A cinque anni dall’arrivo in Italia della prima terapia genica, le CAR-T sono una realtà nella pratica clinica: crescono i successi nel trattamento di alcune patologie onco-ematologiche, molte centinaia i pazienti con tumori del sangue, in gran parte aggressivi, trattati, una trentina i Centri accreditati per la somministrazione. Aumenta il numero delle CAR-T autorizzate in oncologia e onco-ematologia mentre a livello mondiale la ricerca scientifica è a caccia di nuovi e difficili bersagli da colpire.

 

 

Il futuro nel trattamento dei tumori de sangue – e presto anche di quelli solidi – si chiama CAR -T. È l’acronimo di cellule T del recettore chimerico dell’antigene: in pratica si usano linfociti T, cellule del sistema immunitario del paziente opportunamente modificate, per attaccare i tumori.

Il processo è questo: se il paziente è eleggibile al trattamento, viene prelevato il suo sangue, dal quale si separano i linfociti, che sono successivamente modificati geneticamente con un virus per riconoscere e combattere il tumore. Sono poi reinfusi nel paziente, dove esercitano la loro azione anticancro.

Ma il ‘viaggio nel futuro’, appena iniziato, continua perché se da un lato aumenta il numero delle CAR-T cells autorizzate in oncologia e onco-ematologia (secondo il Report 2019 dell’European Society for Blood and Marrow Transplantation-EBMT sui trapianti di cellule emopoietiche, le terapie CAR-T sono cresciute del 650% rispetto al 2017) e nei laboratori di tutto il mondo la ricerca scientifica avanza velocemente a caccia di nuovi e difficili bersagli da colpire, dall’altro le CAR-T come le conosciamo oggi sono solo il primo passo su un cammino in profonda evoluzione e con molti interrogativi a cui dare risposte.

In questa prospettiva AIL – Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma, ha deciso di riprendere, da Milano, il ‘viaggio’ di CAR-T – Il futuro è già qui, campagna itinerante e online nata nel 2021, per informare pazienti, familiari, caregiver e specialisti, e migliorare la conoscenza, l’accesso e la gestione dei trattamenti, con uno sguardo alle esperienze cliniche maturate, ai successi dei pazienti trattati e ai futuri ambiti di applicazione.

“Le CAR- T sono arrivate in Italia cinque anni fa, con il primo trattamento eseguito a Milano ed oggi si contano più di 1.400 pazienti trattati in 40 centri sparsi sul territorio”, dice Giuseppe Toro, Presidente Nazionale AIL.

“La prima edizione della campagna ha raggiunto 10 Regioni italiane con 11 tappe da nord a sud del Paese grazie al sostegno delle sezioni locali AIL. Ma AIL è consapevole che il viaggio nel futuro delle CAR-T continua, da qui la decisione di proseguire il “viaggio” con questa seconda edizione dell’iniziativa”.

“Anche se rimangono ancora molte sfide da affrontare per la ricerca e per i clinici e alcuni interrogativi importanti a cui dare risposte, le CAR-T rappresentano più che una speranza concreta per quei pazienti che non rispondono alle terapie convenzionali e il loro impiego sta ottenendo successi insperati fino a pochi anni fa in pazienti che non avevano più alcuna possibilità terapeutica. In questo scenario entusiasmante e in continua e veloce evoluzione, AIL è decisa a restare al fianco dei pazienti e delle famiglie e vuole continuare a promuovere una informazione il più possibile esaustiva e corretta che sia in grado di aiutare i pazienti e gli stessi medici verso le scelte terapeutiche più sicure ed efficaci”.

“Le CAR-T sono il frutto di 25 anni di ricerca di laboratorio e rappresentano l’unica alternativa per tutti quei pazienti che non rispondono ad altre cure: dimostrano di funzionare laddove non funzionava più niente, spiega Paolo Corradini, Direttore Divisione di Ematologia, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano.

“Già oggi il 50% circa delle leucemie linfoblastiche acute ed il 40% dei linfomi a grandi cellule B vengono guariti da questa terapia. Sono una delle strategie più innovative e promettenti per il trattamento delle patologie ematologiche refrattarie. Sono molti i dati di real life, derivanti dalla pratica clinica dei vari Centri nei diversi Paesi, che dimostrano come nel linfoma follicolare le CAR-T funzionano molto bene, e altrettanto nel mieloma multiplo, anche se non con gli stessi risultati dei linfomi”.

“I dati di risposta e di sopravvivenza nelle malattie refrattarie fin qui raccolti sono molto incoraggianti, in particolare per la sopravvivenza a lungo termine, anche se ci sono effetti anche potenzialmente mortali dopo due anni, causati da infezioni – perché il paziente può essere immunocompromesso – o dall’insorgenza di tumori secondari. Come per tutte le terapie innovative, anche questa deve essere monitorata nel paziente per 15 anni”.

“nel nostro ospedale la prima sperimentazione è avvenuta nel 2017 e siamo inoltre stati i primi nel Paese a usare tutti i tipi di CAR-T disponibili”.

“Già da un anno questa terapia è indicata anche per la prima linea e i dati dicono che garantiscono un +20% di risposte complete e una maggiore sopravvivenza a quattro anni”.

“Per questo trattamento è coinvolto un team multidisciplinare, perché è un programma di trattamento in fasi sequenziali ma distinte”, aggiunge Piera Angelillo, Ematologa UO di Ematologia e Trapianto di Midollo, IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

“Ognuna di queste fasi coinvolge processi altamente complessi ed interdipendenti, che si svolgono in luoghi fisicamente distinti, sono gestiti da equipe diverse e devono avvenire a timing predefiniti, richiedendo un lavoro di logistica che talora esula da competenze sanitarie in senso stretto”.

“Dopo la reinfusione, per esempio, è necessario un ricovero di due settimane, perché questo è il periodo più critico per l’insorgenza di complicanze”.

“I Centri autorizzati a somministrare CAR-T sono Unità specializzate in terapie cellulari e genetiche, dove sono standardizzati percorsi che garantiscono la catena di custodia ed identità del materiale dalla sua raccolta alla reinfusione. Tali percorsi sono garantiti da complessi processi di accreditamento del Centro sia a livello extra nazionale che regionale”.

Le CAR-T sono utilizzate anche in ambito pediatrico, come sottolinea Adriana Balduzzi, Direttore S.C. Pediatra, Fondazione IRCCS San Gerardo, Monza, Professore di Pediatria, Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università Milano Bicocca.

“La leucemia linfoblastica acuta è il tumore più frequente in età pediatrica, rappresentando il 30% dei casi. a maggioranza dei bambini raggiunge la remissione a lungo termine con le terapie convenzionali, ma il 15% subisce una recidiva. Per quelle refrattarie usiamo le CAR-T in terza linea, che rispetto alla chemio, danno meno tossicità ed evitano effetti indesiderati come la sterilità”.

“Il primo bambino da noi curato ha iniziato il trattamento nell’agosto del 2016 ed ora sta bene”.

L’infusione di cellule CAR-T, per un paziente che ha vissuto periodi di cura lunghi e infruttuosi, riaccende la speranza ma ad essa si associa la paura riguardo le imprevedibili percentuali di successo o per il possibile fallimento anche di quest’ultimo tentativo di cura. Il supporto psicologico, la presenza costante degli specialisti e degli infermieri, l’accoglienza nelle Case alloggio AIL, sono elementi indispensabili per aiutare i pazienti onco-ematologici prima, durante e dopo aver ricevuto la terapia CAR-T, come conferma una ricerca realizzata con il supporto di Gilead e AIL Milano.

“La ricerca, basata su interviste a 12 pazienti e 7 caregiver, ha indagato i principali bisogni dei pazienti onco-ematologici sottoposti a Car-T cells e dei loro caregiver”, spiega Sara Alfieri, Ricercatrice psicologa SSD Psicologia Clinica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

“Emergono come prioritari i bisogni cosiddetti ‘esistenziali’, legati alla vita e alla sopravvivenza, ovvero quei bisogni per cui il paziente vuole sentirsi dire, vuole credere e vuole sperare che questa ennesima linea di terapia andrà bene e che, se non ci dovesse essere un risultato positivo, ci saranno altre possibilità terapeutiche”.

“Emergono poi i bisogni relativi al desiderio di essere informati in maniera esaustiva, empatica e sincera, in caso contrario, si alimentano timori e incertezze. Seguono i bisogni legati all’assistenza per cui i pazienti desiderano il miglioramento dei servizi di base (supporto psicologico, visite e controlli vicini alla propria residenza) e il sostegno del mondo delle associazioni per migliorare la vita di tutti i giorni”.

“È forte e predominante il bisogno di non sentirsi abbandonati. I caregiver dal canto loro mostrano una visione più pessimistica e hanno paura a credere che l’ennesimo tentativo di cura con CAR-T possa avere un lieto fine”.