Presentati al 54° Congresso della Società Italiana di Neurologia, tenutosi negli scorsi giorni a Roma, le novità su più di 200 nuove terapie per l’epilessia attualmente in fase preclinica o clinica, inclusi molti trattamenti che agiscono secondo nuovi meccanismi d’azione.

 

 

L’epilessia è un disturbo cerebrale comune, caratterizzato da crisi epilettiche ricorrenti spontanee, con comorbilità neuropsichiatriche e cognitive associate e aumento della mortalità.

“Sebbene le persone a rischio possano spesso essere identificate, non sono disponibili interventi per prevenire lo sviluppo del disturbo”, spiega Angelo Labate, Professore Ordinario di Neurologia Università di Messina.

Inoltre, in almeno il 30% dei pazienti, l’epilessia non può essere controllata dagli attuali farmaci anticrisi (ASM).

Come risultato dei notevoli progressi nella genetica dell’epilessia e dello sviluppo di nuovi modelli di malattia, tecnologie di screening farmacologico, di neuroimmagini e modalità terapeutiche innovative negli ultimi 10 anni, più di 200 nuove terapie per l’epilessia sono attualmente in fase preclinica o clinica, inclusi molti trattamenti che agiscono secondo nuovi meccanismi d’azione.

Grazie all’individuazione di biomarcatori diagnostici e predittivi, il trattamento dell’epilessia sta subendo cambiamenti da una visione esclusiva sugli ASM che attraverso la loro efficacia e tollerabilità sono sintomatici utili alla prevenzione della refrattarietà e delle recidive, ad una visione incentrata alla persona con epilessia quindi ad una terapia personalizzata per ogni singolo individuo nella sua complessità.

Le potenzialità dei nuovi farmaci di terza generazione assieme all’avanzato sviluppo di nuove terapie come a esempio quella genica porterà in un futuro prossimo a terapie meno empiriche sia per il trattamento sia per la prevenzione dell’epilessia.