I risultati di una nuova survey internazionale mostrano che il 40% delle persone con diabete ha saltato le visite mediche a causa di vergogna o stigma. Per il 70% delle persone con diabete il supporto da parte degli altri può aumentare significativamente la loro motivazione a gestire la patologia.

 

 

C’è un film degli anni ’80, diretto e interpretato da Massimo Troisi, dove il protagonista – un napoletano che, stanco della routine quotidiana della città partenopea, si trasferisce a Firenze – è continuamente soggetto a domande, insinuazioni e battute sulla sua condizione, scambiata sempre per quella di un emigrante.

“Ma perché un napoletano nun po’ viaggia’?” è la battuta con la quale il compianto attore, alla fine del film, cerca con ironia di mettere in luce lo stigma che allora affliggeva chi proveniva dal Meridione d’Italia.

Ecco, anche per quanto riguarda la salute, persistono pregiudizi e luoghi comuni che, ancora nel 2025 – nell’epoca dell’informazione globalizzata e capillarizzata dei social- faticano a scomparire. Un esempio: il diabete.

Forse è capitato anche a voi di sentire: “mi sta salendo la glicemia a mille”, quando qualcuno vede una giovane coppia scambiarsi effusioni amorose, oppure “ma puoi mangiare i dolci?”, se un diabetico ordina un tiramisù a una cena tra amici o di lavoro.

Chi non è affetto da diabete, sia esso di tipo 1 (quello che insorge in giovane età per una patologia autoimmune del pancreas) o di tipo 2 (legato invece a stili di vita poco salutari), non ha idea di come anche banali commenti su questa malattia possano essere nocivi per chi invece ne soffre.

Di questo problema se ne è parlato ieri a Roma durante un’iniziativa organizzata da Abbot, la farmaceutica che fa un sensore per il monitoraggio in continuo della glicemia, che ha visto rappresentanti delle associazioni pazienti, medici e politici confrontarsi su questo tema.

I risultati di una nuova survey e un video presentati da Abbott a Roma mettono in evidenza che anche commenti quotidiani
possono far male alle persone con diabete.

La survey, condotta su oltre 2.600 persone con diabete in 8 Paesi nel mondo, fra cui l’Italia, rivela che vergogna e stigma potrebbero avere un profondo impatto sulla salute:

• Lo stigma sul diabete è un problema: quasi il 70% degli intervistati dichiara che esiste uno stigma associato al diabete

• Il diabete come battuta: l’85% afferma di aver visto informazioni sbagliate sul diabete riportate dai media, programmi televisivi, film e sui social. E il 40% dichiara di aver sentito battute o barzellette sul diabete

• La vergogna provoca silenzio: quasi il 25% evita di parlare della propria patologia con familiari e amici per imbarazzo

• Le conseguenze sulla salute: il 40% delle persone con diabete – un dato che sale al 49% in Italia – ha dichiarato di aver saltato le visite mediche a causa della vergogna e dello stigma

Ma se le parole possono far male, possono anche aiutare: Il supporto aiuta: per 7 persone con diabete su 10 le parole di supporto possono aumentare significativamente la loro motivazione a gestire la patologia.

Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera dei Deputati, ha comparato il diabete a una vera e propria epidemia: se a inizio secolo esso colpiva 150 milioni di persone nel mondo, nove anni dopo questo numero era salito a 285 milioni e oggi tocca i 346 milioni.

Di questi, quattro stanno in Italia. Forse 6, se si inseriscono nel computo anche le persone in cui la malattia non è ancora manifesta o non diagnosticata. Stiamo comunque parlando del 6% ella popolazione.

L’onorevole ha anche sottolineato come l’età della comparsa del diabete di tipo 2, che tipicamente insorgeva verso la senescenza, si sta ora avvicinando alla giovinezza, toccando la fascia 12-25 anni: segno che è ora di intervenire per cercare di cambiare stili di vita non salutari e cattive abitudini alimentari, le cause scatenanti della malattia.

Se non si agisce, entro il 2025 in Italia saranno ben 12 milioni le persone diabetiche, quattro volte tanto quelle di ora.

Che può fare la politica- si chiede l’onorevole. Oltre ad accompagnare la ricerca, con la legge 230 del 2030 si è finalmente nazionalizzata la diagnosi precoce, con uno screening su base appunto nazionale tra 0 e 17 anni, proprio per cercare di ritardare l’esordio o, ancora meglio, evitare la malattia.

Poi, bisogna agevolare la vita di chi è diabetico, e qui interviene la telemedicina e il monitoraggio in continuo della glicemia, oltre all’introduzione nel percorso terapeutico di figure come il nutrizionista e lo psicologo.

Ma fondamentale è la prevenzione primaria, quella che deriva dall’informazione e dalla formazione, ha sottolineato Guido Quintino Liris, della Commissione bilancio del Senato, ricordando che, essendo il diabete una malattia cronica, pone una seria sfida pe il SSN.

Raffaella Buzzetti, Presidente Nazionale SID – Società Italiana di Diabetologia, ha poi evidenziato che, in tema di stigma, quello dell’alimentazione è forse il più ricorrente e non veritiero.

Per il diabete di tipo 2, infatti, c’è anche una predisposizione genetica: non vi è un gene responsabile, bensì tanti polimorfismi che determinano un alto rischio per la persona, soprattutto se entrambi i suoi genitori ne sono portatori.

Angelo Avogaro, Coordinatore EUDF Italia- European Diabetes Forum ha infine ricordato che un diabetico nella sua vita deve compiere mezzo milione di azioni: quelle per misurare la glicemia, assumere farmaci, fare visite.

E proprio in tema di visite, reclama a gran voce come lo stigma istituzionale, che marchia a fuoco il paziente, debba essere finalmente tolto: non c’è alcuna evidenza statistica che indichi che chi è affetto da diabete provochi più incidenti stradali o ne sia coinvolto rispetto a una persona “sana”, eppure il rinnovo della patente deve essere fatto ogni 5 anni e non dieci.

Una misura inutile, che bolla il diabetico, così come il piano terapeutico, ammonisce.

L’iniziativa di Abbott “Above the Bias” – che è stata presentata in Italia con il patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Roma – si pone l’obiettivo di aiutare le persone a guardare il mondo dalla prospettiva di chi convive col diabete e comprendere le sfide complesse con cui devono fare i conti quotidianamente.

L’iniziativa si basa sul lavoro di numerose organizzazioni per il diabete, associazioni pazienti ed esperti, che da tempo si impegnano per ridurre lo stigma sul diabete.

Per saperne di più è possibile visitare il sito www.oltreilpregiudizio.it e guardare il video della campagna.

“Fin dall’inizio, ci siamo impegnati per rendere più semplice convivere con il diabete”, ha affermato Chris Scoggins, Executive Vice President di Abbott Diabetes Care.

“Ma l’innovazione tecnologica da sola non basta per superare tutti gli ostacoli che le persone devono affrontare. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per supportare le persone che vivono con il diabete, in modo che possano ricevere l’assistenza di cui hanno bisogno per gestire la loro salute.”

Abbott inaugura inoltre un’installazione immersiva in Piazza San Silvestro a Roma dal 20 al 23 febbraio che permetterà ai visitatori di guardare le cose dal punto di vista di chi convive con il diabete.