Il gas nobile xeno può contrastare alcuni dei principali segni distintivi dell’Alzheimer prendendo di mira i difetti del sistema immunitario del cervello, secondo una nuova ricerca che coinvolge più modelli murini.

 

 

Il gas nobile xeno può contrastare alcuni dei principali segni distintivi dell’Alzheimer prendendo di mira i difetti del sistema immunitario del cervello, secondo una nuova ricerca che coinvolge più modelli murini.

I risultati rivelano una sorprendente applicazione terapeutica per lo xeno inalato e suggeriscono che il gas potrebbe essere tradotto in un nuovo trattamento per le malattie neurodegenerative.

Il morbo di Alzheimer è una malattia complessa, con una serie di cause genetiche e ambientali.

Tuttavia, gli scienziati hanno determinato che i difetti nelle cellule immunitarie chiamate microglia contribuiscono all’insorgenza della condizione.

Le microglia sono quindi importanti bersagli terapeutici per la malattia di Alzheimer, ma non ci sono ancora terapie clinicamente disponibili in grado di modulare queste cellule.

Ora, Wesley Brandao e colleghi del Brigham and Women’s Hospital riferiscono che lo xeno supporta la funzione della microglia e può proteggere parzialmente i topi dal morbo di Alzheimer.

Lo xeno è stato usato come anestetico dalla metà del 1900 e come trattamento per le lesioni cerebrali, e può facilmente penetrare la barriera emato-encefalica.

Brandao e colleghi hanno progettato una camera di inalazione personalizzata per lo xeno e ha somministrato il gas a diversi modelli murini di malattia in fase iniziale e avanzata.

Il gas ha fatto sì che la microglia degli animali adottasse uno stato di attivazione unico, consentendo alle cellule di scomporre le proteine dannose in modo più efficace e di smorzare i loro effetti proinfiammatori.

Ulteriori studi hanno dimostrato che lo xeno ha potenziato l’attività dell’IFN-γ e ha ridotto sia la diffusione delle placche amiloidi che la formazione di neuriti legati alla malattia.

In uno dei modelli murini, i roditori che hanno inalato il gas hanno mostrato segni meno gravi di atrofia cerebrale, neuroinfiammazione più lieve e una migliore funzione cognitiva durante la costruzione dei loro nidi.

Si noti che i trattamenti con xeno entreranno in fase di sperimentazione clinica su volontari sani all’inizio del 2025.