monoclonali sono una esemplificazione del concetto di medicina di precisione e target therapy nella pratica: prima si comprendono i meccanismi patologici e poi quali malattie ne scaturiscono”, prosegue.

“Ci sono quattro patologie che hanno in comune un disfunzionamento degli eosinofili, cellule cruciali per il nostro organismo, e mepolizumab è la risposta terapeutica ad esse”.

“L’azienda ha un dialogo frizzante con i ricercatori e la Ricerca e Sviluppo in abito respiratorio si sta concentrando nel pathway delle interleuchine 5, punto cruciale di un certo tipo di infiammazione: la nostra pipeline prevede un farmaco che ha sempre come target la IL-5 ma con un meccanismo d’azione long acting, cioè tramite una somministrazione ogni sei mesi anziché mensile”, conclude.